XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3520
Onorevoli Deputati! - Nel dibattito sul processo di
riforma del Trattato di Maastricht e sui lavori della
Convenzione europea, uno dei temi all'attenzione dell'opinione
pubblica e delle forze politiche riguarda l'assetto del quadro
istituzionale comunitario e, in particolare, composizione e
funzioni del Parlamento europeo.
Quantunque su tale questione le singole nazioni abbiano
posizioni abbastanza diversificate, è innegabile che un
diverso ruolo del Parlamento europeo e l'ampliamento dei suoi
poteri legislativi, di controllo e di indirizzo siano
condizione indispensabile ai fini di un rafforzamento della
legittimità democratica della costruzione europea e della sua
evoluzione da Unione economica e monetaria a Unione politica,
tenuto anche conto della progressiva estensione delle
competenze comunitarie nel campo della politica estera, della
difesa, della giustizia e degli affari interni.
In questo processo di avvicinamento dei cittadini alle
istituzioni sovranazionali e di consolidamento del sentimento
di appartenenza all'Unione europea un contributo decisivo può
venire dalle regioni, costituenti la base socio-economica e
culturale dell'Unione e non a caso rappresentate a livello
istituzionale nel "Comitato delle regioni", di cui è prevista
la consultazione su problemi riguardanti numerosi settori,
quali istruzione, sanità pubblica, reti transeuropee, coesione
socio-economica, informazione, politica agricola comune.
Ed in tale contesto si colloca la presente proposta di
legge, elaborata con il contributo di Gianfranco Di Blasio e
già presentata nella scorsa legislatura dall'onorevole
Giovanni Di Stasi, insieme a molti altri parlamentari di
diverse forze politiche (XIII Legislatura, atto Camera n.
1664). Con tale iniziativa, proprio al fine di favorire il
processo di legittimazione democratica del Parlamento europeo,
s'intende dare rilievo istituzionale, a livello comunitario,
all'insieme delle regioni italiane e garantire nel contempo
maggiore visibilità anche a quelle di minori dimensioni,
attraverso la revisione delle norme che regolano l'elezione
dei rappresentanti italiani nel Parlamento europeo. Si
prevede, in particolare:
1) una diversa delimitazione geografica delle attuali
circoscrizioni elettorali (Italia nord-occidentale, Italia
nord-orientale, Italia centrale, Italia meridionale, Italia
insulare), che verrebbero invece a coincidere con le regioni a
statuto ordinario e speciale;
2) nuovi criteri di ripartizione dei seggi tra le
circoscrizioni elettorali, in base ai quali ad ogni regione,
nonché a ciascuna delle province autonome di Trento e di
Bolzano, sarebbe attribuito comunque un seggio, a prescindere
dal numero dei suoi abitanti;
3) il mantenimento del sistema proporzionale, ma con uno
sbarramento del 4 per cento;
4) l'adozione di regole più restrittive in materia di
incompatibilità.
Le modifiche legislative qui proposte risultano pienamente
coerenti con i contenuti della risoluzione del Parlamento
europeo sull'elaborazione di un progetto di procedura
elettorale contenente princìpi comuni per l'elezione dei
membri del Parlamento europeo, votata nel 1998 e recepita nel
corso dello stesso anno, con voto unanime, nella decisione del
Consiglio dell'Unione europea.
Viene introdotto un meccanismo di valorizzazione delle
peculiarità delle regioni di minori dimensioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto tra
l'altro della giurisprudenza costituzionale che già in passato
ha censurato norme che prevedono uno sbarramento invalicabile
per le piccole comunità alloglotte.
L'iniziativa si muove in piena coerenza con la riforma
federalista dello Stato, e con la volontà esplicita dei Paesi
comunitari di preservare e valorizzare l'identità ed il ruolo
delle regioni all'interno dell'Unione europea.
L'instaurazione di un più stretto rapporto tra i
rappresentanti del nostro Paese nel Parlamento europeo e
l'ambito territoriale del loro elettorato pone le regioni
italiane nella condizione di tutelare più efficacemente i
propri interessi attraverso i massimi organi istituzionali
comunitari e contribuisce in modo significativo a rendere i
cittadini protagonisti nella nuova "Unione di Stati e di
Popoli" che nascerà dal futuro Trattato costituzionale
europeo.