XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3422




        Onorevoli Colleghi! - Le nuove scelte che la situazione del Mezzogiorno impone non possono che essere riferite ad interventi su obiettivi di sviluppo territoriale e con un uso mirato di ogni risorsa attivabile.
        Lo sviluppo, sia pure parziale, del Mezzogiorno non è tutto omogeneo e vi sono aree e territori ulteriormente sottosviluppati. E' comune consapevolezza che senza interventi pubblici, soprattutto finalizzati all'occupazione, tali territori sono destinati ad impoverirsi sempre più, sia sotto l'aspetto economico sia sotto il profilo sociale, mentre restano inutilizzate due risorse fondamentali che continuano ad essere presenti in queste aree: la disponibilità reale del territorio e la forza lavoro.
        Tra queste zone, che potremmo definire le più svantaggiate del sud e tuttavia di utilità anche strategica per lo sviluppo dell'intero Paese, una ci sembra fondamentale ed emblematica: l'area della piana di Aragona.
        Risulta acquisita la consapevolezza, supportata da studi adeguati, che si debba, in Sicilia, area debole del Mezzogiorno, avviare un processo di pianificazione dello sviluppo per aree subregionali e omogenee per caratteristiche morfologiche, infrastrutturali e insediative.
        Tra di esse è chiaramente individuata l'area della piana di Aragona, come area socio-economica idonea a costituire un riferimento valido per il governo delle trasformazioni territoriali e dei fenomeni economici e sociali.
        L'area della piana di Aragona è, tra l'altro, una delle poche pianeggianti, di costa, con discrete infrastrutture, con un porto dalle potenzialità enormi, con un hinterland non demograficamente polverizzato, ma anzi vitale, sia pure con tendenza al decremento per la mancata attuazione dei programmi industriali e portuali.
        Altro elemento da tenere in considerazione è che questa area geografica si può inserire in un nuovo "sistema di relazione" fra l'Europa e i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, assecondando così il processo in atto di integrazione commerciale e industriale tra l'Europa stessa e i Paesi terzi.
        L'area è effettivamente baricentrale rispetto alla intermodalità dei trasporti di interesse europeo anche nella prospettiva (rispetto alla quale si discute dell'oggettivo interesse per l'attraversamento stabile dello Stretto di Messina, la riqualificazione dell'intera rete ferroviaria e stradale del Mezzogiorno) della realizzazione di una nuova dorsale di traffico alternativa all'attuale sistema di circumnavigazione dell'Europa.
        L'area territoriale attorno alla piana di Aragona farà, così, un salto netto di collocazione strategica, acquisterà ruolo e dimensione non più legati alla marginalità in cui ora si trova, crescerà sicuramente intorno ad un interesse notevole che va a svilupparsi intorno al porto.
        Gli esempi di porti che hanno funzioni di punto franco ci offrono l'idea dei mutamenti che avvengono per gli effetti che la zona liberalizzata produce.
        Valgono tutti gli esempi, nel mondo, di aree geografiche il cui sviluppo è strettamente legato al regime di "zona franca": noi affermiamo che nel caso proposto altre condizioni aggiuntive favoriscono tale ipotesi.
        L'altro aspetto fondamentale è quello di individuare in un progetto obiettivo una serie di interventi e di incentivi in grado di creare occupazione stabile e una crescita autopropulsiva dell'area.
        Dallo studio delle zone franche esistenti può ricavarsi come dato di superficie minima, per una corretta e produttiva gestione della stessa, almeno una misura di 50 ettari.
        L'occupazione media stimata può valutarsi in almeno 150 addetti per ettaro, tenuto conto che nelle zone franche degli Stati Uniti si è rilevata un'occupazione di 115 addetti per ettaro ed in Messico di circa 350 addetti per ettaro (valori estremi).
        L'obiettivo della presente proposta di legge è quello della istituzione di una zona franca nell'area della piana di Aragona in adiacenza e con il supporto di una struttura portuale esistente; il rischio è che, in assenza di una idea forte, possano prevalere scelte di utilizzo minimale della struttura senza ritorni né occupazionali né economici.
        Poiché nella proposta formulata indubbiamente il porto di Porto Empedocle rappresenta, rispetto all'area franca, un aspetto di rilevante importanza, è inutile indicarne le caratteristiche salienti ed il ruolo che può svolgere.
        Una vasta zona territoriale viene offerta, in tanti lotti attrezzati, alla utilizzazione di operatori stranieri che in essa possono attuare operazioni di pre-lavorazione dei prodotti di confezionamento di apparati di "seconde" lavorazioni industriali. Tutto in un contesto strutturale servito ed attrezzato con un essenziale "riferimento centrale" rappresentato dal porto, con scambi su strada e su ferro oltre che servito da sistemi di trasporto connessi con il resto del mondo.
        Il porto si presta ad operazioni intermodali con il Medio Oriente, il Nord Africa ed il Centro Europa.
        Nella zona dell'avanporto è possibile realizzare banchine ed attracchi anche di fondali più profondi.
        Lo scambio merci tra i Paesi comunitari del Centro Europa e le aree dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa oggi avviene dai porti del nord e poi per mare, via Gibilterra ai porti mediterranei del Mar Rosso e del Mar Nero; giorni di navigazione 9-10 in media.
        Si propone in alternativa un lungo ponte terrestre attraverso l'Europa e la penisola italiana che dal nord Europa, attraverso treni bloccati che in 26-30 ore possono trasportare a Porto Empedocle sulla banchina portuale oltre 500 tonnellate di merce.
        Dal porto siciliano la merce, entro due giorni, può essere consegnata al porto di destinazione del Mar Nero alla Spagna con adeguati servizi di rapidi piccoli traghetti (transhipment).
        Un risparmio di almeno quattro giorni di navigazione rispetto ai tempi attuali.
        Nel nodo a terra di Porto Empedocle, si possono combinare altri nodi di trasporto (ferroviario, su gomma, con traghetti) che offrono condizioni di celerità.
        Scontata è quindi l'economia sulle tonnellate trasportate.
        L'interscambio di merci che oggi circumnaviga l'Europa occidentale è di oltre 5 milioni di tonnellate all'anno; vale la pena pensare che la metà di tale volume scelga una via di terra più rapida e raggiunga un sistema distributivo più efficace, non solo ma soprattutto suscettibile di favorire, in un attrezzato porto franco, operazioni di prelavorazione e di trasformazione.
        Sui costi dei trasporti e sulla comparazione tra il sistema attuale e quello realizzabile con un'operazione attuata attraverso un "land bridge", che dal sud Italia attraversa l'Europa, è stato fatto un confronto che nettamente è a favore - a parte il minor tempo di consegna - all'ipotesi prospettata.
        Ovviamente presupposto fondamentale è l'organizzazione di un trasporto intermodale in cui tutto si coordina puntualmente tra ferrovie-terminali-compagnie-autotrasporto locale.
        Una tale considerazione evidenzia - tra l'altro - l'interesse della proposta a livello comunitario: una tale struttura migliora e potenzia ogni scambio merci dall'Europa al settore medio-orientale, nord-africano e dei Paesi arabi.
        L'analisi socio-economica della zona, la sua conformazione morfologica, la sua centralità geografica rispetto all'area del Mediterraneo ed alla stessa ipotesi di area integrata dello Stretto di Messina, che dovrebbe avere al centro la realizzazione dell'attraversamento stabile, la disponibilità di aree libere ed attrezzate in quantità superiore agli standard previsti, spingono verso una ipotesi concreta di zona franca, con garanzia di una occupazione stabile.
        In definitiva tra le aspettative si ricordano:

            la posizione geografica del porto nella più ampia area mediterranea;

            il ruolo delle propaggini geografiche nell'area mediterranea;

            le tensioni e le aspettative della fascia dei Paesi africani e medio orientali sul Mediterraneo e la logica di un punto d'arrivo per l'avvio delle direttrici sul continente europeo (un land bridge fino ad Amburgo o a Liverpool).

        Per ulteriori riferimenti si è tenuto conto:

            del progetto mirato nell'area dello Stretto di Messina;

            del progetto di attraversamento stabile dello Stretto e degli effetti sull'interland;

            della situazione socio-economica dell'area.

        La proposta di legge mira:

            all'istituzione di un'area di zona franca legata al porto e progettata come nucleo di insediamenti (commerciali e industriali) offerti ai Paesi stranieri per operazioni commerciali, denominata "zona franca della piana di Aragona";

            all'istituzione di un consorzio tra enti pubblici e privati per un "soggetto istituzionale" che provveda agli incentivi di funzionamento, al regime doganale, allo sviluppo delle strutture intorno ad esso;

            alla definizione dei limiti territoriali della zona franca, del funzionamento degli uffici doganali, dei tipi e dei contingenti delle merci introducibili.

        Altri riferimenti possono essere indicati:

            nel potenziale bacino di utenza costituito dai Paesi affacciati sul Mediterraneo: Albania, Bulgaria, Grecia, Romania, i Paesi dell'ex URSS, Yugoslavia, Francia, Gibilterra, Malta, Portogallo, Spagna, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia, Cipro, Israele, Siria, Turchia;

            nei Paesi del Mar Rosso e della Penisola Arabica che scambiano con l'Europa attraverso il Mediterraneo: Iran, Iraq, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman, Yemen, Yemen Repubblica democratica popolare, Giordania, Sudan, Etiopia, Gibuti e Somalia.
        Riassumendo, quindi, la presente proposta di legge con l'articolo 1 delimita il territorio della zona franca; con l'articolo 2 costituisce il consorzio denominato "zona franca della piana di Aragona", ne stabilisce i criteri di adesione, i compiti ed i limiti; con l'articolo 3 sono stabiliti i criteri di stanziamento dei contributi, indicati i soggetti a cui contributi vanno devoluti e le relative concessioni in deroga alle leggi nazionali e regionali; con l'articolo 4 viene definita, rispetto alla zona franca, l'applicabilità delle disposizioni concernenti la repressione del contrabbando, nonché tutte le altre disposizioni legislative urgenti in materia doganale.




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