XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3332
Onorevoli Colleghi! - La drammatica situazione di
sovraffollamento esistente nelle carceri italiane, di
malessere dei detenuti, di disagio degli operatori e di
degrado delle strutture rende necessario e urgente un
provvedimento di amnistia e indulto.
Da molto tempo infatti crescono nel mondo penitenziario la
preoccupazione e il timore di eventi che sfuggano di mano.
L'attuale sovraffollamento è originato da un processo
significativo di una nuova ricarcerizzazione iniziato a metà
degli anni novanta e che, con ogni probabilità, si dispiegherà
su un arco di tempo medio-lungo. Oggi la presenza media dei
detenuti nelle carceri è superiore a 54 mila, di cui 14 mila
in attesa di giudizio; 10 mila sono gli esuberi; 16 mila gli
extracomunitari; 18 mila risultano essere tossicodipendenti.
Inoltre, si contano 6 mila detenuti malati di HIV e 9 mila
affetti da epatiti.
E tutto lascia supporre che la popolazione detenuta
continuerà a crescere. Se così purtroppo è, si deve temere che
non sarà nell'immediato futuro possibile governare il carcere
nel rispetto dei diritti dei detenuti e inoltre che la qualità
dell'impegno professionale degli operatori penitenziari dovrà
essere ulteriormente ridotta.
Occorre trovare al più presto soluzioni che sappiano
garantire allo stesso tempo umanità e giustizia.
Si chiedono condizioni di dignità per chi è recluso e per
le loro famiglie, di rispetto per quanti vi lavorano e vi
operano. Tali condizioni sono garanzia di sicurezza per i
cittadini liberi; infatti, un carcere che umilia ed
incattivisce sia i reclusi che gli operatori è un pessimo
investimento per la società intera.
La concessione di amnistia e di indulto, anticipando
l'uscita di quella fascia di persone che deve ancora scontare
pochi anni di pena, servirebbe intanto a mitigare la
situazione nelle carceri, determinando effetti di sfoltimento
delle carceri e di alleggerimento dei carichi di lavoro
giudiziario, e costituirebbe la premessa per un carcere più
umano e per pene diverse.
La diminuzione della popolazione carceraria, inoltre,
recherebbe un non trascurabile vantaggio economico: se si
considera che il costo per il mantenimento di ciascun detenuto
è di circa 200 euro al giorno e che i detenuti che
usufruirebbero del condono sarebbero circa 12.000, verrebbero
recuperati oltre 800 milioni di euro ogni anno. Tali fondi
potrebbero essere utilizzati per interventi in favore dei
tossicodipendenti, ad esempio potenziando le strutture
pubbliche di assistenza e le comunità terapeutiche, nonché per
rafforzare i servizi sociali di supporto - con assunzione di
educatori, assistenti sociali, psicologi - la cui carenza
determina oggi molto spesso l'inefficacia delle misure
alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova al
servizio sociale e la semilibertà.
Molti dei detenuti che beneficerebbero del provvedimento
di indulto sarebbero soggetti condannati per reati di minore
gravità, in gran parte dei casi connessi all'uso di sostanze
stupefacenti, rispetto ai quali la pena detentiva ha
dimostrato tutta la sua inefficacia, sia sotto il profilo
della rieducazione del condannato e di un trattamento che
favorisca la disintossicazione, sia sotto quello della tutela
della collettività. I condannati per tali tipi di reati,
infatti, una volta scontata la pena, e non avendo avuto la
possibilità in carcere di avere un trattamento e un aiuto
anche di carattere psicologico per uscire dallo stato di
tossicodipendenza, tornano spesso a commettere reati connessi
all'abuso di sostanze stupefacenti, in quanto non riescono a
sottrarsi a quel circolo vizioso - necessità di procurarsi la
dose per uso personale e reati per poter acquistare la droga -
che comporta altissimi costi sia economici che sociali non
solo a loro ma all'intera collettività.
La presente proposta di legge prevede la concessione di
un'amnistia condizionata e di un indulto revocabile per le
pene detentive. Si propone l'applicazione dell'amnistia per i
reati puniti con una pena detentiva non superiore nel massimo
a cinque anni. Il provvedimento di clemenza è soggetto alla
condizione che l'imputato non commetta, nei cinque anni
successivi alla data di entrata in vigore della legge, un
delitto non colposo. Si prevede a tale fine la sospensione dei
procedimenti penali in corso e dei relativi termini di
prescrizione, nonché dell'esecuzione delle pene: decorso un
periodo di cinque anni, se risulteranno soddisfatte le
condizioni previste dalla legge, il reato o la pena saranno
estinti; in caso contrario, i procedimenti penali e
l'esecuzione delle pene riprenderanno il loro corso. Ciò
consentirà di celebrare con maggiore celerità i processi per i
reati più gravi, evitando il danno e la "beffa" della
prescrizione e limitando i numerosissimi casi di scarcerazioni
per decorrenza dei termini.
Inoltre, la sospensione del processo e la possibilità di
revoca del condono avrebbero una notevole efficacia
deterrente, in quanto ben difficilmente tornerebbe a
commettere un reato chi è perfettamente consapevole che, in
tale caso, gli verrebbe revocato il condono o non gli sarebbe
applicata l'amnistia, e sconterebbe così la pena sia per il
nuovo reato che per quello precedente.
Per quanto riguarda l'indulto, da concedere per pene o
residui di pena non superiori a tre anni, si prevede la revoca
qualora l'interessato commetta un reato doloso nei cinque anni
dalla data di entrata in vigore della legge.
La presente proposta di legge non è dunque un
provvedimento "tampone", determinato esclusivamente dalla
situazione esplosiva delle nostre carceri, ma un provvedimento
che vuole dare una risposta più complessiva, nel tentativo di
raggiungere l'obiettivo di una giustizia nello stesso tempo
più efficiente e più umana. Tale provvedimento quindi non
intende solo migliorare la formazione professionale del
personale che opera nelle carceri, adeguandone anche il
numero, aumentare la qualità della vita all'interno degli
istituti di pena, l'adeguatezza degli standard igienici
e, quindi, incentivare le finalità rieducative della persona,
differenziare la distribuzione della popolazione reclusa,
secondo la tipologia e la gravità dei reati commessi, ma nello
stesso tempo si pone l'obiettivo di accelerare i tempi dello
svolgimento dei processi per i reati di più grave allarme
sociale, di evitare un gran numero di prescrizioni e di
scarcerazioni per decorrenza dei termini e di aumentare le
possibilità di reinserimento per chi ha commesso reati di
minore gravità, senza sacrificare le esigenze di sicurezza
della collettività.