XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3220
Onorevoli Colleghi! - I temi della mobilità sostenibile
e della salvaguardia ambientale sono sempre più ai primi posti
nell'attenzione dell'opinione pubblica.
Da tempo si parla della mobilità sostenibile, come
elemento essenziale per una migliore qualità della vita
urbana. Nei grandi centri abitati, ma più in generale in tutte
le aree in cui esistono centri congestionati dal traffico,
qualunque sia il motivo per cui si induce lo spostamento delle
persone (scuola, lavoro, commercio, tempo libero), la
situazione della circolazione tende, su periodi di tempo più o
meno lunghi, alla congestione, confermando il paradosso che
l'abuso dell'automobile conduce all'immobilità dell'insieme
delle automobili.
La conseguenza di questa situazione, di cui molto si parla
e in cui poco si interviene, ed in cui manca - soprattutto -
una politica coordinata e quotidiana degli interventi per il
controllo della circolazione delle persone, dei veicoli e
delle merci, è l'insostenibilità, fisica ed ambientale, della
mobilità urbana.
Le iniziative portate avanti in questo senso a livello
governativo non hanno dato i risultati attesi; il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio, dal 1998, ha
indicato quale priorità di intervento la gestione della
domanda di mobilità, anche perché questa è l'indicazione che
emerge dal quadro legislativo comunitario di riferimento: la
direttiva che impone l'adozione di provvedimenti coerenti,
efficaci ed adeguati rispetto all'entità dei problemi da
affrontare risale, infatti, al 1992 e contiene già tutte le
indicazioni ed i valori di riferimento ribaditi
successivamente e resi cogenti dalle direttive 1999/30/CE del
Consiglio, del 22 aprile 1999, e 2000/69/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2000, entrambe
recepite dal Governo italiano (decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio 2 aprile 2002, n.
60).
Sulla base di questa linea di azione, il Ministero ha
promosso e finanziato, tra gli altri, interventi
finalizzati:
a) alla costituzione degli uffici del mobility
manager d'area;
b) alla realizzazione di un servizio di car
sharing, coordinato a livello nazionale in modo da
garantire l'interoperabilità dei diversi gestori locali,
basato su di un'unica piattaforma tecnologica di gestione e di
comunicazione dei veicoli e su un call center
nazionale;
c) alla promozione di interventi radicali nelle
città, volti a garantire la modifica strutturale delle
condizioni per la circolazione delle persone e delle merci
nelle aree urbane e metropolitane;
d) all'incentivazione all'utilizzo di carburanti a
basso impatto ambientale per i veicoli delle flotte pubbliche
(trasporto pubblico e raccolta rifiuti innanzitutto) e alla
riconversione delle auto non catalizzate con impianti GPL e
metano.
Per alcuni di questi provvedimenti, però, siamo ancora
nella fase di avvio ed altri l'hanno superata da poco; altri
ancora scontano una diffidenza culturale e politica da parte
degli enti preposti alla loro applicazione, si pensi ad
esempio al fatto che nessuna regione ha mai usufruito della
possibilità di alzare il prezzo della benzina per finanziare
il trasporto pubblico: dato che il risultato obbligato delle
azioni che dovranno essere adottate, per ridurre
l'inquinamento atmosferico e lo stress prodotto dagli
spostamenti, dovrà essere la sostituzione di spostamenti
individuali con spostamenti collettivi, l'organizzazione e il
finanziamento di un nuovo sistema di servizi di trasporto deve
diventare un punto chiave delle politiche e delle azioni delle
amministrazioni locali al fine di trasformare le aziende di
trasporto da carrozzoni inefficienti ad aziende normali.
In quest'ottica è evidente che nel breve e medio termine
il problema della mobilità sostenibile nelle città assediate
dal traffico deve essere affrontato incentivando l'uso del
trasporto pubblico che va reso più adeguato ai bisogni delle
persone che devono utilizzarlo, non solo dal punto di vista
organizzativo, ma anche di quello più concreto della riduzione
dei costi che il cittadino utente deve sostenere per usufruire
del servizio.
La presente proposta di legge prevede, pertanto, la
possibilità di detrarre ai fini dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche l'importo degli abbonamenti nominativi
utilizzati per usufruire dei mezzi di trasporto pubblico, per
coloro che sono costretti a compiere defatiganti spostamenti
quotidiani per raggiungere il proprio posto di lavoro; sono
gli stessi pendolari a chiedere che il trasporto pubblico
collettivo sia incentivato e che ad esso sia dato un sostegno
reale, come la presente proposta di legge intende fare.