XIV LEGISLATURA
RELAZIONE - N. 3201-A
Onorevoli Colleghi! - Il disegno di legge al nostro esame
espone le previsioni di entrata e di spesa del bilancio dello
Stato per il 2003, come si determinano sulla base della
legislazione vigente. Non sono invece considerati gli effetti
delle previsioni contenute nel disegno di legge finanziaria,
che solo successivamente all'approvazione di quest'ultimo da
parte di ciascun ramo del Parlamento saranno scontati in
bilancio mediante la Nota di variazioni.
La valutazione del bilancio dello Stato a legislazione
vigente non può prescindere dalla situazione di prolungata
difficoltà dell'economia, su scala internazionale, che ha
indotto a rivedere in senso peggiorativo, con la Nota di
aggiornamento al DPEF, sia le previsioni di crescita del PIL,
sia gli obiettivi di finanza pubblica per l'anno in corso e
per il 2003. La stima relativa alla crescita del PIL è stata
ridotta dall'1,3 per cento allo 0,6 per cento per quanto
concerne l'anno in corso e dal 2,9 per cento al 2,3 per cento
per quanto riguarda il 2003. Contestualmente l'obiettivo di
indebitamento netto del complesso delle amministrazioni
pubbliche, nel quale sono comprese non solo le amministrazioni
dello Stato, ma anche le amministrazioni regionali e locali e
gli enti previdenziali, è stato innalzato dall'1,1 al 2,1 per
cento del PIL per il 2002 e dallo 0,8 all'1,5 per cento per il
2003.
Di riflesso, anche le stime relative alle entrate e alle
spese di pertinenza delle amministrazioni dello Stato
evidenziano un andamento meno favorevole di quello prospettato
nel DPEF dello scorso luglio. Il DPEF indicava un obiettivo
relativo al limite massimo del saldo netto da finanziare del
bilancio dello Stato pari a 36,2 miliardi di euro per il 2002
e a 36 miliardi di euro per il 2003. Nella Nota di
aggiornamento, presentata il 30 settembre, il Governo ha
rideterminato il limite massimo di disavanzo del bilancio
dello Stato, portandolo a 52,6 miliardi per il 2002 e a 48,2
miliardi per il 2003.
Con riferimento all'anno in corso, le conseguenze negative
sui conti pubblici della situazione economica generale si sono
tradotte principalmente in un gettito delle entrate tributarie
che si è dimostrato inferiore non soltanto alle previsioni, ma
addirittura ai risultati dell'anno precedente. Dai dati
relativi all'autoliquidazione del mese di luglio si è
evidenziata una diminuzione delle entrate rispetto al periodo
gennaio-luglio 2001 pari a quasi 2.000 milioni di euro. La
contrazione ha interessato soprattutto il gettito dell'imposta
sul reddito delle persone giuridiche, vale a dire dell'imposta
versata dalla parte più rilevante del settore imprenditoriale.
Una volta acquisiti i risultati dell'autoliquidazione, il
Governo ha presentato un emendamento al disegno di legge di
assestamento, all'esame in seconda lettura presso il Senato,
con cui le previsioni relative alle entrate tributarie esposte
nel bilancio dello Stato sono state ridotte, in termini di
competenza, di 16.404 milioni di euro.
Pur riconoscendo che il disegno di legge di bilancio per
il 2003 presenta saldi peggiori rispetto a quelli evidenziati
nel rendiconto 2001 e agli obiettivi definiti nel documento di
programmazione, occorre peraltro sottolineare il generale
miglioramento rispetto ai dati dell'assestamento emendato per
il 2002, che rappresenta senza dubbio il parametro più
corretto di confronto. E' infatti in rapporto agli andamenti
effettivamente registrati nell'anno in corso che si può
valutare l'impostazione del bilancio dello Stato per il
prossimo esercizio.
Il bilancio a legislazione vigente per il 2003 prevede, in
termini di competenza e al netto delle regolazioni contabili e
debitorie e dei rimborsi IVA, entrate finali per 367,3
miliardi di euro e spese finali per 415,7 miliardi di euro.
Di conseguenza il saldo netto da finanziare si colloca
intorno ai 48,4 miliardi di euro. Rispetto al saldo risultante
dall'assestamento emendato per il 2002, pari a 52,6 miliardi
di euro, si registra un miglioramento di 4,2 miliardi di
euro.
Tenuto conto che la stima della spesa per interessi
ammonta a circa 78,6 miliardi di euro, il bilancio dello Stato
per il 2003 evidenzia un avanzo primario di 30,2 miliardi di
euro, circa 6,3 miliardi di euro superiore a quello
dell'assestamento 2002.
Il ricorso al mercato, che si determina in base al saldo
netto da finanziare e alla spesa per rimborso dei prestiti che
sono in scadenza nel 2003, ammonta a 272,4 miliardi di euro, a
fronte dei 277 miliardi esposti nell'assestamento 2002.
Da un'analisi più dettagliata delle entrate finali, emerge
che la previsione complessiva di un importo pari a 367,3
miliardi di euro è riconducibile per 340,2 miliardi ad entrate
tributarie, per 21,9 miliardi ad entrate extratributarie e per
5,2 miliardi ad entrate relative ad alienazione e ammortamento
di beni patrimoniali e a riscossione crediti. In confronto con
l'assestamento 2002, come modificato dall'emendamento sopra
citato, si registra una variazione positiva pari a 14.201
milioni di euro, derivante da un incremento delle entrate
tributarie per 16.414 milioni di euro, al quale, tuttavia, si
accompagna una riduzione delle entrate extratributarie per
1.086 milioni di euro e delle entrate connesse ad alienazioni
e ammortamento di beni patrimoniali e a riscossione di crediti
per 1.126 milioni
La previsione relativa alle entrate tributarie è stata
formulata tenendo conto sia dell'andamento registrato nel
corso del 2002, che delle previsioni relative all'evoluzione
del quadro macroeconomico nel 2003. Sono stati altresì
computati nelle stime a legislazione vigente gli effetti
finanziari del decreto-legge n. 138 del 2002 (convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 178 del 2002) e del
decreto-legge n. 209 del 2002, in corso di esame ai fini della
conversione.
Sulla base di questi parametri ed elementi, la stima del
gettito IRPEF per il 2003 si attesta, in termini di
competenza, intorno a 136 miliardi di euro, con un aumento di
circa 6,7 miliardi di euro rispetto alla previsione
dell'assestamento 2002. Anche la stima relativa all'IRPEG,
pari complessivamente a 35,1 miliardi di euro, evidenzia un
aumento di 4,8 miliardi rispetto al dato dell'assestamento.
Relativamente alle imposte indirette, il gettito IVA
atteso per il 2003 è quantificato in 86,8 miliardi di euro (+
3,5 miliardi rispetto all'assestamento) e il gettito delle
imposte sulla produzione, sui consumi e dogane, tra le quali
sono comprese le accise, sono stimate in 27,5 miliardi di euro
(+ 0,5 miliardi).
Rispetto alle previsioni a legislazione vigente, le
disposizioni contenute nel disegno di legge finanziaria
determinano un aumento delle entrate tributarie pari,
complessivamente, a 1.521 milioni di euro. L'aumento delle
entrate tributarie è riconducibile in massima parte alle
disposizioni relative al concordato fiscale, che dovrebbero
determinare un maggior gettito di circa 5.000 miliardi. Al
tempo stesso il Governo è riuscito a porre in atto la prima
fase della riforma del sistema fiscale, attraverso
significative modifiche della disciplina dell'IRPEF, volte a
favorire principalmente i redditi medio-bassi, attraverso la
riduzione dell'aliquota IRPEG e attraverso la rideterminazione
in modo restrittivo della base imponibile ai fini IRAP, in
modo da ridurre l'incidenza del costo del lavoro. In
particolare, dalla revisione della disciplina relativa
all'IRPEF dovrebbe derivare, fin dal 2003, una diminuzione del
carico fiscale di circa 3.500 milioni di euro.
Per quanto riguarda le entrate extratributarie viene
prospettata, per il 2003,
una diminuzione di 1.086 milioni, pari al 4,7 per cento,
rispetto alla stima assestata per il 2002. La riduzione è
riconducibile in ampia misura, in primo luogo, alla
cessazione, a legislazione vigente, del versamento relativo
all'emersione di attività detenute all'estero. Il disegno di
legge finanziaria prevede, peraltro, l'estensione al periodo
dal gennaio al giugno 2003 della possibilità di regolarizzare
dette attività, richiedendo, a tal fine, un versamento pari al
4 per cento (anziché al 2,5 per cento) dell'importo
dichiarato. In secondo luogo la diminuzione delle entrate
extratributarie è determinata da una significativa contrazione
(quasi 600 milioni di euro) del gettito atteso da dividendi
erogati da società per azioni derivanti dalla trasformazione
di enti pubblici, da porsi in correlazione con le difficili
condizione della produzione e dei mercati registratesi
nell'anno in corso.
Rispetto alle previsioni a legislazione vigente, le misure
del disegno di legge finanziaria determinano un considerevole
aumento delle entrate extratributarie, pari a 2.975 milioni di
euro, per effetto della riapertura dei termini per la
regolarizzazione delle attività detenute all'estero e per
effetto della previsione del versamento, da parte di Banca
d'Italia, del 65 per cento dell'importo stimato delle
banconote in lire che non saranno convertite in euro.
In relazione alle entrate derivanti da alienazione e
ammortamento di cespiti patrimoniali, è iscritto a bilancio un
introito di 5.200 milioni di euro, a fronte di una previsione
assestata per il 2002 di 6.326 milioni.
La quantificazione complessiva delle spese finali per il
2003, pari a 415,7 miliardi di euro, deriva da 366 miliardi di
euro di spese correnti e 49,7 miliardi di euro di spese in
conto capitale.
Nell'ambito della spesa corrente, la spesa per interessi,
che nell'assestamento è valutata in 76,5 miliardi di euro,
nelle previsioni per il 2003 dovrebbe attestarsi a 78,6
miliardi di euro, con un aumento di 2,1 miliardi di euro, pari
al 2,7 per cento. L'entità della spesa per interessi è stata
prevista alla luce, da un lato, dell'ammontare complessivo e
della struttura del debito dello Stato, dall'altro, delle
stime relative all'evoluzione dei tassi di interesse, nonché
all'andamento del fabbisogno del settore statale e alle
relative modalità di copertura.
Le spese correnti al netto degli interessi risultano pari
a 287,4 miliardi di euro e registrano, rispetto alle
previsioni dell'assestamento, un incremento di 8,9 miliardi.
Considerando le voci di spesa secondo la classificazione
economica per categorie, si può osservare che, in termini
assoluti, si registra un significativo aumento rispetto alle
previsioni assestate per quanto concerne, in particolare, i
trasferimenti correnti ad altre amministrazioni pubbliche (+
2,8 miliardi di euro, equivalenti ad un aumento percentuale
dell'1,9 per cento). Sulla base delle indicazioni della
relazione illustrativa, tale aumento pare riconducibile,
essenzialmente, all'incremento dei trasferimenti alle regioni,
relativi, in gran parte alle risorse occorrenti per
l'attuazione del cosiddetto federalismo amministrativo. La
spesa per redditi da lavoro dipendente si attesta a 74,1
miliardi di euro, con un aumento, rispetto alle previsioni
assestate, di circa 1,5 miliardi di euro (+ 2 per cento).
Anche le risorse da destinare al finanziamento del bilancio
dell'Unione europea registrano un aumento di 630 milioni di
euro, pari, in termini percentuali, al 4,8 per cento.
Un incremento rilevantissimo, sia in termini assoluti che
in termini percentuali, si evidenzia, infine, per la stima
relativa alla voce residuale "altre uscite correnti", che,
rispetto all'assestamento, si accresce di oltre 3.400 milioni
di euro, pari ad un aumento del 60,1 per cento. In
considerazione delle scarne considerazioni che la relazione
illustrativa offre al riguardo, sarebbe auspicabile che il
Governo fornisse qualche delucidazione sia sulla natura di
queste uscite, sia sulle ragioni che determinano una
previsione di spesa assai più alta rispetto a quella
dell'assestamento.
La spesa per consumi intermedi, destinata essenzialmente
all'acquisto di beni e servizi, che nell'assestamento
risultava pari a 3.783 milioni di euro, nel bilancio
per il 2003 è stimata in 3.879 milioni di euro (+ 2,5 per
cento). In proposito è opportuno, per un verso, sottolineare
l'impegno manifestato dal Governo per contenere, a
legislazione vigente, la dinamica di questa tipologia di
spesa, che già è stata oggetto di severe restrizioni
nell'esercizio in corso. Per altro verso occorre segnalare che
le disposizioni contenute nel disegno di legge finanziaria
comportano una riduzione della spese per consumi intermedi non
aventi natura obbligatoria relative ai singoli ministeri pari
a 600 milioni di euro, cui si aggiunge la restrizione delle
spese di funzionamento per gli enti previdenziali e la
decurtazione del 2,5 per cento delle assegnazioni di tabella
C.
Nel complesso, rispetto al bilancio a legislazione
vigente, l'articolato del disegno di legge finanziaria
determina un aumento delle spese correnti al netto degli
interessi pari a circa 2.650 milioni di euro, derivanti
principalmente dalle risorse stanziate per il rinnovo dei
contratti nel pubblico impiego, da misure di carattere
previdenziale e assistenziale (quali la confluenza dell'INPDAI
nell'INPS, il trattamento dei lavoratori esposti all'amianto e
l'adeguamento delle pensioni all'indice ISTAT dei prezzi al
consumo) e da trasferimenti a favore delle regioni e degli
enti locali, anche connessi al minor gettito relativo
all'addizionale regionale IRPEF e all'IRAP, in conseguenza
della riforma fiscale.
Il saldo di parte corrente del bilancio dello Stato,
indicato, nel quadro riassuntivo, con il nome di risparmio
pubblico, assume a legislazione vigente un valore negativo di
3.909 milioni di euro. Rispetto all'assestamento emendato, nel
quale il saldo corrente risultava negativo per 8.210 milioni
di euro, si registra un miglioramento di 4.300 milioni di
euro. Le disposizioni contenute nell'articolato del disegno di
legge finanziaria, a seguito delle modifiche introdotte dalla
Commissione, comportano un ulteriore miglioramento del
risparmio pubblico di circa 1.400 milioni di euro, che,
tuttavia, risulta pressoché interamente assorbito
dall'incremento, rispetto alla legislazione vigente, delle
dotazioni delle Tabelle A e C. Il valore del risparmio
pubblico del bilancio dello Stato, che si determina calcolando
anche gli effetti del disegno di legge finanziaria, rimane
pertanto sostanzialmente invariato rispetto a quello a
legislazione vigente.
Le previsioni relative alla spesa in conto capitale
ammontano complessivamente a 49,7 miliardi di euro, con una
riduzione, rispetto al dato assestato, di circa 980 milioni di
euro. La differenza risulta da un aumento della spesa per
investimenti effettuati direttamente dalle amministrazioni
statali (+ 1.518 milioni di euro, pari ad un incremento del
28,1 per cento) e da una riduzione dei contributi agli
investimenti iscritti nel bilancio dello Stato e destinati ad
altre amministrazioni pubbliche, a imprese e a famiglie.
Il disegno di legge finanziaria determina una ulteriore
riduzione degli stanziamenti in conto capitale pari a 408
milioni di euro per quanto concerne l'articolato e a 491
milioni di euro relativamente alle tabelle. In particolare,
relativamente al 2003, per un verso si aumentano di 400
milioni le risorse destinate alle aree sottoutilizzate, ma,
per altro verso, si riduce di quasi 900 milioni il fondo per
lo sviluppo degli investimenti degli enti locali.
Tuttavia, nel valutare l'entità della spesa in conto
capitale, si deve osservare, da un lato, che le previsioni a
legislazione vigente scontano le autorizzazioni di spesa che
si esauriscono nel 2002 e che, per essere rifinanziate,
necessitano di apposite disposizioni legislative D'altro lato,
per quanto riguarda il disegno di legge finanziaria, esso
prevede nuove autorizzazioni di spesa in conto capitale, che,
al netto delle riduzioni, ammontano a 3.834 milioni di euro.
La differenza negativa rispetto alla legislazione vigente è
dovuta alle rimodulazioni operate in tabella F, pari a 4.733
milioni di euro, che non sottraggono risorse alla spesa in
conto capitale, ma che le spostano dal 2003 agli anni
successivi. Le risorse così rimodulate, peraltro, possono
essere pressoché interamente impegnate fino dal 2003;
pertanto, la rimodulazione si traduce, in sostanza,
in una redistribuzione nel tempo dei pagamenti ed è
effettuata anche in considerazione delle effettive esigenze
connesse allo stato di avanzamento degli interventi.
Più in generale, riguardo alla politica degli
investimenti, le ristrette possibilità di finanziamento che
possono essere individuate nell'ambito del bilancio dello
Stato non hanno impedito al Governo e alla maggioranza di
affrontare il problema della carenza infrastrutturale che da
tempo gravemente penalizza il sistema economico italiano. E'
stato riformato il quadro normativo e procedurale in modo da
favorire la tempestiva realizzazione di opere di interesse
pubblico e da favorire la partecipazione di soggetti privati.
Al tempo stesso sono state elaborate soluzioni innovative, in
particolare la creazione della società Infrastrutture SpA,
che, sempre nella prospettiva di stimolare il coinvolgimento
del capitale privato, possano attivare circuiti di
finanziamento delle opere infrastrutturali che si aggiungano
agli stanziamenti disposti nel bilancio dello Stato. Le
importanti disposizioni in materia di investimenti pubblici
contenute nel disegno di legge finanziaria, da un lato, come
nel caso dell'istituzione presso la Cassa depositi e prestiti
di un fondo rotativo per le opere pubbliche e del
coinvolgimento di Infrastrutture SpA nel finanziamento degli
investimenti relativi all'alta velocità, sviluppano
ulteriormente ed integrano le soluzioni brevemente richiamate;
dall'altro, per quanto concerne in particolare il fondo per le
aree sottosviluppate e la riforma della disciplina relativa al
fondo per la progettualità, mirano ad assicurare una maggiore
flessibilità nella destinazione e nell'utilizzo delle risorse
stanziate nel bilancio dello Stato.
Dalle previsioni complessive relative alle entrate finali
e alle spese finali del bilancio dello Stato a legislazione
vigente si determina un saldo netto da finanziare pari, in
termini di competenza, a 48.405 milioni di euro. Per effetto
delle disposizioni contenute nel disegno di legge finanziaria
il saldo netto da finanziare dovrebbe ridursi a 47.579 milioni
di euro, con un miglioramento di 826 milioni di euro. Il saldo
così determinato risulta inferiore di oltre 600 milioni
rispetto al limite massimo, fissato in 48.200 milioni di euro,
dalla Nota di aggiornamento al DPEF 2003-2006 e,
conseguentemente, dall'articolo 1, comma 1, del medesimo
disegno di legge finanziaria.
Il bilancio di cassa per il 2003 reca, al netto di
regolazioni debitorie e contabili, previsioni relative agli
incassi e ai pagamenti finali pari, rispettivamente, a 360,1
miliardi e 436,7 miliardi di euro, in base alle quali risulta
un saldo netto da finanziare pari a 76,6 miliardi di euro. Il
valore del saldo è lievemente più alto rispetto a quello
dell'assestamento 2002, che risulta pari a 75,8 miliardi di
euro, tenuto conto dell'emendamento di riduzione delle entrate
tributarie, che, in termini di cassa, ha determinato una
variazione negativa di 13.719 milioni di euro.
Nella predisposizione del disegno di legge di bilancio a
legislazione vigente, le previsioni di cassa sono definite
sulla base, da un lato, delle rispettive previsioni di
competenza, dall'altro dell'entità dei residui, che, peraltro,
nel bilancio di previsione viene soltanto presunta e potrà
essere definitivamente accertata soltanto in sede di
rendiconto. Per ciascuna voce di bilancio il complesso di
competenza e residui costituisce la massa spendibile (o, nel
caso delle voci di entrata, la massa acquisibile), nell'ambito
della quale è determinata l'autorizzazione di cassa.
Sull'entità dei residui passivi è opportuno soffermare un
poco l'attenzione. Uno degli elementi più significativi del
disegno di legge al nostro esame è, infatti, rappresentato dal
fatto che il volume complessivo dei residui passivi di conto
capitale risulta notevolmente inferiore a quello evidenziato
sia nel bilancio di previsione per il 2002 che
nell'assestamento. Nel bilancio per il 2002 l'entità dei
residui passivi di conto capitale al 1^ gennaio 2002 era
valutata in 50.867 milioni di euro. Nell'assestamento l'entità
dei medesimi residui è stata rideterminata, sulla base dei
dati del rendiconto, in 67.695 milioni di euro. Il bilancio al
nostro esame quantifica i residui passivi presunti al 1^
gennaio 2003 in
23.641 milioni di euro, con una diminuzione di 27.226 milioni
di euro rispetto al bilancio di previsione precedente e di
44.054 milioni di euro rispetto all'assestamento.
E' presumibile che una riduzione di tale entità sia stata
determinata dalla applicazione delle disposizioni contenute
nel decreto-legge 6 settembre 2002, n. 194, convertito in
legge, in virtù delle quali, tra l'altro, è stato ridotto da
tre anni ad un solo anno il periodo nel quale possono essere
conservate in bilancio, come residui di stanziamento, le somme
in conto capitale che non risultano impegnate alla chiusura
dell'esercizio. Al riguardo la relazione illustrativa afferma
che, in sede di elaborazione del bilancio 2003, si è cercato
di determinare la consistenza presunta dei residui passivi
all'inizio del nuovo esercizio in una misura quanto più
possibile prossima a quella che dovrebbe essere
definitivamente accertata in sede di rendiconto dell'anno 2002
e, nel fare questo, si è tenuto conto di quanto previsto dal
decreto-legge n. 194 del 2002.
Peraltro, nel corso dell'esame del decreto-legge alla
Camera, è stata introdotta una disposizione transitoria con la
quale si è previsto che i residui di stanziamento derivanti da
somme iscritte in bilancio negli esercizi 2000 e 2001, nonché
nell'ultimo quadrimestre dell'esercizio 1999, possono essere
conservati fino alla chiusura dell'esercizio 2003 (per quelli
derivanti da somme iscritte negli esercizi 2002 e 2003 il
termine di conservazione in bilancio è stato protratto, in
modo analogo, alla chiusura, rispettivamente, dell'esercizio
2004 e dell'esercizio 2005).
E' vero che l'entità dei residui non costituisce oggetto
di votazione parlamentare. Tuttavia, in considerazione
dell'importanza che essa riveste in rapporto alla definizione
delle autorizzazioni di cassa e, in generale, alla valutazione
della gestione del bilancio, sarebbero opportuni, da parte del
Governo, alcuni chiarimenti, relativi, in particolare, ai
criteri con cui sono stati quantificati i residui passivi di
conto capitale e alle modalità di applicazione delle
disposizioni del decreto-legge n. 194 del 2002, anche alla
luce delle novità introdotte in fase di conversione.
Per gli anni successivi al 2003, in corrispondenza con una
riduzione dell'indebitamento netto delle amministrazioni
pubbliche, che, sulla base degli obiettivi indicati nella Nota
di aggiornamento al DPEF dovrebbe attestarsi allo 0,6 per
cento del PIL e allo 0,2 per cento nel 2005, il bilancio
pluriennale programmatico prevede un percorso di riduzione del
saldo netto da finanziare a 46,5 miliardi di euro nel 2004 e a
42 miliardi di euro nel 2005.
Il presente disegno di legge, secondo quanto previsto dal
Regolamento, è stato esaminato congiuntamente al disegno di
legge finanziaria. La Commissione Bilancio, pertanto, ha
ritenuto di rinviare all'esame dell'Assemblea gli emendamenti
relativi al disegno di legge di bilancio. Sono stati approvati
soltanto due emendamenti proposti dal Governo, che comunque
non apportano variazioni degli stanziamenti.
Il primo emendamento modifica l'elenco n. 1 annesso allo
stato di previsione del Ministero dell'economia e delle
finanze, nel quale sono indicati i capitoli le cui dotazioni
possono essere aumentate ricorrendo al fondo di riserva per le
spese obbligatorie e d'ordine.
In particolare, sono eliminati dall'elenco numerosi
capitoli dello stato di previsione del Ministero
dell'istruzione, dell'università e della ricerca, relativi a
spese per l'insegnamento della religione cattolica e per le
attività alternative e a spese per le supplenze a tempo
determinato. Come ha spiegato il rappresentante del Governo
nel corso dell'esame in Commissione, da un lato, si tratta di
capitoli che non rivestono propriamente natura obbligatoria;
dall'altro, la possibilità per detti capitoli di attingere al
fondo relativo alle spese obbligatorie e d'ordine ha
comportato aggravi di spesa non indifferenti.
Il secondo emendamento sostituisce l'allegato n. 2 del
disegno di legge, contenente l'elenco delle
funzioni-obiettivo, vale a dire il complesso delle voci
rispetto alle quali viene effettuata l'analisi funzionale
degli stanziamenti di spesa del bilancio. La
classificazione per funzioni-obiettivo è volta ad evidenziare
la distribuzione delle risorse in relazione alle finalità
perseguite dalle amministrazioni ed è elaborata sulla base dei
criteri del sistema europeo di contabilità nazionale. I primi
tre livelli della classificazione sono definiti nell'ambito
del sistema COFOG-SEC 95, mentre il quarto livello,
rappresentato dalle missioni istituzionali, è specificamente
individuato dai singoli paesi in rapporto alle attività delle
proprie amministrazioni.
L'emendamento del Governo reca un opportuno aggiornamento
delle voci relative alle missioni istituzionali, conseguente
alla riorganizzazione delle amministrazioni statali, al
processo di decentramento amministrativo e alle modifiche alla
classificazione COFOG apportate dai competenti organismi
internazionali.
In generale, da un'analisi del bilancio a legislazione
vigente, anche limitata ai saldi e alle voci principali
dell'entrata e della spesa, risulta evidente quanto siano
ristrette le possibilità di intervenire sugli andamenti della
finanza statale offerte da questo strumento. Le previsioni di
bilancio, in particolare le previsioni delle entrate,
dipendono in misura considerevole dagli andamenti
congiunturali dell'economia. D'altra parte le previsioni di
spesa sono riconducibili per una percentuale superiore al 94
per cento del totale degli stanziamenti di competenza a spese
giuridicamente obbligatorie. Per questo una valutazione del
disegno di legge di bilancio non può essere disgiunta dalla
considerazione delle misure contenute nel disegno di legge
finanziaria, soprattutto sotto il profilo del loro impatto
sulle entrate e sulle spese del bilancio, che in più occasioni
ho richiamato.
In questa prospettiva più ampia, non si può fare a meno di
rilevare che, di fronte ad una situazione economica generale
caratterizzata da una prolungata situazione di criticità, da
un lato, non è stato più possibile continuare a beneficiare
della sensibile riduzione della spesa per interessi che si è
registrata nella seconda metà degli anni novanta; dall'altro
il Governo e la maggioranza non hanno inteso ricorrere a
quelle modalità di intervento, rappresentate dall'inasprimento
della pressione fiscale e dalla drastica riduzione degli
stanziamenti in conto capitale, che, insieme alla minore spesa
per interessi, hanno permesso di conseguire nel periodo sopra
ricordato il miglioramento dei conti pubblici. Al contrario,
il Governo e la maggioranza hanno avviato una riforma generale
del sistema tributario, volta a ridurre in modo permanente il
carico fiscale che grava sulle famiglie e sulle imprese, e,
nonostante le difficoltà di reperire risorse nell'ambito del
bilancio dello Stato, hanno definito un programma ampio e
ambizioso di potenziamento della dotazione di infrastrutture
del paese, attraverso una complessiva riforma del quadro
normativo e l'elaborazione di modalità di finanziamento
alternative.
Occorre obiettivamente riconoscere al Governo il merito di
essere riuscito a portare avanti, in condizioni assai
difficili, una parte importante delle riforme scritte nel
proprio programma, senza tuttavia venir meno agli impegni
assunti nell'ambito dell'Unione economica e monetaria e
all'obiettivo di completare il risanamento della finanza
pubblica. Anche attraverso soluzioni innovative, quali la
cessione degli immobili pubblici attraverso operazioni di
cartolarizzazione, la regolarizzazione delle attività detenute
all'estero, la creazione della società Infrastrutture SpA, è
stato possibile non rinunciare ad un programma profondamente
riformatore, senza mettere a repentaglio la stabilità
finanziaria. E' anzi innegabile che dai dati sui conti
pubblici e dal bilancio dello Stato esposto nel disegno di
legge al nostro esame emerge, sia con riferimento alla
situazione presente che alle prospettive dei prossimi anni,
una tenuta e una evoluzione migliore rispetto a quella dei
conti dei principali partner europei.
Sono queste le ragioni che motivano un giudizio ampiamente
favorevole sul disegno di legge di bilancio per il 2003.
Guido CROSETTO,
Relatore per la maggioranza
TESTO
DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3201
(BILANCIO)