XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3552
Onorevoli Colleghi! - Il limite di provvedimenti
eccezionali e generalizzati di clemenza quali quelli in
discussione in Parlamento in questi giorni è non solo quello
della loro incapacità di dare soluzione ai problemi
strutturali del sistema penale-penitenziario, ma anche quello
di costituire una sorta di "narcotico" sulle sofferenze della
giustizia. Insomma, una fuga dalle responsabilità, un
incentivo alla pigrizia del legislatore e del Governo a
mettere in atto le riforme che diano senso e dignità alla
esecuzione della pena. La clemenza non basta: un detenuto
senza una famiglia o un ambiente che lo accoglie, senza un
lavoro o una casa, messo fuori dal carcere da un giorno
all'altro, viene a trovarsi senza le risorse che consentono il
suo reinserimento sociale. E spesso ritrova quindi la strada
del crimine.
La vera sfida è quindi quella del recupero e del
reinserimento sociale del detenuto, per contrastare il circolo
vizioso della recidiva; accompagnare la clemenza con la
solidarietà, facendosi carico allo stesso tempo delle esigenze
di sicurezza della collettività. La presente proposta di legge
va in questa direzione.
Due sono gli strumenti utilizzati. Il primo è quello del
rafforzamento del personale del servizio sociale per adulti e
degli educatori del Ministero della giustizia. Questi
operatori sono essenziali per il buon funzionamento e per
l'esistenza stessa delle misure alternative alla detenzione,
come l'affidamento in prova, che non riescono oggi ad essere
applicate in tutte le loro potenzialità, proprio per la
carenza degli organici degli uffici preposti al loro
funzionamento.
Accanto a questa misura di carattere strutturale si
introduce un finanziamento di carattere straordinario
triennale per il sostegno a progetti finalizzati al
reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti
scarcerati. In questo modo si chiamano a raccolta le
esperienze e le capacità degli enti locali, del volontariato
sociale e in generale della società civile per uno sforzo
comune di accoglienza e di sostegno agli ex detenuti.
Sostenere ed accompagnare sul territorio i percorsi di
reinserimento sociale e lavorativo di quanti escono di
prigione è utile e necessario per dare uno sbocco positivo
alla pena espiata; allo stesso tempo è garanzia per tutti i
cittadini perché può concretamente determinare una reale
prevenzione del crimine e interrompere la spirale della
recidiva. Il modello utilizzato è quello del Fondo nazionale
di intervento per la lotta alla droga, previsto dal testo
unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309
del 1990. La cooperazione tra istituzioni pubbliche nazionali
e locali con il volontariato sociale rappresenta la migliore
garanzia di successo di questo sforzo.
Uno sforzo dovuto da una società che non vuole limitarsi a
"nascondere" la devianza nelle carceri e che vuol dare pieno
significato agli articoli 27 e 3, secondo comma, della
Costituzione.