XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3175




        Onorevoli Colleghi! - La recente decisione del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di far cessare la più importante iniziativa di sensibilizzazione sulla riduzione del traffico veicolare in Italia lascia sbalorditi e rende necessario un intervento del Parlamento per proseguire le "domeniche ecologiche".
        Il cofinanziamento di attività promosse dai comuni per l'informazione e la sensibilizzazione dei cittadini sulle tematiche della mobilità sostenibile è un impegno che deve essere mantenuto, soprattutto per l'indubbio valore esemplare che esse hanno avuto nel promuovere un nuovo modo di vivere in città.
        Liberare i principali centri abitati, sia pure per due o tre giorni all'anno e in zone limitate ad un ettaro ogni tremila abitanti, dal traffico delle auto con il loro quotidiano carico di fumi di scarico e di rumore, passeggiare per strade e piazze dove le auto non circolano e non bisogna preoccuparsi di non essere investiti rappresenta un momento prezioso per riconciliarsi con lo spazio urbano, per restituire vigore a sensi sacrificati come l'olfatto, l'udito e la vista.
        L'ANPA ha stimato che la chiusura al traffico di alcune zone delle città durante le ultime domeniche ecologiche ha ridotto sia gli inquinanti primari, come l'ossido di carbonio, il benzene ed il monossido di azoto (dal 50 fino al 90 in meno), che quelli secondari, che si formano a seguito di trasformazioni chimico-fisiche, come il biossido di azoto ed il particolato (diminuzioni dal 50 all'80 per cento).
        Negli ultimi dieci anni la mobilità su strada ha superato il 92 per cento degli spostamenti dei passeggeri e l'82 per cento di questo traffico ha riguardato gli spostamenti in automobile.
        L'Italia detiene, insieme alla Germania, uno dei più alti tassi di motorizzazione del mondo con punte superiori al 53 per cento di auto ogni 100 abitanti; il parco dei veicoli circolanti è salito negli ultimi dieci anni quasi del 20 per cento vi sono più di 7 milioni di moto e motorini (il parco circolante più grande d'Europa responsabile del 15 per cento delle emissioni di ossido di carbonio e di oltre il 22 per cento di quelle di benzene in ambito urbano) ed oltre 33 milioni di automobili.
        La rete su ferro (metropolitane, tranvie e ferrovie urbane) nelle città non arriva in tutta Italia a 600 chilometri e l'uso della bicicletta è davvero trascurabile nelle nostre città, un dato sconfortante se paragonato a quello di altri paesi europei.
        I costi energetici del trasporto su strada rappresentano quasi il 90 per cento dei consumi totali di energia per i trasporti e l'Italia è al quarto posto nei paesi dell'OCSE per quanto riguarda i consumi energetici nel settore dei trasporti.
        Il consumo di risorse energetiche, in massima parte non rinnovabili, nel settore dei trasporti è poi la causa delle immissioni in atmosfera di numerose sostanze dannose per l'uomo, gli animali e l'ambiente in genere (anidride carbonica, ossido di carbonio, composti organici volatili non metanici, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, piombo, benzene e particolato fine PM 10, responsabili dello smog fotochimico, delle piogge acide e dell'effetto serra).
        Ma i trasporti sono anche una delle cause principali dell'inquinamento acustico, visto che in Europa più del 97 per cento della popolazione a causa del trasporto stradale è esposto a livelli di rumore in grado di danneggiare la salute. Soprattutto il trasporto su strada è poi responsabile dello spaventoso numero di morti e feriti negli oltre 200.000 incidenti annui, il 70 per cento dei quali si verifica nei centri urbani, coinvolgendo in massima parte pedoni, soprattutto bambini ed anziani. Nel 1997 l'entità dei costi ricadenti sulla collettività a causa degli incidenti stradali ammontava secondo il Ministero dei trasporti a 53.000 miliardi di lire una cifra corrispondente al 26 per cento dei costi esterni derivanti dalla mobilità pari a 201.219 miliardi (il gas serra è pari all'8,3 per cento, lo smog al 40 per cento, il rumore al 13,2 per cento e la congestione al 12,5 per cento.
        Come è ovvio, è impensabile che la riduzione dell'inquinamento per tre giorni all'anno, come avvenuto nel 2002, sia in grado di fornire un contributo in termini quantitativi determinante a ridurre le migliaia di tonnellate di polveri nocive e di altre sostanze velenose che gli abitanti respirano ogni anno nelle città italiane che i turisti di tutto il mondo vengono a visitare.
        Le "domeniche ecologiche" vanno tuttavia mantenute soprattutto per l'indubitabile valore esemplare che hanno avuto per i cittadini e per le istituzioni locali che, stimolate economicamente e politicamente dal Governo ad organizzare iniziative di sensibilizzazione ambientale, apprendono che si può oltre che si deve fare ogni giorno qualche passo nella riduzione dell'inquinamento ottemperando ad impegni assunti a livello internazionale come in occasione del Protocollo di Kyoto.
        Le "giornate ecologiche" servono a ricordare questo impegno che lo Stato deve portare avanti in prima persona; altrimenti, servirà davvero a poco che i singoli comuni o anche le amministrazioni provinciali e regionali ottengano risultati anche virtuosi ed ammirevoli nella lotta contro l'inquinamento; occorre quindi un filo comune, un raccordo ed uno stimolo centrale che permetta di coordinare la strategia dello sviluppo sostenibile e durevole.
        Per costruire un futuro sostenibile è necessario mantenere un impegno credibile da parte dello Stato per l'evoluzione delle istituzioni, per la ricerca e l'applicazione delle migliori tecnologie, ma soprattutto per un profondo cambiamento di mentalità e comportamenti individuali e collettivi.
        Come richiamato anche dall'Unione europea, i cambiamenti devono riguardare la mentalità, gli stili di vita e di consumo: ebbene le giornate ecologiche rappresentano un'occasione di immediato effetto emotivo-sensoriale di educazione ambientale. Una coppia di genitori che porta i figli a passeggio in un angolo della sua città disintossicato dallo smog e dal rumore delle automobili riceverà una lezione di educazione ambientale il cui ricordo resterà molto più impresso di tante parole ascoltate in un dibattito pubblico, o lette su un opuscolo didattico o in un articolo di giornale.
        Ritrovare il piacere di andare a piedi o in bicicletta nella propria città, senza fretta né timore di essere travolti, è un'esperienza che milioni di persone hanno provato nelle passate edizioni delle "domeniche ecologiche", che anziché abolite devono essere non solo mantenute ma ampliate nella loro frequenza, per trasformarle in un appuntamento almeno bimestrale.
        Le giornate ecologiche devono quindi continuare ad essere una periodica opportunità di benessere collettivo e di consapevolezza ambientale civica per i milioni di cittadini che le hanno vissute fino ad oggi con entusiasmo e partecipazione.




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