XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3056
Onorevoli Colleghi! - Mediante la presente proposta di
legge costituzionale, si intende richiamare l'attenzione di
tutti sulla necessità di ricondurre alla centralità del
Parlamento la discussione su un tema fondamentale per la
democrazia, quale è la qualità della funzione giurisdizionale,
caratterizzata oggi da un confronto tra posizioni
inconciliabili, e da una chiusura al dialogo propria anche del
Presidente del Consiglio dei ministri, e da ultimo da lui
esplicitata nella intervista del 18 giugno ultimo scorso, nel
corso della quale ha annunciato provvedimenti da assumere ad
ogni costo a prescindere da ogni diversa volontà, sul
presupposto che non vi sia più spazio per un dialogo
costruttivo.
Il confronto oggi si svolge su piani diversi, non
comunicanti, che corrono il rischio di confondere interessi
corporativi con l'esercizio di una funzione fondamentale per
la corretta evoluzione di un ordinamento democratico e, in
ultima analisi, di inquinarla.
Ne è emblematica dimostrazione, ed inevitabile effetto,
l'astensione dall'attività difensiva degli avvocati penalisti,
decretata dalle camere penali italiane per i giorni 17 e 18
giugno 2002, la quale ha avuto come tema centrale la
separazione delle carriere, e come controparte virtuale non
tanto la magistratura, quanto l'intero sistema
politico-istituzionale che non sarebbe stato conseguente e
deciso nell'attuazione dell'articolo 111 della
Costituzione.
Su altro piano si è svolto lo sciopero dei magistrati del
giorno 20 giugno, che ha avuto come tema centrale l'autonomia
e l'indipendenza della magistratura, la riforma del Consiglio
superiore della magistratura e dell'ordinamento giudiziario, e
come controparte la politica di governo ritenuta incompatibile
con la libertà della funzione.
Il contesto è sintomatico di almeno tre situazioni reali e
non confutabili.
La prima è la oggettiva sofferenza dell'intero sistema
giustizia che coinvolge tutti gli operatori del settore, dagli
avvocati ai magistrati, e che ha come vittime designate i
cittadini che, oggi, sono gli unici legittimati a protestare
contro un servizio reso male, con tempi lunghissimi ed, in
sostanza, sentito lontano ed ostile.
E tale condizione di inefficienza corre il rischio di
compromettere lo stesso principio di autonomia e di
indipendenza della magistratura, che non può essere un dogma
vuoto di contenuto, ma deve essere la garanzia per lo
svolgimento di un servizio in termini di libertà, sostenuto
della fiducia dei cittadini e vicino ai problemi della
gente.
La seconda è la incomunicabilità tra di loro degli
operatori del settore, attori principali, i quali continuano a
protestare per finalità e contro obiettivi diversi, a parlare
linguaggi che non sono tra loro comprensibili e, in sostanza,
a compiere attività che non sono utili ad un disegno
complessivo di riforma, anzi sono ad esso assolutamente
nocive.
La terza è la incapacità di mediazione e di proposizione
del Governo, il quale non è riuscito né a colloquiare con i
magistrati, né ad avere un rapporto costruttivo con le
categorie professionali, dimostrando un'assenza dai problemi
che non è giustificabile neppure con dichiarate preconcette
ostilità.
Questa dannosissima situazione di impasse va
superata, avviando un ampio confronto che coinvolga l'intero
sistema politico-istituzionale e che affronti la stessa
struttura costituzionale della giurisdizione, riconducendo
alla centralità del Parlamento la sede della verifica e delle
proposte.
Solo così sarà possibile avviare una riforma di ampio
respiro, meditata e condivisa, che possa garantire al tempo
stesso i presupposti costituzionali di garanzia e indipendenza
della magistratura, accanto ad una funzionalità e credibilità
del servizio giustizia, oggi carente.
Si ritiene che la sede più opportuna per un processo così
ampio e importante sia il Parlamento, e che lo strumento
migliore sia una Commissione speciale che - accanto ad una
Conferenza nazionale che estenda il confronto alle categorie
professionali, agli operatori del diritto ed ai cittadini -,
analizzi tutti i problemi e le soluzioni funzionali ad una
giurisdizione moderna, efficiente e garantita nella propria
libertà ed autonomia.
Ciò ricordandosi che la giustizia è esercitata in nome del
popolo e che il Parlamento è la sede nella quale il popolo
riconduce democraticamente le proprie irrinunciabili
potestà.
La Commissione parlamentare speciale, la cui istituzione
viene proposta in questa sede, avrà quindi il compito di
avviare e realizzare una organica riforma della giurisdizione,
riconducendo il dibattito alla sede propria del Parlamento.