XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3324
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge
intende intervenire su diverse anomalie della legge n. 394 del
1991 e, per quanto riguarda l'attività venatoria, anche sulla
legge n. 157 del 1992, coordinandosi con altri progetti di
legge analoghi già al vaglio delle competenti Commissioni
parlamentari. Innanzitutto è bene ricordare che l'attività
venatoria nelle aree protette, nonostante l'intransigente
opposizione di molte associazioni ambientaliste, rappresenta
il naturale completamento nel rapporto tra popolazioni
residenti e territorio e pertanto deve essere tutelata, pur
nell'ambito di una precisa regolamentazione, tenuto conto
anche del fatto che gli stessi cacciatori sono i primi ad
avere a cuore l'equilibrio naturale del territorio e della
fauna ivi residente. Sembra peraltro opportuno apportare
alcune modifiche alle sanzioni amministrative previste dalla
legge n. 157 del 1992, riducendone in qualche caso il rigore,
con opportuni interventi sui minimi e sui massimi edittali. La
proposta di legge intende altresì intervenire sulla
composizione degli organici in seno agli enti parco in modo da
garantire un'adeguata presenza degli organi amministrativi
periferici, sindaci o assessori dei comuni interessati, al
fine di permettere un'adeguata efficienza ed operatività
dell'Ente parco sul territorio. I criteri di ripartizione
delle competenze all'interno dell'Ente parco dovranno poi
tenere necessariamente conto della porzione di territorio
interessata dall'area protetta, rispetto ai singoli comuni o
province, con ciò dando attuazione ad una gestione efficiente
e capillare del parco. Tra gli altri obbiettivi della presente
proposta di legge vi è infine quello di assicurare un corretto
equilibrio tra l'esigenza di protezione del territorio ed il
necessario adeguamento dello stesso alle esigenze della
popolazione residente. In molti casi, tra i quali è necessario
menzionare il Delta del Po, la morfologia del territorio è
frutto oltre che dei processi evolutivi naturali anche e
soprattutto della continua e costante opera dell'uomo che con
argini e sbarramenti, con il passare dei secoli, ha modificato
e plasmato il corso delle acque in modo da rendere vivibile
questa particolare zona. Per tali ragioni non è possibile
continuare a mantenere una normativa vincolistica e
protezionistica che impedisce un'adeguata e necessaria
programmazione ed esecuzione di interventi sul territorio atti
a salvaguardare un equilibrio idrogeologico così delicato e
composito.