XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3049
Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi anni la Guardia di
finanza è spesso balzata all'onore della cronaca per motivi
che, purtroppo, non le danno particolare lustro. E', infatti,
con frequenza crescente che gli organi di informazione
riportano episodi di cronaca giudiziaria che vedono
negativamente coinvolti alti ufficiali che rivestono ruoli di
primissimo piano, all'interno del Corpo.
Questi avvenimenti ripropongono in modo perentorio
l'esigenza di avviare una seria ed approfondita discussione
che consenta di fare chiarezza sulla storia recente della
Guardia di finanza e, quindi, di fugare ogni ombra che possa
offuscare le attività presenti e future di questo importante
Corpo che, mai come adesso, ha la necessità di riacquistare
l'originaria credibilità e dignità per tornare a svolgere gli
importanti compiti istituzionali che gli sono stati affidati,
in modo sereno ed inappuntabile.
Un chiarimento è quanto mai necessario, poichè l'opinione
pubblica, con crescente e giustificata preoccupazione, si
interroga su quella che, allo stato attuale, può essere
l'effettiva affidabilità della Guardia di finanza in
riferimento non solo ai suoi compiti istituzionali, ma anche e
soprattutto rispetto alle regole di trasparenza e di
democrazia che dovrebbero essere proprie di un Paese avanzato,
quale l'Italia sostiene di essere.
Il senso di disagio che pervade la pubblica opinione è,
purtroppo, alimentato anche dal modesto sforzo di fare
chiarezza da parte dei vertici del Corpo. A questo riguardo,
non si può, infatti, dimenticare che, tanto la Commissione di
inchiesta interna, istituita nel luglio 1994, quanto
l'iniziativa, da parte del Comando generale, di mettere a
punto un "codice deontologico" non hanno sortito effetto
alcuno.
Vi è, dunque, la sensazione che le iniziative assunte,
fino ad oggi, dalle istituzioni, nonchè dalla stessa Guardia
di finanza per cercare di superare la difficile situazione in
cui il Corpo è precipitato, siano da considerare più come
operazioni di facciata, che non come una decisa ed auspicabile
inversione di rotta.
In questo quadro, è, dunque, legittimo chiedersi se la
Guardia di finanza può ancora essere considerata in grado di
assicurare l'assolvimento dei suoi compiti primari che, giova
ricordarlo, dovrebbero essere prioritariamente quelli di un
corpo di polizia tributaria.
In questi ultimi anni, anche volendo prescindere dai gravi
scandali che l'hanno travolta, la Guardia di finanza ha
concentrato una parte importante delle proprie attività nello
svolgimento di indagini riguardanti temi che sono risultati di
particolare rilevanza nell'ambito di inchieste il cui
significato è apparso poco chiaro ai più, anche perchè, in
molti casi, dette inchieste sono state parte integrante di
vicende che, alla prova dei fatti, non hanno prodotto altro
risultato che quello di alimentare la vera e propria "guerra
per bande" che da anni caratterizza il panorama politico
nazionale.
Lo sviluppo delle suddette attività investigative non ha
trovato riscontro in un eguale incremento di quelle che
dovrebbero essere le principali attività della Guardia di
finanza. Si pensi, a questo proposito, alla modestia dei
risultati ottenuti nel campo della lotta all'evasione fiscale
che è, ormai, solo ed esclusivamente sostenuta attraverso una
vera e propria "caccia all'errore formale" commesso dai
piccoli e medi imprenditori delle regioni del Nord; mentre
l'intero Mezzogiorno d'Italia vive nella totale illegalità,
con oltre tre milioni di lavoratori in nero che corrispondono
ad altrettanti evasori totali, senza contare tutto ciò che,
sempre in termini di evasione fiscale, ruota attorno alle
diverse forme di malavita organizzata.
L'aspro contrasto della situazione testé illustrata trova
la sua più efficace rappresentazione nell'atteggiamento della
Guardia di finanza rispetto alle diverse realtà economiche e
produttive presenti nel Paese: da un lato si assiste alla
militarizzazione del territorio delle regioni del Nord dove i
piccoli e medi imprenditori sono sistematicamente perseguitati
- e in alcuni casi taglieggiati - da un vero e proprio
esercito di cacciatori di evasioni formali, dall'altro lato si
assiste al più totale lassismo messo in atto dalla stessa
Guardia di finanza nelle regioni del Sud, dove imperversa ogni
forma di illegalità, dove vi è una enorme evasione sostanziale
(e non formale) e dove, per contro, il sistema di controlli
territoriali operati dalla stessa Guardia di finanza è
pressoché nullo rispetto a quello messo in atto nelle regioni
settentrionali.
Quanto fin qui illustrato appare ancor più grave se si
considera che, negli ultimi anni, la Guardia di finanza ha
beneficiato sia di continui aumenti di organico, sia di nuovi
e specifici strumenti normativi varati dal Parlamento al fine
di dare maggiore impulso ed efficacia alle azioni di contrasto
dei reati economico-finanziari commessi dalla malavita
organizzata. In questo senso, lo sforzo è stato talmente
significativo che, alla Guardia di finanza, è stata concessa
la facoltà di istituire due organismi: il gruppo di
investigazione sulla criminalità organizzata (GICO) e il
servizio centrale di investigazione sulla criminalità
organizzata (SCICO). Ciononostante i risultati conseguiti nel
contrasto agli illeciti commessi dalla criminalità organizzata
non possono che essere considerati molto modesti; mentre si
deve, per contro, rilevare che i due suddetti comandi si sono
distinti, soprattutto, nello svolgimento di attività
investigative, i cui riscontri hanno finito per essere
strumentalmente utilizzati nel quadro di vicende politiche dai
contorni tanto oscuri quanto inquietanti.
Giova, comunque, sottolineare che i vertici della Guardia
di finanza non possono essere considerati i soli responsabili
delle attività investigative del Corpo. Non si può, infatti,
non considerare che lo svolgimento di dette attività
investigative è stato delegato alla Guardia di finanza dalla
magistratura la quale ha significativamente contribuito ad
allontanare il Corpo dai suoi compiti istituzionali. Tuttavia,
considerati i tempi dell'azione giudiziaria, che assai
raramente riesce a portare a compimento i propri lavori, le
attività investigative della Guardia di finanza, più che
divenire elementi a sostegno di sentenze definitive, sono
divenute preziose "riserve di informazioni" su cui lo stesso
Corpo ha potuto contare per costruirsi, nel tempo, un
significativo potere nei confronti dell'intera classe
dirigente italiana. Una situazione, questa, che ha contribuito
a calare i vertici della Guardia di finanza nella scellerata
logica della "guerra per bande" cui si è fatto riferimento in
precedenza e che ha pericolosamente allontanato il Corpo dal
proprio ruolo di garante degli interessi economici dello
Stato, nonchè di logico complemento alla lotta ai reati
economico-finanziari imputabili alla criminalità
organizzata.
Per i motivi ora illustrati si ritiene che solo l'opera di
profondo, serio ed imparziale chiarimento che può discendere
dal lavoro di una Commissione parlamentare d'inchiesta possa
contribuire a recuperare la Guardia di finanza allo
svolgimento dei suoi compiti istituzionali.