XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3077
Onorevoli Colleghi! - Il problema delle intercettazioni
telefoniche è diventato tema di dibattito in sede politica,
giudiziaria e sociale. Lo spazio che gli è stato e gli viene
dedicato da tempo dagli organi di informazione fa avvertire
che esso è direttamente collegato al rischio di una possibile
alterazione dei rapporti tra lo Stato, le sue strutture e i
cittadini, con grave danno, non tanto e non solo per la
privacy, ma per gli stessi diritti costituzionali. Per
eliminare quel rischio e quel danno non si tratta di impedire
l'intercettazione telefonica motivata dai fattori oggettivi di
difesa dello Stato dalla illegalità, ma di stabilire i limiti
dell'intervento perché esso non si trasformi in licenza
soggettiva e perché nella sua genericità non coinvolga, con
quanto è illegale, anche la legalità, che è quella che
garantisce i cittadini. Si tratta di impedire che l'azione
legale verso il singolo si trasformi, anche per ragioni di
necessità o per errore, in azione illegale verso altri singoli
non coinvolti.
Se questo è il quadro generale di carattere politico, ve
n'è un altro che va valutato per capire una situazione
divenuta, per diversi motivi, insopportabile, e riguardante la
generalità dei cittadini. L'intercettazione telefonica sembra
diventata nel nostro Paese una scelta ordinaria degli apparati
giudiziari; il metro di giudizio, logicamente, non può essere
quello interno. Il raffronto va fatto anche a livello
internazionale e con i dati statistici di fronte ai quali ci
troviamo.
L'uso delle intercettazioni telefoniche è 700 volte
superiore in termini percentuali a quello realizzato negli
Stati Uniti da parte dei diversi organismi giudiziari. In
Italia un apparecchio telefonico su 500 è in genere sotto
controllo legale mentre diventa difficile stabilire il numero
delle utenze indirettamente o illegalmente sotto controllo. I
contratti telefonici hanno avuto negli ultimi anni incrementi
del 115 per cento. Non c'è riscontro in nessun Paese europeo
(e, almeno per motivi tecnologici, in nessun altro Paese al
mondo, da quelli asiatici a quelli africani) nel quale il
potere giudiziario o un altro potere utilizzi
l'intercettazione telefonica ai fini del controllo sociale. Se
Orwell dovesse trovare un territorio nel quale dare una
sistemazione al suo "grande fratello", quello italiano, in
questo momento, sarebbe il più adatto.
Questi dati impongono numerosi interrogativi. E li
impongono in sede politica. Perché l'Italia assurge a campione
mondiale delle intercettazioni telefoniche a fini giudiziari
(e, per altri aspetti, a fini industriali)? Le congetture o le
risposte potrebbero essere altrettanto numerose. Ce ne è una
non veritiera. Quella di un Paese talmente tarato, talmente
impregnato di illegalità diffusa, da nord a sud, con i ceti
sociali (salvo poche illuministiche eccezioni fortunate da
definire e da indicare), dai giornalisti agli imprenditori,
piccoli e grandi, dai professionisti ai semplici lavoratori,
dagli agricoltori agli artigiani sino alle donne impegnate
fuori dalla famiglia, in cui è assolutamente assente il
concetto della legalità. Un Paese, cioè, a differenza degli
USA e dei Paesi europei, dove il delitto di qualsiasi tipo è
l'humus nel quale si vive e che, quindi, deve essere
pulito e debellato con qualsiasi mezzo, anche con quello della
illegalità. Se così fosse, meglio sarebbe consentire per legge
che l'intercettazione telefonica venisse generalizzata a tutti
i cittadini, da quelli appena nati sino a quelli morti,
logicamente tenendo fuori quelle poche illuministiche
eccezioni addette al compito. Si produrrebbe così un nuovo
sistema sociale e politico, senza molte elezioni e perdite di
tempo, da offrire come esempio al mondo. Ma crediamo che non
sia questa la verità né la prospettiva di un Paese che voglia
vivere la propria democrazia.
E' invece probabile un'altra e più veritiera motivazione
che potrebbe riguardare gli strumenti dell'indagine
giudiziaria. E' che l'intercettazione telefonica potrebbe
avere sostituito i vecchi strumenti informativi di polizia
giudiziaria, fatti di indagini ad personam, della
ricerca di prove oggettive, di un iter di informazione e
di conoscenza, di presenza intelligente (infiltrati) del
controllo di polizia laddove (non solo nel mondo della droga)
il delitto sociale o finanziario potrebbe essere realizzato,
dai casinò alle banche, visto che c'è chi riesce, con
maggiore capacità di Riina e di Provenzano, assassini e
violenti, a realizzare in tre mesi 18 mila miliardi di lire di
plusvalenze, a mettere all'estero 500 miliardi di lire frutto
di transazioni con chiaro conflitto di interesse; visto che
sembra esserci chi riesce a gestire senza appalti pubblici
1.000 miliardi di lire di lavori, passati al 60 per cento (in
violazione delle leggi antimafia) ai subappaltatori i quali,
quando decidono di chiudere (perché, in caso contrario restano
senza lavoro), chiedono la transazione per non presentare
denuncia. L'intercettazione telefonica serve, così, per avere
informazioni, ma con il rischio, certo soggettivo, di
utilizzarle o di non utilizzarle non certo distinguendo tra
destra e sinistra, tra piccoli e grandi, tra deboli e forti,
tra cose facili e cose difficili, tra il relativamente piccolo
arricchimento mafioso frutto della violenza fisica e il grande
arricchimento di altra violenza, casomai finanziaria, fatta di
contratti e non di bombe. Questo rischio esiste e va valutato
poiché la intercettazione telefonica non può essere uno
strumento soggettivo, ma oggettivo. Si può capire in questa
materia la scelta soggettiva dei quotidiani italiani che non
sono né public company né società di redattori come in
altri Paesi democratici, ma strutture subindustriali,
dipendenti da uno o più imprenditori, di destra o di sinistra,
con propri fini politici ed economici, casomai incidenti nel
sistema borsistico al limite dell'insider trading o
sostitutivi di quest'ultimo. In questo caso la oggettività è
un auspicio. Nel caso della giustizia è un dovere.
C'è infine, tra i tanti, un altro aspetto da valutare.
Esso è costituito, come alcune indagini giornalistiche hanno
stabilito, dagli interessi industriali e dai servizi che
stanno a monte delle intercettazioni telefoniche. Quale è il
budget dei produttori di macchine per l'intercettazione?
Quale è il budget, di soldi e di risorse umane, dei
servizi esterni per la gestione di quelle macchine? Quale è il
budget, di soldi e di risorse umane, dei servizi di
trascrizione? Così come va valutato l'esito del lavoro di
intercettazioni, da quello pubblicato negli atti giudiziari, a
quello distribuito in modo anonimo per fini occulti o poco
occulti, a quelli che restano inutilizzati, comprensivi delle
conversazioni private. Già altre volte il Parlamento ha dovuto
interessarsi dei "falconi" illegali del SISDE. Chi garantisce
che il lavoro delle intercettazioni non venga utilizzato, al
di là dell'uso di legge, per scopi illegali o anche soltanto
ai fini del gossip o della maldicenza politica e
sociale, con gravi ripercussioni anche umane, familiari e
interpersonali? La continua produzione di libri che
utilizzano, logicamente in modo soggettivo, il frutto non
controllato delle intercettazioni e delle valutazioni di parte
di quelle intercettazioni, dimostra come il problema debba
essere affrontato e risolto nell'ambito delle garanzie della
legge e della difesa degli interessi dello Stato e dei
cittadini.
E' per tutto questo che si ritiene di presentare la
proposta di legge diretta alla istituzione di una Commissione
parlamentare di inchiesta sul sistema delle intercettazioni
telefoniche nel nostro Paese, allo scopo di stabilire se quel
sistema si muove nell'ambito assoluto della legge e se è
possibile apportare, nel caso di necessità, modifiche alla
stessa legislazione.