XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3190
Onorevoli Colleghi! - La ricerca scientifica in Italia
da alcuni lustri non viene considerata come una potenziale
grande risorsa nazionale. Il valore strategico di una politica
a favore della ricerca non può essere sottovalutato, anche
perché, in tempi post-moderni, il progresso della
scienza è certamente garanzia di sviluppo complessivo della
nazione, sia dal punto di vista culturale che economico.
Purtroppo, fino ad oggi, gli investimenti nella ricerca
scientifica sono stati considerati come un impegno che lo
Stato non può eludere, ma che mantiene in vita con scarsi
finanziamenti pubblici anche perché l'attuale situazione
politica è carica di grandi difficoltà economiche, difficoltà
economiche che si succedono di Governo in Governo e che ci
costringono a rinviare ancora la programmazione di una grande
politica sulla "ricerca scientifica".
Una politica a favore della ricerca sarebbe, invece, un
segnale forte di grande qualificazione della nazione italiana
nel mondo, un vero e proprio segnale di novità e di svolta nei
confronti di un grande problema che è quello di promuovere un
reale "progresso della scienza". L'Italia diverrebbe in breve
tempo uno Stato all'avanguardia nel mondo e riconquisterebbe
un ruolo di "eccellenza" a livello internazionale che per anni
e anni ha ricoperto.
La ricerca scientifica, in altri Stati, viene sempre più
considerata come un investimento economico di grande
importanza strategica, con una enorme potenzialità di
creazione di "ricchezza di ritorno", quindi come un motore di
sviluppo sociale e come portatrice di civiltà.
Ma siccome è evidente come ci interessi svolgere una seria
analisi politica della situazione, sorge naturale una
preoccupante considerazione: l'Italia, nel campo della ricerca
scientifica, è una delle nazioni europee che, non solo non
riesce a sfruttare le sue potenzialità (anche per carenza di
strutture, di risorse e di investimenti) ma che, anzi, è
vittima di un gravissimo fenomeno: la "fuga dei cervelli".
Non possiamo non considerare che un gran numero di
ricercatori italiani emigrano in altre nazioni dell'occidente
avanzato dove, soprattutto gli scienziati che hanno un alto
numero di "pubblicazioni", si trasferiscono per lavorare a
tempo pieno e spesso definitivamente. Altri, giovani
ricercatori neo-laureati con eccellenza di curricula
universitari, lo fanno per periodi più brevi, usufruendo
anche di periodiche occasioni di lavoro pagate da università
straniere ed italiane o da società multinazionali con il
sistema delle "borse di studio", considerando pure che, altri
giovani ricercatori, pur di usufruire di laboratori di
ricerca, lavorano all'estero a loro spese.
Nostro primario impegno dovrebbe essere, invece, quello di
porre i nostri scienziati nella condizione di ottimizzare i
risultati dei loro studi lavorando con moderne strutture
altamente tecnologizzate fornite dallo Stato italiano, nei
nostri laboratori, nelle nostre università o nelle nostre
aziende.
D'altra parte, non possiamo nascondere che un problema
importante da risolvere è quello di offrire opportunità di
carriera ed un adeguato riconoscimento economico agli
operatori del settore, anche per metterli nelle condizioni di
evitare la via della "emigrazione intellettuale", la
cosiddetta "fuga dei cervelli" che principalmente avviene
verso gli USA, il Canada, la Svizzera, la Svezia, la Francia,
la Gran Bretagna e altre nazioni occidentali.
Le carenze economiche, e quindi organizzative e
programmatiche, dovute anche alle particolari difficoltà
obiettive, si riscontrano soprattutto nella ricerca
scientifica in campo oncologico, la cosiddetta "ricerca sul
cancro".
Oltre agli scarsi finanziamenti statali però, è giusto
rilevare che fondazioni bancarie e altre associazioni
pubbliche e private come organizzazioni scientifiche di
diversa natura, aziende private nazionali e multinazionali,
semplici privati, sono disponibili a contribuire, anche sotto
forma di erogazioni liberali, alla raccolta di fondi e a
versare denaro per la "ricerca".
E' chiaro come sia dovere delle istituzioni provvedere al
funzionamento della ricerca scientifica, ma è altrettanto
doveroso farsi carico di contribuire con le idee e con
appropriati incentivi affinché possa realizzarsi il progetto
di dare vita ad una seria raccolta di fondi con iniziative
legislative già da tempo adottate anche in nazioni oggi
all'avanguardia nella ricerca (USA, Canada, Gran Bretagna,
Francia, Svizzera, Germania e altre).
Un mezzo idoneo alla parziale soluzione del problema è
rappresentato dalla leva fiscale.
Fino ad oggi, tra gli oneri deducibili dal reddito
imponibile ai fini della imposta sul reddito delle persone
fisiche (articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917) e tra gli oneri di utilità sociale sostenuti
dalle imprese (articolo 65 del medesimo testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986) non
sono ricomprese le erogazioni liberali eseguite a favore di
associazioni, fondazioni e altri enti finalizzati alla
raccolta di fondi per finanziare progetti a favore della
ricerca scientifica sul cancro.
Bisogna, quindi, attivare un meccanismo legislativo che
favorisca la deducibilità delle erogazioni liberali eseguite a
favore di istituti scientifici pubblici, di università
pubbliche e private e di aziende ospedaliere, sia da parte di
singoli cittadini che da parte di imprese.