XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3105




        Onorevoli Colleghi! - L'Italia ha da tempo iscritto, nel proprio bilancio nazionale, un debito pesante che appartiene al versante oscuro della propria storia repubblicana: quello contratto verso i familiari di tante vittime del terrorismo stragista che ha insanguinato il percorso della nostra giovane democrazia. Un debito che non si onora certamente soltanto con un versamento di danaro, poiché pretende di divenire memoria storica di tutti i cittadini italiani, che hanno imparato che occorre ricordare, se si vuole impedire che quei drammatici avvenimenti tornino ad essere vissuti.
        Ebbene ancora oggi, se si pensa all'articolo 111 della Costituzione come modificato dalla legge costituzionale n. 2 del 1999, accanto ai diritti degli imputati non è fatto cenno a quelli, non meno rispettabili, delle parti offese da reato e ciò nonostante i nostri impegni europei, che prevedono, attraverso la collocazione della vittima nell'ambito di applicazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 dicembre 1950, resa esecutiva dalla legge n. 848 del 1955, seguita alle aperture che su questo problema ha avuto la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, l'entrata in vigore di un complesso di norme, inserite nella decisione quadro adottata dal Consiglio d'Europa il 15 marzo 2001, assai avanzate in materia di protezione ed assistenza alle vittime, destinata ad entrare in vigore nel 2002, nel 2004 e nel 2006. E nonostante sia stato da tempo approvato negli Stati Uniti un emendamento alla Costituzione, denominato Crime Victims Bill of Right, teso a garantire, al pari della citata decisione quadro europea, una serie di diritti alle vittime di crimini violenti, tra cui il diritto ad essere informati, ad avere un processo veloce, ad ottenere assistenza processuale e risarcimento dei danni.
        In Italia, come si è detto, manca una sensibilità su questo argomento. Ma è certamente più grave la considerazione che questo difetto di sensibilità riguarda le vittime delle stragi, nei cui componenti si è costantemente assistito a deviazioni ed "intossicazioni" delle indagini, da Piazza Fontana alla strage alla stazione di Bologna, ad opera di vertici dei Servizi di sicurezza, ripetutamente condannati per quei depistaggi.
        Comportamenti, quelli citati, che hanno impedito, ovvero ritardato notevolmente, l'accertamento della verità, con grave danno per i familiari delle vittime, costretti a insostenibili lungaggini processuali addirittura ultratrentenni come per la strage del 12 dicembre l969, con dispendio di energie morali e materiali, sofferenze inaudite, ritardi nelle procedure risarcitorie.
        Ecco dove trova la sua collocazione la proposta di legge oggi presentata alla Camera dei deputati, in particolare nelle ragioni di tutela dei diritti sostanziali di questi cittadini rimasti vittime non soltanto del terrorismo stragista, ma troppo spesso anche dei ritardi attribuibili allo Stato per avere di fatto impedito o ritardato l'accertamento della verità.
        Tra i punti salienti ed innovativi della proposta di legge, la parificazione ufficiale di tali vittime agli invalidi civili di guerra ed agli ex combattenti con riguardo ai trattamenti pensionistici e ai relativi benefìci fiscali; la parificazione, nei trattamenti, per tutte le vittime, a prescindere dalla loro condizione lavorativa; l'elevazione dell'indennizzo ad un miliardo di vecchie lire, rispetto ai 150 milioni previsti dalla normativa vigente; l'elevazione a 38 milioni di vecchie lire per ciascun punto percentuale nella valutazione delle invalidità; l'elevazione a 2 milioni di vecchie lire dell'assegno vitalizio; una maggior tutela per gli stretti familiari, tra i quali anche i figli maggiorenni, delle vittime; il riconoscimento del danno biologico; l'assistenza psicologica; il patrocinio legale gratuito; la riapertura dei termini per l'azione risarcitoria. Si tratta di questioni da tempo e da più parti invocate.




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