XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3321
Onorevoli Colleghi! - In tutti i Paesi sviluppati si è
assistito ad un progressivo invecchiamento della popolazione
che ha comportato inevitabilmente alcune trasformazioni della
società e della famiglia e nuovi approcci alla programmazione
socio-sanitaria con rilevanti ripercussioni sul versante dei
costi. In Italia il 16,8 per cento della popolazione ha oltre
sessantacinque anni, e si stima che nel 2030 si giungerà
addirittura al 27 per cento e nel 2050 al 33,4 per cento:
infatti, se nel 1996 vivevano 9,6 milioni di persone anziane,
nel 2030 si stima che saranno 14,4 milioni, con un costante
incremento del tasso percentuale di persone non
autosufficienti.
Questo incremento deve quindi fare riflettere sul fatto
che l'età che avanza comporta, oltre al peggioramento delle
condizioni di salute, tutta una serie di patologie
invalidanti, disabilitanti e degenerative (ad esempio il morbo
di Parkinson, o quello di Alzheimer) che portano alla non
autosufficienza, anche se si deve tenere presente che tali
patologie a volte affiorano anche in età adulta e perfino
giovanile.
Si è verificato un incremento notevole delle patologie
degenerative croniche e delle condizioni di dipendenza
parziali o totali, e tale incremento è in fase di costante
evoluzione. Per contro le famiglie, sempre più fragili
numericamente e anche psicologicamente, non sono spesso in
grado di sostenere il carico fisico, psichico ed economico per
assistere adeguatamente questi tipi di malati. In questa
prospettiva devono essere considerate a buon diritto, accanto
alle strutture formali di assistenza, quali l'ospedale e i
presidi territoriali, spesso insufficienti e inadeguati, anche
le strutture informali quali quelle assicurate dal
volontariato e le stesse famiglie dei malati, opportunamente
sostenute.
Se la nostra società e la cultura dominante pongono a
fondamento dell'esistere, e quindi del senso del vivere,
l'avere, il potere, il piacere o in altri termini il "trinomio
produzione, consumo, profitto" che domina in un'epoca
postmoderna come l'attuale, si è inevitabilmente condotti a
valutare le persone non più per quello che sono ma per quello
che hanno, che fanno o producono. In una simile società e
cultura la condizione di anziano non può allora che
considerarsi come una condizione di emarginazione.
Se non riusciremo a spezzare o invertire questa spirale di
emarginazione delle persone anziane, così come dei più deboli
e indifesi, favorendo quindi la crescita e la diffusione
dell'accoglienza e della solidarietà, base di una nuova
cultura della vita, non potremo che assistere passivamente
alla crescita di domande senza risposte, al rifugio in gesti
di disperazione, al dominio dell'indifferenza e
all'affermazione dell'egoismo in un mondo arido e senza
valori.
Inoltre, è stato considerato che circa il 5 per cento
della popolazione italiana è colpita da almeno una disabilità.
La fascia di popolazione affetta da disabilità necessita di
particolari attenzioni sia perché costituita da persone
destinate a convivere con una limitazione spesso rilevante
della propria autonomia funzionale e sia perché esposte al
rischio di possibili ulteriori involuzioni. E' evidente che i
bisogni complessi di tali soggetti necessitano di risposte
assistenziali articolate e composite che devono di logica
scaturire da una revisione e da una riorganizzazione dei
servizi offerti tesi non solo a gestire la "menomazione" o la
"minorazione funzionale del soggetto" ma orientati verso un
processo sanitario, sociale ed educativo diretto a potenziare
le funzionalità residue e a valorizzare le cosiddette "abilità
diverse".
La lotta alla disabilità deve essere un problema
prioritario nella moderna società post-industriale, dato che
la caratteristica saliente, specialmente nell'anziano, dal
punto di vista sociale, è esattamente il rischio della
non-autosufficienza. Il goal della politica
socio-sanitaria per l'anziano deve essere allora quello di
potenziare le strutture e le risorse non solo e non tanto per
il trattamento della patologia acuta, ma specialmente per la
prevenzione della disabilità.
E' pertanto pressante l'esigenza di individuare nuovi
strumenti perché la società possa fare fronte ai costi,
crescenti in misura iperbolica, collegati alla disabilità in
particolare nella sua componente anziana. Da qui la proposta
della istituzione di un Fondo nazionale di solidarietà
(articolo 1 della proposta di legge).
Si tratta di un problema di grandissima e crescente
rilevanza economica, per i numeri in progressivo aumento della
popolazione cui si rivolge; in più, si tratta, come è noto, di
bisogni su cui è assai arduo operare una valutazione
statistica preliminare. Oltre ad adeguate risorse (molto
superiori a quelle attualmente disponibili) è altrettanto
indispensabile una adeguata organizzazione sia sul versante
della assistenza sanitaria che su quella sociale
prevalentemente tese a mantenere il paziente al suo
domicilio.
Appare urgente allora una riorganizzazione delle strutture
territoriali del Servizio sanitario nazionale e, soprattutto,
la effettiva realizzazione di quella rete di servizi aperti
sul territorio che dovrebbe costituire la più efficace
modalità di assistenza globale, facilitando e stimolando tutte
le iniziative necessarie per consentire la permanenza delle
persone non autosufficienti nel proprio domicilio o presso il
proprio nucleo familiare (articolo 4).