XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3475
Onorevoli Colleghi! - Tutti concordano sul fatto che le
persone diversamente abili costituiscono una delle categorie
più sfavorite della nostra società e che notevoli ostacoli
continuano a rendere loro difficile l'accesso a tutti gli
aspetti della vita sociale. E' innegabile, infatti, che la
partecipazione delle persone diversamente abili alla vita
sociale trova maggiori impedimenti sia negli ostacoli
ambientali, sia nei limiti funzionali specifici: in
particolare, le maggiori difficoltà sono causate dalla
mancanza di mezzi di trasporto accessibili, dalle limitate
possibilità di istruzione e di formazione, dalla mancanza di
assistenza e dall'esistenza di un gran numero di "freni" nel
settore economico e sociale.
In Europa circa 38 milioni di persone, un europeo su
dieci, soffre di disabilità. In tutta l'Unione europea, le
persone con disabilità incontrano ostacoli non solo nel
cercare e conservare il lavoro, ma anche nel trovare trasporti
accessibili, accesso fisico a edifici e servizi o accesso a
istruzione e formazione necessarie per il lavoro. Dai dati
riportati in una pubblicazione del 2001 di Eurostat, si evince
che le persone diversamente abili hanno un livello assai basso
di occupazione e di istruzione. Infatti il 62 per cento delle
persone non portatrici di handicap in età lavorativa ha
un'occupazione, contro il 24 per cento delle persone con
handicap grave. Le persone diversamente abili
incontrano, inoltre, ostacoli per accedere alle tecnologie che
permetterebbero loro di essere maggiormente coinvolti sia sul
lavoro che nella società in generale.
Tutti questi ostacoli impediscono troppo spesso alle
persone con disabilità di svolgere un ruolo attivo nella
società e sul luogo di lavoro. Di conseguenza i cittadini con
disabilità hanno meno probabilità di avere un lavoro o
un'impresa delle persone prive di disabilità.
Molte iniziative comunitarie sono state varate al fine di
promuovere la parità delle opportunità per le persone
diversamente abili; esse - è innegabile - influenzano sempre
di più le politiche nazionali tramite il metodo aperto di
coordinamento o direttive che vertono specificamente sui
disabili e la futura politica in materia di disabilità deve -
pertanto - tenere conto della necessaria complementarietà tra
le politiche comunitarie e quelle nazionali, nonché della
crescente competenza delle regioni e degli enti locali.
La decisione di dichiarare il 2003 "Anno europeo dei
disabili", si inserisce in questo contesto come il passaggio
ultimo - ma certamente non conclusivo - del processo volto ad
eliminare progressivamente le barriere che i disabili
incontrano nella loro vita: alcune barriere possono essere
superate mediante iniziative di carattere normativo, per altre
sono necessarie campagne di sensibilizzazione; per tutte sono
necessari l'impegno e la cooperazione delle parti
interessate.
L'occupazione è uno dei settori più importanti ai fini
dell'inclusione sociale delle persone diversamente abili:
fortissimo è l'impegno dedicato alla promozione
dell'occupabilità dei disabili, considerata come un fattore
positivo per l'impresa.
La stragrande maggioranza dei disabili in età lavorativa,
infatti, è in grado di lavorare e desidera farlo. Migliorando
la loro capacità di accedere al mercato del lavoro si
aumenterà il tasso di occupazione dei disabili, il che è un
modo per garantire la loro partecipazione sociale.
La normativa che tende alla realizzazione della parità di
trattamento delle persone diversamente abili sul posto di
lavoro è un contributo prezioso al miglioramento del livello
di occupazione dei disabili. A questa, però, vanno affiancate
adeguate azioni positive; tra queste sono sicuramente
importanti le forme di supporto per i datori di lavoro che
assumono tali soggetti, nonché la previsione di incentivi
finanziari ai disabili affinché avviino una attività autonoma
e la, contestuale, forma di garanzia che le politiche passive
non costituiscano un disincentivo all'integrazione dei
disabili nel mondo del lavoro.
Proprio in quest'ottica la presente proposta di legge
prevede una serie di agevolazioni miranti a favorire la
creazione di attività imprenditoriali da parte delle persone
diversamente abili.
In particolare, la proposta di legge istituisce un fondo
per favorire la formazione e la qualificazione imprenditoriali
nonché lo sviluppo d'impresa da parte delle persone
diversamente abili e per agevolare l'accesso al credito per le
imprese (società di persone, società di capitali, cooperative)
ed i centri di formazione che forniscono servizi di consulenza
e di assistenza tecnica e manageriale destinata alle persone
diversamente abili. Le agevolazioni previste riguardano la
concessione di contributi in conto capitale per l'acquisto
delle attrezzature e degli impianti per l'avvio dell'attività,
nonché contributi per l'acquisizione di servizi finalizzati
all'aumento della produttività, all'innovazione organizzativa;
all'introduzione di nuove tecniche di produzione, di gestione
e di commercializzazione.
In coerenza con la recente riforma del titolo V della
parte seconda della Costituzione, le azioni positive proposte
beneficiano del supporto delle regioni le quali provvederanno
alla diffusione sul territorio dei programmi attivati e alla
realizzazione di servizi di consulenza e di assistenza,
attraverso la stipula di convenzioni con enti pubblici e
privati.