XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3219




        Onorevoli Colleghi! - Il numero delle persone oltre i sessantacinque anni è in rapido aumento in tutto il mondo, provocando una vera e propria "rivoluzione demografica"; sebbene la situazione non sia catastrofica, tanto i Paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo si troveranno nei prossimi anni ad affrontare una seria sfida politica.
        La Seconda Assemblea mondiale sull'invecchiamento, svoltasi a Madrid nell'aprile del 2002, ha fornito dati sui quali è impossibile non riflettere.
        L'aumento del numero delle persone con più di sessantacinque anni ha registrato, in mezzo secolo un forte aumento e secondo l'Ufficio internazionale del lavoro è prevedibile un'accelerazione del fenomeno nei prossimi cinquant'anni. Nei Paesi sviluppati, ad esempio, le persone oltre i sessantacinque anni sono passate dall'11,7 per cento della popolazione totale nel 1950 al 19,4 per cento nel 2000, pari ad un aumento del 66 per cento.
        Dal 2000 al 2050, si potrebbe raggiungere la quota del 33,5 per cento pari ad un ulteriore aumento del 72 per cento. Persino nei Paesi in via di sviluppo, le cui popolazioni sono più giovani rispetto a quelle dei Paesi industrializzati, l'aumento delle persone anziane è ancora più marcato. Dal 1950 al 2000, passano dal 6,4 per cento al 7,7 per cento, con un aumento del 19 per cento. Fino al 2050, si prevede un aumento del 150 per cento fino al 19,3 per cento della popolazione totale.
        Un aumento ancora più accentuato si registrerà fra le persone con più di ottanta anni: nei Paesi sviluppati passeranno dal 3,1 per cento del 2000 al 9,6 per cento del 2050, con un incremento del 200 per cento; nei Paesi in via di sviluppo, dallo 0,7 per cento del 2000, raggiungeranno il 3,3 per cento nel 2050, con un aumento del 400 per cento.
        Le cause di ciò risiedono principalmente nel calo delle nascite, nel declino generale del tasso di fertilità e nel miglioramento delle condizioni di vita e, quindi, della salute che porta alla conseguenza di un allungamento della vita media.
        Le nostre società, dunque, stanno invecchiando e i cambiamenti demografici ai quali assistiamo le ristruttureranno profondamente: i mutamenti economici e sociali che già si profilano ci obbligheranno, infatti, a trovare nuovi modi per vivere, per lavorare e per prenderci cura gli uni degli altri. Dal punto di vista demografico non vedremo più società simili a quelle del passato, con un'ampia base costituita da giovani e da pochi anziani.
        La vitalità delle nostre società, pertanto, è legata - e lo sarà sempre di più - alla capacità che i governi sapranno dimostrare nell'assicurare che le persone di ogni età, compresi anche gli anziani, ricavino un reddito dignitoso dalla loro vita attiva o dalla loro pensione e abbiano la possibilità di continuare a partecipare alla vita collettiva tramite il lavoro, l'impegno nel sociale o in altre attività.
        In questo quadro, l'Italia è il Paese al mondo in cui l'invecchiamento della popolazione è più intenso e veloce, come confermato dal rapporto "Health and Ageing" che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha preparato in occasione della Conferenza mondiale sull'invecchiamento di Madrid; il fenomeno ha un'intensità ed una velocità maggiore che in altre nazioni, soprattutto in conseguenza del fatto che, nel nostro Paese, c'è una delle più alte aspettative di vita alla nascita.
        Una recente indagine condotta nell'ambito di "Gold Age- Forum internazionale della terza età" conferma questa tendenza. Gli anziani italiani del terzo millennio sono sempre più numerosi ed attivi, vivono più a lungo e nell'80 per cento dei casi conservano la voglia di lavorare, di studiare, di viaggiare, di svolgere attività di volontariato.
        L'indagine sottolinea, altresì, come l'età anziana finisca con il dare di più di quanto riceva dalle altre generazioni, sia in termini di denaro per le spese quotidiane di consumo, sia in termini di aiuti in denaro per l'acquisto di beni importanti come la casa e l'automobile, sia di aiuti di tipo personale, che vanno dal mettere a disposizione il proprio tempo per sopperire alle necessità familiari, al disbrigo delle pratiche burocratiche.
        In questo quadro è necessario apprestare strumenti adeguati a soddisfare i nuovi bisogni evidenziati da una società "più matura", dove le persone possano sentirsi attivi e partecipi anche nella terza parte della loro vita.
        La presente proposta di legge va in questo senso: favorire la mobilità per lavoro o per diletto degli anziani renderà sicuramente la loro esistenza meno difficoltosa perché possano essere - finché ne avranno voglia - un punto di riferimento per le generazioni più giovani.
        L'obiettivo è quello di evitare l'esclusione sociale dell'anziano, aiutandolo a vivere il proprio presente ed il proprio futuro come una vera opportunità.




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