XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3224
Onorevoli Colleghi! - La professionalizzazione delle
Forze armate e il sempre più consistente impegno delle stesse
in attività belliche o para-belliche in operazioni militari
che non sono connesse direttamente con la difesa del
territorio nazionale, apre forse per la prima volta in maniera
così evidente un problema nuovo per il nostro ordinamento,
quello cioè del diritto del militare professionista di
dichiarare la propria obiezione di coscienza al servizio
militare.
L'obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio
è un dato acquisito nel nostro ordinamento, anche se la sua
affermazione ha richiesto un lunghissimo percorso, durato
quasi vent'anni, e l'impegno personale, spesso duro e molto
penalizzante, di centinaia, migliaia di persone che hanno
spesso sacrificato all'affermazione di questo principio di
civiltà giuridica anche la propria libertà personale.
Non si può negare che lo stesso diritto debba essere
riconosciuto anche a chi svolga oggi un servizio militare
professionale, sia esso un soldato o un ufficiale. Il mutare
velocissimo della situazione mondiale, le forme di guerra
surrettizia o parzialmente dichiarata nelle quali le Forze
armate possono essere coinvolte, l'affievolirsi stesso del
concetto di difesa del territorio nazionale, rendono per
qualsiasi individuo, uomo o donna, incerta, difficile e spesso
contrastata una scelta definitiva di appartenenza alle Forze
armate o ai Corpi di polizia ad ordinamento militare.
Né si può ragionevolmente ipotizzare che una persona che
si arruola a diciotto o a venti anni abbia già concluso il
proprio processo formativo, che si sia fornita di
convincimenti definitivi. Il percorso culturale e di coscienza
a quell'età è infatti appena iniziato ed è destinato a non
cessare mai durante tutta la vita successiva, condizionato non
solo da percorsi personali naturalmente indefinibili a
priori, ma soprattutto plasmato dall'esperienza che nel
caso di persone impiegate in missioni militari operative può
essere decisiva nel fare mutare, anche radicalmente, un
orientamento filosofico, morale, politico.
Né, d'altra parte, si può escludere che una scelta, fatta
molto spesso esclusivamente sulla base di una motivazione
economica, venga a confrontarsi nella realtà con una
dimensione politica, morale, etica inaspettata o totalmente
diversa da quella presupposta all'atto dell'arruolamento.
Anche se di esperienze nazionali non ne esistono molte
(ricordiamo tuttavia che alla fine degli anni Settanta ci fu
un caso molto controverso di obiezione di coscienza da parte
di un ufficiale dell'Aeronautica militare) essendo
l'esperienza professionale generalizzata una realtà troppo
recente nel nostro ordinamento, i dati provenienti da altri
Paesi con Forze armate di consolidata tradizione professionale
dimostrano che il fenomeno dell'obiezione di coscienza tra i
militari professionisti è un fenomeno non secondario e non
marginale.
Negli Stati Uniti, secondo quanto riferito dal Central
committee for conscientious objectors citato dal notiziario
della Scripps howard foundation di Washington, DC,
nell'ultimo anno ci sono state circa 30 mila chiamate da parte
di militari per lo più di età compresa tra i diciotto e i
ventotto anni, in seguito al crescente impegno bellico
statunitense successivo agli attentati dell'11 settembre
2001.
L'American friends service committee stima che siano
stati oltre 2.500 i militari professionisti statunitensi che
hanno tentato di congedarsi al tempo della guerra del Golfo
nel 1991.
Secondo il General accounting office, un organismo
del Congresso degli Stati Uniti con funzioni assimilabili per
certi versi a quelle della Corte dei conti, sarebbero stati
447 i militari che avrebbero chiesto di essere congedati per
ragioni di coscienza nel 1991. Normalmente, secondo lo stesso
ufficio, le richieste di obiezione di coscienza negli Stati
Uniti sono circa 200 l'anno.
Le Forze armate statunitensi riconoscono infatti il
diritto all'obiezione di coscienza ai propri appartenenti,
anche se con procedure largamente arbitrarie e di tipo
esclusivamente amministrativo, tanto che Amnesty
International negli scorsi anni ha denunciato ben trentadue
casi di cosiddetti "prigionieri di coscienza" tra militari
statunitensi. Tale diritto deriva da una sentenza del 1965
della Corte Suprema (Seeger v. U.S., 380 U.S. 163 at 164-65)
in base alla quale, con riferimento al Primo emendamento
relativamente alla difesa del diritto alla libertà di
religione, l'obiezione di coscienza del militare è stato
riconosciuto un valore costituzionalmente protetto.
E' recente, ma ha ramificazioni profonde, il rifiuto di
centinaia di soldati e di ufficiali delle Forze armate
israeliane di prestare servizio nei territori palestinesi
occupati. Un rifiuto che ha creato molti problemi al Governo
israeliano per l'inaspettata ampiezza e per la risonanza che
ha avuto all'interno di Israele stesso e all'estero.