XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3528
Onorevoli Colleghi! - Il 14 novembre 2002 la petroliera
"Prestige" contenente 77.000 tonnellate di petrolio
greggio è naufragata a largo della Galizia.
Davanti alle coste galiziane sono state raccolte al largo
12.350 tonnellate di "fuel oil" fuoriuscito mentre sulle
spiagge galiziane si è dovuto lavorare per ripulire oltre
3.500 tonnellate di residui di carburante. Si è trattato di
uno dei peggiori disastri ecologici causati da una petroliera:
una vera e propria catastrofe ambientale e umana. Questo olio
pesante è simile a quello che inquinò per mesi le coste
francesi nell'incidente dell'"Erika" del 1999. Uno
sversamento di questa portata avrà conseguenze devastanti sia
sulla vita marina che sulle popolazioni umane che vivono sulla
costa: oltre il 60 per cento della popolazione di quell'area
dipende proprio dalla pesca.
Sebbene copra appena lo 0,7 per cento della superficie
delle acque del pianeta, il Mediterraneo sopporta ogni anno
1/5 del totale mondiale del trasporto per mare del petrolio
mentre quasi il 73 per cento delle importazioni di petrolio
dell'Unione europea avviene via mare ed è pari al carico di
4.500 navi come la "Prestige". Più di 300 petroliere al
giorno viaggiano nel Mediterraneo ogni anno.
I precedenti analoghi incidenti negli ultimi anni sono
stati:
11 aprile 1991: nel Mar ligure, al largo di Arenzano,
sulla petroliera cipriota "Haven", che trasporta 143
mila tonnellate di petrolio greggio, scoppia un incendio.
Muoiono sei marinai e la nave affonda dopo tre giorni. Circa
50.000 tonnellate di petrolio finiscono sui fondali;
3 dicembre 1992: la petroliera greca "Aegean Sea",
con a bordo 80.000 tonnellate di petrolio greggio, urta il
molo del porto de La Coruna (Galizia, Spagna) e affonda. Si
forma una chiazza di petrolio lunga 30 chilometri e larga 2
chilometri;
5 gennaio 1993: la petroliera liberiana "Braer"
finisce sulle rocce di Sumburgh Head, nelle isole Shetland
(Gran Bretagna), si spezza e 85.000 tonnellate di petrolio si
perdono in mare;
15 febbraio 1996: la petroliera "Sea Empress" si
incaglia contro uno scoglio vicino alla riserva naturale di
Milford Haven (Galles). Circa 70 mila tonnellate di petrolio
finiscono in mare e in parte si riversano sull'isola di
Skomer, designata dall'Unione europea riserva naturale
assieme alla vicina Skokholm;
12 dicembre 1999: la petroliera maltese "Erika",
proveniente da Dunkerque e diretta a Livorno, ai spacca in due
a largo di Brest, in Bretagna. In fondo al mare e sulle coste
per una lunghezza di 450 chilometri finiscono almeno 20 mila
tonnellate di petrolio. Colpite le coste dell'isola d'Yeu,
santuario naturale al largo della Vandea.
Il gasolio racchiuso nei serbatoi della "Prestige",
i cui due tronconi si sono inabissati in un fondale atlantico
profondo 4 chilometri, è altamente pericoloso per il suo
potere inquinante perché ricco di idrocarburi policiclici
aromatici, che non si disperdono né si alterano, ma tendono a
fissarsi nei sedimenti. La loro degradazione è assai lenta e
le sostanze possono servire da nutrimento per organismi marini
semplici, a loro volta pasto di altri esemplari marini. In
questo modo potrebbero finire nella catena alimentare,
rendendo pericoloso il pescato della zona per un tempo
impossibile da calcolare. Inoltre, la sostanza è difficile da
raccogliere con i sistemi tradizionali impiegati per
"ripulire" dal petrolio greggio i tratti di mare oggetto di
precedenti disastri ecologici, come fu il caso della "Exxon
Valdez", che appunto trasportava petrolio greggio nei suoi
serbatoi.
In seguito all'incidente della "Prestige", Spagna e
Francia hanno concordato, in un vertice tenuto a Malaga il 26
novembre 2002, il bando delle petroliere senza doppio scafo o
in servizio da più di venticinque anni dalle loro acque. In
seguito a questo, il 26 dicembre il Governo francese ha
allontanato dalle sue coste una petroliera greca, la "Kriti
Filoxeni", a scafo unico; lo stesso ha fatto la Spagna
quando la stessa nave ha incominciato la sua navigazione al
largo delle coste iberiche.
Il 6 dicembre 2002, a Bruxelles i Ministri dei trasporti
dei Quindici hanno deciso di rafforzare la sicurezza marittima
dopo la catastrofe ecologica provocata dall'affondamento della
petroliera "Prestige": nel tentativo di allontanare
dalle coste europee le così dette "carrette del mare", è stato
deciso di imporre l'obbligo del doppio scafo per le navi che
trasportano olio combustibile, petrolio greggio pesante,
bitume e catrame. Gli Stati membri sono stati invitati a non
accogliere nei porti e nei loro terminal le petroliere
monoscafo.
L'Italia con i suoi 8.000 chilometri di coste è un Paese
sovraesposto ai rischi di questo tipo. Soltanto nel porto di
Taranto sono state ben 343 le cisterne cariche di petrolio
greggio che nel corso del 2002 si sono fermate per effettuare
operazioni commerciali. Si tenga altresì conto che, nonostante
gli incentivi alla rottamazione, la maggior parte delle navi
ispezionate non ha il doppio scafo di sicurezza. Secondo la
normativa in vigore le navi cisterna senza nessun tipo di
garanzia possono continuare a viaggiare in mare sino al 2012,
anche se si sta cercando di anticipare i tempi per la loro
definitiva messa al bando.
Tutto questo non basta: è necessario intervenire con un
provvedimento legislativo che, in linea con i regolamenti
comunitari, adegui le norme vigenti sulla sicurezza delle navi
trasportanti oli combustibili.