XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3374
Onorevoli Colleghi! - L'invecchiamento della
popolazione costituisce una straordinaria trasformazione
demografica che da diversi decenni investe i Paesi occidentali
e in modo particolare l'Italia, sconvolgendo equilibri
millenari.
Alla situazione odierna, si è giunti certamente grazie ad
una migliore qualità della vita ed ai progressi della medicina
ma, ancor di più, per effetto della diminuzione, differenziata
nel tempo, della mortalità e della fecondità che,
storicamente, hanno concorso in maniera diversa nel delineare
la dinamica demografica. Se, fino al secolo scorso, le
variazioni erano legate soprattutto ad eventi eccezionali e la
variabile "regolatrice" era la mortalità - con i suoi
ricorrenti e fortissimi picchi dovuti ad epidemie, carestie e
guerra - attualmente il "fulcro" delle trasformazioni
demografiche è costituito dalla fecondità, il cui trend
si sta omologando nei Paesi europei e i cui bassissimi livelli
sono da considerare di "allarme" demografico se dovessero
ancora prolungarsi nel lungo periodo. Il livello di fecondità
ha una importanza cruciale: nel caso del perdurare ai livelli
attuali, la percentuale di ultra sessantenni sulla popolazione
totale potrebbe passare da un valore del 24,2 per cento nel
2000 ad uno del 46,2 per cento nel 2050.
Questo incremento deve però fare riflettere sul fatto che
l'età che avanza può comportare, oltre al peggioramento delle
condizioni di salute, tutta una serie di patologie
invalidanti, disabilitanti e degenerative che portano alla non
autosufficienza e la dimensione dei bisogni delle persone
anziane non autosufficienti ha assunto ormai, all'interno
delle società più sviluppate, una valenza tale che rende ogni
giorno sempre più indispensabile una risposta; questa,
infatti, è una delle grandi sfide con cui si dovranno misurare
ormai tutte le società economicamente sviluppate.
La non autosufficienza in terza età, infatti, non può
essere considerata un evento straordinario; al contrario,
sempre più diventa un rischio prevedibile con l'età che
avanza, perché le condizioni di salute tendono inevitabilmente
a peggiorare: malattie invalidanti e degenerative quali il
morbo di Parkinson o di Alzheimer, ed altre patologie
similari, debilitano e rendono dipendente un numero crescente
di persone. Sempre più l'ultima fase della vita, allora,
richiederà con molta probabilità le cure di un assistente
domiciliare o di un infermiere, oppure un ricovero, o comunque
qualcuno che presti assistenza continua e qualificata.
Non è pensabile, allora, che questa situazione venga
lasciata prevalentemente a carico di quel milione di famiglie
italiane che quotidianamente affrontano i complessi e spesso
economicamente insostenibili problemi legati alla presenza di
una persona anziana non autosufficiente.
Di fronte, quindi, a bisogni crescenti della popolazione
anziana che richiedono un aumento consistente delle risorse da
mettere a disposizione, è necessario prevedere una entrata
autonoma e straordinaria che finanzi questa necessità e che
coinvolga tutti i cittadini che producono reddito nel
condividere il rischio della non autosufficienza in età
anziana.
Da qui la necessità di una proposta di legge che preveda
l'istituzione di un fondo di solidarietà (articoli 1, 2, 4 e
5) finanziato con l'istituzione di un contributo di
solidarietà (articolo 3) obbligatorio per tutti i produttori
di reddito.
Come pure appare urgente una riorganizzazione delle
strutture territoriali del Servizio sanitario nazionale e,
soprattutto, la effettiva realizzazione di quella rete di
servizi aperti sul territorio che dovrebbe costituire la più
efficace modalità di assistenza globale, facilitando e
stimolando tutte le iniziative per consentire la permanenza
delle persone non autosufficienti nel proprio domicilio o
presso il proprio nucleo familiare (articoli 6 e 7).