XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3451
Onorevoli Colleghi! - L'importanza della conoscenza e
della corretta informazione sulle componenti alimentari e sui
loro effetti sulla salute dell'utente, in un sistema di
mercato che prevede la diffusione di alimenti in cui sono
presenti modificazioni genetiche o di altre produzioni
alimentari potenzialmente contrastanti con uno stile di vita
corretto e salutare, impone un intervento normativo
finalizzato ad omogeneizzare, coordinare e divulgare le
iniziative poste in essere da diverse fonti di intervento
pubblico anche comunitario, nell'ambito delle competenze
specifiche dei settori sanitario, agricolo, zootecnico e
industriale (un esempio è la forte domanda di una posizione
ufficiale circa i recenti episodi di rischi nutrizionali
derivanti dalla diffusione del cosiddetto "morbo della mucca
pazza").
L'elevato potenziale multidisciplinare di disponibilità di
dati scientifici e di conoscenze relative ad aspetti
organizzativi e gestionali ha maturato un convincimento della
indispensabilità di una chiara politica nutrizionale del
nostro Paese che tenga in debito conto un cittadino più
informato, consapevolmente responsabilizzato rispetto alle
scelte di salute. Nonostante ciò circa il 30 per cento degli
esseri umani - neonati, adolescenti, adulti e anziani dei
Paesi in via di sviluppo - è affetto da una o più forme di
malnutrizione. Più del 50 per cento fra i bambini al di sotto
dei cinque anni di età, figli di immigrati nel nostro Paese, è
affetto da malnutrizione.
L'attuale periodo storico è indubbiamente caratterizzato
da una egemonia dell'economia che, in ambito sanitario,
rischia di stravolgere la gestione della salute.
L'indispensabile ricerca di un moderno equilibrio tra
paradigmi secolari ed esigenze attuali non può prescindere da
una rivisitazione del potenziale di alcune discipline mediche
tra cui l'alimentazione e la nutrizione umana e la nutrizione
clinica.
Il diritto all'informazione e al consenso e la gestione
della cronicità sono due dei principali fattori su cui
plasmare la nuova etica medica.
In tale contesto socio-economico trovano terreno fertile
tutta una serie di fenomeni:
1) l'avanzata epidemica dell'obesità che sta
interessando una gran fetta dei popoli della terra al punto da
farla definire "globesità". In Italia il 34 per cento della
popolazione adulta è in sovrappeso ed il 20 per cento
obesa.
Sono circa 4 milioni gli obesi; di questi 500.000 almeno
sono grandi obesi. Il tasso d'incremento negli ultimi cinque
anni è stato del 25 per cento. La spesa complessiva sostenuta
per l'obesità ammonta a circa 22 milioni di euro annui, di cui
la metà a carico del Servizio sanitario nazionale (Istituto
auxologico italiano 2002). Anche il sovrappeso in età
infantile è in preoccupante crescita;
2) l'esplosione della "Diet Industry", termine con
il quale negli Stati Uniti ci si riferisce al ricchissimo
mercato dei prodotti, strumenti, strategie, programmi e
quant'altro possa essere impiegato per la gestione del peso
corporeo o più in generale del wellness,
indipendentemente dal rapporto costo-beneficio che si
riflette sul consumatore. In Italia, nel 2001, il giro
d'affari stimato ammonta a circa 17 milioni di euro, con una
proiezione di raddoppio in un biennio. La pubblicità per
prodotti dietetici testimonia il progressivo interesse per le
oltre 70 pratiche di medicina complementare, a cui si
rivolgono non solo i cittadini (circa 1 ogni 3) ma anche un
crescente numero di medici (Lucchin-2002);
3) l'egemonia dell'informazione sanitaria attraverso i
mass-media. Attualmente in Italia più di 40 testate
giornalistiche sono esclusivamente dedicate agli aspetti della
salute, del fittness, del wellness. Il Censis nel
2001 ha rilevato come gli articoli relativi alla salute sono
letti più di quelli relativi alla gastronomia e alla moda;
4) l'aumento dei disturbi del comportamento alimentare
in giovane età, che presentano attualmente una prevalenza
dello 0,2-0,8 per cento per l'anoressia con incidenza stabile
e dello 0,5-1,5 per cento per la bulimia con incidenza di 9-12
nuovi casi ogni anno. Non si possiedono dati certi sui
disturbi del comportamento alimentare specifici in Italia, ma
è su tali dati noti che la percezione clinica sviluppa grave
preoccupazione.
La tecnologia alimentare, la dietetica e la nutrizione
clinica, pur possedendo un enorme potenziale in termini
preventivi, terapeutici ed economici sono sistematicamente
sottovalutate sia a livello di aziende sanitarie che di
amministrazioni pubbliche.
Alcuni esempi nei vari settori.
Nei nostri ospedali dal 20 al 40 per cento dei degenti
risulta malnutrito per difetto. Nelle strutture per anziani
tale percentuale può salire al 60-70 per cento (Crippa, 1999).
Le ragioni non sono solo di ordine clinico, ma in gran parte
iatrogeno. Un ricovero superiore ai 10 giorni fa peggiorare lo
stato di nutrizione in 1 caso su 3. Anche la progressiva
diffusione della nutrizione artificiale non sembra in grado di
migliorare la situazione specie a causa del suo cattivo
utilizzo. La nutrizione parenterale totale viene impiegata in
modo improprio nel 30 per cento delle strutture munite di
nutrizionista esperto. Cosa succede dove questo non c'è?
(Paccagnella, 1998). Peso ed altezza vengono raramente
rilevati e la disponibilità di un indice di massa corporea
(BMI) è cosa eccezionale.
Il potenziale clinico della ristorazione ospedaliera è
quasi totalmente ignorato. Il servizio viene considerato
alberghiero e non terapeutico, eppure non meno del 20-25 per
cento dei degenti necessiterebbe di un regime alimentare
specifico. I cittadini ritengono che il vitto fornito sia
consono al loro stato di salute e che sia un ottimo strumento
di educazione del paziente in misura del l'80,9 per cento
(Lucchin-2000). Una inchiesta del marzo 2001 del periodico
"Altro consumo", su 31 grosse realtà nazionali, ha
evidenziato come meno della metà dei casi (14) abbia accettato
una valutazione del pasto fornito, risultato
micro-biologicamente a rischio.
Le conseguenze "economiche" della malnutrizione
ospedaliera sono rappresentate dall'aumento dei costi della
degenza, per un prolungamento del tempo di permanenza in
ospedale e per i trattamenti addizionali richiesti dalla
malnutrizione e dalle complicanze prodotte. In uno studio
condotto negli Stati Uniti su 771 pazienti sono stati valutati
i potenziali benefìci di un intervento nutrizionale: i
soggetti con fattori di rischio per malnutrizione erano
sottoposti, in media, a una maggiore ospedalizzazione (circa
due volte superiore) rispetto ai soggetti con adeguato stato
nutrizionale; i pazienti affetti da malnutrizione utilizzavano
il 60,4 per cento dei giorni totali di degenza consumando il
70,6 per cento del costo, ma coprivano, in base alle tariffe,
solo il 64,6 per cento dei costi inerenti alla loro malattia;
quindi, confrontando le tariffe a pagamento, si osservava che
la struttura sanitaria non recuperava tutte le spese, subendo
una perdita economica. In tale studio i costi attribuiti alla
malnutrizione nella popolazione totale sono stati valutati
pari a 1.738 dollari per degenza media. Inoltre, in
concomitanza, le maggiori complicanze post-intervento
chirurgico erano riscontrate prevalentemente nei pazienti a
rischio di malnutrizione, con aumento dei costi fino a 12.638
dollari. Somministrando una corretta alimentazione in pazienti
anziani con frattura del collo del femore, la degenza si
riduceva del 40 per cento e le complicanze del 50 per cento
nel gruppo trattato rispetto al gruppo non trattato. Quando la
malnutrizione viene individuata e trattata precocemente, sia
la degenza che i costi si riducono.
Nonostante l'avanzata dell'obesità il numero di strutture
specialistiche pubbliche in grado di trattarla risulta
assolutamente insufficiente; circa 96 servizi di dietetica e
nutrizione clinica muniti di un organico medico anche parziale
(con un tasso di incremento del 6 per cento in 5 anni), tra
cui 19 strutture complesse.
Molte indagini cliniche per la determinazione della
composizione corporea che svolge un ruolo fondamentale per la
diagnosi precoce di malnutrizione in eccesso o in difetto, ma
anche per verificare la qualità dell'intervento nutrizionale e
monitorare l'eventuale perdita di peso richiesta, non sono
nemmeno prese in considerazione dai vari tariffari e non
possono quindi essere fornite in regime convenzionale. Tali
prestazioni non sono, infatti, inserite in modo chiaro e
adeguato nei livelli essenziali di assistenza.
Le risorse per la ricerca in ambito nutrizionale sono
sottostimate rispetto ad altre aree mediche. Si sta inoltre
configurando una certa confusione di competenze con altre
facoltà universitarie diverse da quella medica; come, ad
esempio, agraria. La necessità di un coordinamento tra tutte
le risorse è quindi quanto mai necessaria.
L'insufficienza dei servizi è in parte determinata dalla
incompleta definizione del quadro delle figure professionali
chiamate ad operare nel settore. E' evidente la discrepanza
nella tipologia delle figure sanitarie da coinvolgere: laurea
per dietisti (19 sedi nazionali), diploma universitario per
dietisti (4 sedi nazionali), lauree specialistiche per
laureati non medici (2 sedi nazionali), laurea quinquennale in
nutrizione (in fase di attivazione con competenze ignote),
specializzazione in scienza dell'alimentazione (13 sedi
nazionali), master in nutrizione, eccetera. Ciò che
risulta poco funzionale è l'inefficace rapporto
dietisti/medici: in un anno per ogni medico che si specializza
si formano circa 8 dietisti.
La proposta di inserimento dell'educazione alimentare
nelle scuole non è attualmente supportata da un progetto
concreto, correndo il rischio di creare più confusione che
effetti positivi. Deve essere prima di tutto chiarito come in
ambito sanitario il concetto di educazione richieda una
precisa metodologia operativa e venga spesso confuso con
quello di informazione, al quale sono da far afferire la
stragrande maggioranza delle iniziative intraprese nelle
scuole in ambito alimentare.
Nel nostro Paese la nutrizione umana è un crocevia dove si
incontrano le azioni di diverse istituzioni pubbliche. Le
problematiche alimentari, nutrizionali, culturali e giuridiche
tendono a sopraffare la realtà scientifica stravolgendo spesso
il lavoro degli scienziati e degli operatori, condizionandone
negativamente le scelte e le strategie di politica
nutrizionale.
Il flusso delle informazioni e il panorama delle
competenze che riguardano la scienza degli alimenti e della
nutrizione si presenta, quindi, frammentato e
diversificato.
Gli utenti sono costretti, loro malgrado, a muoversi in un
vero e proprio labirinto dal momento che le informazioni
risultano spesso alquanto contrastanti fra loro. A titolo di
esempio, basti ricordare i tanti messaggi contraddittori sugli
alimenti.
Non di rado, si gettano allarmi che poi vengono
puntualmente ridimensionati, oppure si pretende di mettere in
discussione alimenti che hanno rappresentato la base
dell'alimentazione umana.
Trattandosi di una scienza in continua evoluzione,
revisioni, speculazioni, asserzioni e contraddizioni sono le
tappe necessarie per poter giungere alla fine a delle
certezze. Pertanto, è assai difficile che un singolo studio
possa dire la parola definitiva su un argomento. Di fronte a
risultati "nuovi", a maggior ragione se controversi, prima di
modificare i comportamenti alimentari è, quindi, bene
chiedersi quale sia l'interpretazione data dai ricercatori e
dagli esperti.
Un giusto orientamento della dieta, abbinato alla
riduzione del fumo, potrebbe portare a risultati straordinari;
quali la riduzione del rischio di insorgenza del cancro fino
al 70 per cento e la diminuzione di 375.000 casi all'anno di
tumore negli Stati Uniti (Previsione: Report on cancer
prevention from the American Istitute for cancer
research).
Preoccupante è, inoltre, il livello di "vulnerabilità"
degli obesi di fronte al massiccio attacco pubblicitario di
chi promette il dimagrimento con ogni genere di espedienti più
o meno razionali. E' necessario conoscere le frodi e farle
conoscere. Le istituzioni scientifiche e governative più
autorevoli dovrebbero svolgere azioni di protezione nei
confronti dei consumatori dalle frodi, dai falsi programmi che
inducono solo una perdita di peso a breve termine, senza la
valutazione dei fattori di rischio e dei danni che conseguono
al recupero del peso temporaneamente perduto.
Molti studi hanno quantificato i costi per la società
valutando in 100 milioni di dollari la relativa spesa e in
300.000 morti collegate all'eccesso di peso le relative
vittime. Ed, ancora, uno studio svolto nel Regno Unito ha
mostrato che il 70 per cento delle pubblicità destinate ai
bambini sono per prodotti alimentari che possono essere
classificati come a elevato contenuto in grassi, in zuccheri e
in sale.
Questa grande confusione disorienta il pubblico e
favorisce uno scetticismo che si può estendere a tutte le
informazioni che riguardano la nutrizione, comprese le fonti
indipendenti e autorevoli.
Risulta quindi evidente l'importanza di una comunicazione
indipendente e corretta basata sull'evidenza sia nel
presentare i messaggi sia nel dare notizie più "sostanziali"
che "sensazionali". E, contemporaneamente, emerge anche
l'importanza di formare un consumatore sempre più preparato in
grado di riconoscere le informazioni che lo possono realmente
aiutare a fare scelte più consapevoli.
Si propone pertanto l'istituzione di un Osservatorio per
l'alimentazione e la nutrizione umana. Nell'ambito dello
stesso Osservatorio è istituito un Comitato nazionale, che
assume la direzione scientifica dell'Osservatorio e che ha, in
particolare, il compito di unificare e coordinare le diverse
iniziative riguardanti la ricerca e la diffusione della
cultura nutrizionale.
Lo scopo dell'Osservatorio consiste nel garantire una
corretta e completa comunicazione sui temi della qualità
nutrizionale e della sicurezza degli alimenti, nonché
sull'interazione tra dieta e salute, promuovendo un dialogo
fra scienziati ed esperti, studiosi ed insegnanti, esponenti
di organizzazioni governative e mezzi di informazione.
L'Osservatorio opera su scala nazionale e mantiene
rapporti con una rete di esperti scientifici indipendenti, con
gli istituti nazionali e internazionali che operano nel
settore della nutrizione, con le università, con gli istituti
e le organizzazioni riconosciuti, con le associazioni dei
consumatori e con le aziende alimentari. Il target è
rappresentato da ricercatori nutrizionisti, insegnanti di ogni
ordine e grado, dietisti, medici, educatori, giornalisti,
oltreché dalle autorità statali preposte e più in generale da
tutti quei soggetti che forniscono informazione ai
consumatori.
La rete INTERNET può rappresentare il canale naturale di
scambio delle informazioni per i vari soggetti e utenti. La
presenza di supervisori garantirà la validità e l'affidabilità
delle informazioni divulgate risultando vantaggiosa oltre che
per il singolo consumatore anche per l'industria.
Tale intervento permette di razionalizzare quello che si
presenta attualmente un sistema frammentato e scarsamente
accessibile con notevole vantaggio per i costi reali.