XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3511
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge,
composta da un solo articolo, ha l'obiettivo di eliminare
un'incongruità di cui sono vittime i veterinari pubblici.
Prima della legge n. 136 del 1991 i veterinari pubblici
pagavano, come contributi previdenziali all'Ente nazionale per
la previdenza ed assistenza dei veterinari (ENPAV), circa
100.000 lire all'anno, in base alla legge istitutiva dell'ente
(legge n. 58 del 1991), a cui corrispondeva una pensione di
circa 80.000 mensili.
Successivamente, a causa dell'elevata inflazione, il
legislatore ha ritenuto necessario rivalutare le pensioni
sociali minime, portandole a 500.000 lire mensili. Di
conseguenza, il versamento annuale all'ENPAV è stato portato a
lire 3 milioni. Il fatto che una quota consistente di
veterinari prestasse servizio a tempo pieno presso il Servizio
sanitario nazionale e già disponesse, di conseguenza, di una
forma di previdenza obbligatoria presso l'INPDAP, ha reso
opportuna - attraverso la legge n. 136 del 1991 -
l'introduzione di una norma che permettesse ai veterinari di
cancellarsi dall'ENPAV.
Dopo soli due anni, però, la legge n. 537 del 1993 ha
stabilito che la predetta norma della legge n. 136 del 1991
fosse valida solo per i nuovi iscritti, mentre per coloro i
quali risultavano già iscritti alla data di entrata in vigore
della medesima legge rimaneva l'obbligo di mantenere
l'iscrizione (e di pagare gli eventuali contributi non versati
dopo la richiesta di cancellazione).
A nulla sono servite le proteste del sindacato dei
veterinari dipendenti (SIVEMP) e i ricorsi presentati in
merito, mentre appare chiaro che ci troviamo di fronte ad una
difformità di trattamento dei cittadini che esercitano la
medesima professione.
Con questa proposta di legge - la cui approvazione non
comporterebbe oneri a carico del bilancio dello Stato - si
vuole superare questa iniqua situazione e consentire ai
veterinari di poter scegliere se aderire o meno all'ENPAV.