XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3154
Onorevoli Colleghi! - La percezione della patologia
psichica e dei suoi effetti sul comportamento è antica quanto
l'uomo. La psichiatria ha seguito una rapidissima evoluzione
concettuale e teorica dovuta ai progressi delle scienze
neurobiologiche e psicologiche. Le problematiche connesse ai
comportamenti alterati sono rilevanti nell'ambito sociale,
politico e giuridico. La psichiatria è una scienza medica
fondata allo scopo di eliminare o ridurre la sofferenza
psicopatologica e presuppone la conoscenza del funzionamento
normale e patologico della mente dell'uomo. E' quella scienza
che studia l'area di confine tra l'individuo e la società. Non
sempre i problemi ad essa connessi sono chiaramente definiti e
attualmente esiste un grande dibattito nel nostro Paese
tendente ad affrontare e a risolvere i molti problemi pratici
tuttora aperti. La legge 13 maggio 1978, n. 180, recante
"Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori",
ha comportato una modifica della situazione precedente
riconoscendo il diritto alla libertà dei cittadini nei
confronti del trattamento sanitario ed ha sostituito il
concetto di "pericolosità" con quello di "tutela della salute
pubblica" ai fini della legittimazione dell'obbligatorietà del
trattamento. Essa ha progressivamente eliminato gli "ospedali
psichiatrici" indicati come luoghi di esclusione e di
sofferenza. Restano funzionanti e soggetti alla normativa
vigente, i manicomi giudiziari, disciplinati del regolamento
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno
2000, n. 230. In tale modo è statuita una disparità di
trattamento tra il soggetto autore del reato e socialmente
pericoloso e il soggetto semplicemente malato. Fino
all'entrata in vigore della citata legge n. 180 del 1978
esistevano in Italia due diverse istituzioni deputate ad
accogliere i malati di mente: gli ospedali psichiatrici
provinciali e gli ospedali psichiatrici giudiziari. La legge
n. 180 del 1978 è il risultato del movimento culturale,
politico, sociale che dagli anni sessanta ha contestato in
modo radicale la segregazione dei malati mentali, la disumana
regolamentazione dei ricoveri negli ospedali psichiatrici
giudiziari e di conseguenza i procedimenti terapeutici
impiegati.
Gli effetti pratici sono andati al di là dei giusti
princìpi e sono stati drammatici. L'entrata in vigore della
legge ha rapidamente annullato la vecchia organizzazione senza
sostituirla con una nuova e più funzionante. Si è realizzata
la dimissione degli ospedali psichiatrici provinciali di un
gran numero di degenti con la impossibilità di gestire le
situazioni acute di crisi connesse ad alcune patologie
mentali.
A ciò si è aggiunta la difficoltà delle famiglie e delle
istituzioni territoriali ad assistere i malati di mente
cronici sia sotto il profilo terapeutico che sotto quello
preventivo e riabilitativo. Il ricovero negli ospedali
psichiatrici è stato sostituito da altri interventi
terapeutici esercitati a livello territoriale dalle unità
sanitarie locali, e successivamente dalle aziende sanitarie
locali. Ciò avviene attraverso ambulatori e ospedali generali.
Tali trattamenti sono volontari, pertanto impossibili, carenti
ed inadeguati sotto il profilo dei controlli dei disturbi del
comportamento. Alla fine questi malati aumentano il numero
degli ospiti del manicomio giudiziario. Gli ospedali
psichiatrici giudiziari sono ormai affollatissimi e il numero
dei malati di mente in carcere è sconosciuto.
La Commissione parlamentare di inchiesta di cui si propone
l'istituzione ha il compito di analizzare le difficoltà
nell'effettiva applicazione della legge n. 180 del 1978 e
delle modalità di applicazione del citato regolamento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000,
nonché le resistenze ancora in atto da parte dei settori
interessati che hanno contribuito a mettere in ombra il
problema ed a fare sì che l'opinione pubblica non fosse
sensibilizzata.