XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3073




        Onorevoli Colleghi! - Un'indagine svolta dall'EURISPES, presentata nel luglio del 2000, rilevava che mediamente ogni famiglia italiana spendeva circa un milione di vecchie lire ogni anno per il gioco. Di questa cifra il 60 per cento era destinato al gioco legale ed il restante 40 per cento era indirizzato verso i giochi illegali.
        Non vi è dubbio che questi dati conservano una loro attualità; anzi, proprio in relazione al gioco illegale, c'è seriamente da considerare l'ipotesi che esso si sia diffuso maggiormente.
        Il gioco d'azzardo che, fatta eccezione per quello che si svolge nei locali autorizzati dallo Stato, rappresenta l'unica componente del gioco illegale, è diventato un autentico dramma sociale in rapida crescita e diffusione, le cui stime devono essere sempre considerate per difetto, stante la naturale ritrosia dei soggetti interessati a rendere pubblico questo vizio.
        La crescita vertiginosa dell'azzardo, ovvero del gioco illegale, appare oggi ricollegabile anche all'introduzione ed alla rapida diffusione sul territorio nazionale di apparecchi elettronici, comunemente definiti "videopoker".
        La volontà del legislatore non era certamente quella di favorire il gioco d'azzardo; anzi, con le successive modifiche ed integrazioni alle norme originarie vigenti in materia, si è cercato di porre rimedio ad un fenomeno dilagante. Tuttavia la legge è stata spesso aggirata, come hanno dimostrato le innumerevoli attività di repressione svolte dalle Forze dell'ordine.
        Sono state condotte numerose operazioni contro l'infiltrazione criminale e sono emersi preoccupanti legami tra usura e gioco, con conseguente istigazione a delinquere.
        Oggi non è facile quantificare le dimensioni ed il volume di affari di quelli che sono definiti "videogiochi a premi".
        E' abbastanza vicino alla realtà il dato di circa un milione di apparecchi elettronici presenti in Italia, dei quali circa il 70 per cento è appunto rappresentato dai videogiochi a premi e, di questi ultimi, quasi i due terzi sono dotati di una scheda videopoker o simile.
        E' indubbio che il videopoker non è un gioco remunerativo. Ma è proprio sull'apparente innocenza di quello che doveva essere semplicemente un passatempo che si è innestato lo stimolo al gioco d'azzardo, alla ricerca della vincita illecita, attraverso la contraffazione delle macchine, la modifica delle schede e dei programmi di gioco, la complicità tra il gestore ed il giocatore.
        Oggettivamente, pur con il ricorso all'illegalità, è assolutamente improbabile che ci si possa arricchire attraverso questo gioco; malgrado ciò il fenomeno non accenna a ridursi.
        Possiamo dire che siamo in presenza di una specie di patologia, quasi assimilabile ad una forma di disturbo psichico.
        Un identikit del giocatore di videopoker è riportato nel citato rapporto dell'EURISPES: "maschio, alquanto giovane, poco istruito".
        Chi si cimenta a competere con la macchina, a sfidarne non solo la casualità ma anche un modo assolutamente iniquo di distribuzione dei premi, è consapevole che gli apparecchi possono essere truccati, secondo l'indagine dell'EURISPES quasi l'80 per cento dei giocatori ne è convinto.
        Occorre a questo punto intervenire con maggiore decisione al fine di impedire che questo fenomeno sociale, che già ha prodotto una serie di drammi familiari ed individuali, possa assumere le caratteristiche di "follia del nuovo millennio".
        La velocità e la ripetitività del gioco, la possibilità di trovarlo quasi ovunque, la dinamica dell'accumulo delle vincite e la possibilità di riutilizzo immediato, possono provocare nel giocatore una forma di dipendenza autentica con notevole attenuazione della capacità del controllo di se stesso.
        Si tratta, perciò, di rendere impossibile l'azzardo attraverso il gioco del videopoker e simili, di modificare le caratteristiche insite negli apparecchi, di riconoscere vincite di modestissima entità superando l'ipocrisia dei piccoli premi in oggettistica ovvero di buoni-consumazione e di non consentire che possano essere dissipati stipendi e pensioni da parte dei giocatori.
        E' necessario, inoltre, interrompere la diffusione capillare degli apparecchi, per ridurre l'impatto sociale del fenomeno.
        E' opportuno assicurare regole certe anche in relazione al regime fiscale e delle sanzioni, per un mercato che riguarda imprese di produzione e distribuzione e, di conseguenza, anche un buon numero di addetti.
        La proposta di legge va in questa direzione.
        Innanzitutto ridefinisce il sistema degli apparecchi distinguendoli tra macchine da intrattenimento e macchine da vincita lecita controllata, stabilendo un netto confine tra le stesse senza possibilità di commistione.
        Le macchine da vincita lecita controllata, destinate a sostituire gli attuali apparecchi videopoker, per essere immesse nel mercato devono sottostare ad una serie di specifiche tecniche, tali da non permettere la possibilità di dilapidare ingenti somme o di erogare cospicui premi in denaro.
        Le stesse macchine devono prevedere forme percentuali di devoluzione dei premi ai giocatori, secondo cicli programmati, con obbligatorietà del ritiro al termine di ciascuna partita delle somme vinte.
        In particolare deve essere garantito un ragionevole periodo di gioco, stabilito in cinque minuti, a fronte dell'introduzione di una moneta da un euro.
        Questi accorgimenti sono mirati a ridurre l'effetto automatico e ripetitivo del gioco e dovrebbero indurre il giocatore ad un maggiore controllo delle proprie azioni. Le nuove macchine da vincita lecita controllata potranno essere ospitate nelle sale Bingo o in nuove sale destinate unicamente a questo tipo di gioco, la cui apertura è disposta su base provinciale in ragione di una sala per ogni 100.000 abitanti o frazione.
        Sono previste misure di sostegno per la riconversione o la rottamazione del parco macchine introdotto sul mercato ai sensi della legge 6 ottobre 1995, n. 425, e la previsione di un periodo transitorio di esercizio di detti apparecchi al fine di consentire l'adeguamento alla nuova normativa.
        Infine è demandata al Ministro dell'economia e delle finanze l'adozione di appositi regolamenti attuativi della legge.




Frontespizio Testo articoli