XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3042
Onorevoli Colleghi! - Gli eventi di Napoli, Nizza,
Praga, Goteborg e Genova hanno messo in luce il problema della
tutela dei diritti fondamentali delle persone fermate a
seguito delle manifestazioni organizzate in occasione di
rilevanti vertici internazionali.
La considerevole documentazione prodotta ha reso evidente
alla larga opinione pubblica il rischio che nell'immediatezza
di operazioni condotte per reprimere manifestazioni di
violenza, le Forze di polizia impiegate eccedano nell'uso dei
mezzi di contenzione fino a configurare reali abusi; non
rispondano a una ben individuabile catena di comando, tale da
rendere successivamente possibile l'individuazione di
responsabilità; non garantiscano i diritti fondamentali delle
persone fermate.
Questa situazione, oltre a configurarsi come lesiva delle
garanzie fondamentali tra cui la libertà di espressione e di
dissenso, finisce con il rivelarsi particolarmente lesiva
dell'immagine democratica stessa degli Stati chiamati a
ospitare tali eventi e a fronteggiare possibili mobilitazioni
di protesta.
I fatti di Napoli e di Genova in particolare hanno
evidenziato la necessità di restituire un ruolo di promozione
dei diritti di cittadinanza alle Forze dell'ordine. E'
necessario ricomporre quella cesura provocata da eventi
carichi di violenza e a tratti drammatici. Le Forze
dell'ordine, tutte, sia quelle militari che quelle civili,
hanno un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti umani,
nella prevenzione delle violenze, a garanzia della legalità
interna e internazionale.
Va ribadito che l'uso della forza deve essere sempre
proporzionato e non deve mai trascendere in comportamenti
consistenti in trattamenti crudeli, inumani o degradanti o
addirittura in episodi di tortura.
Esiste oggi un apparato di norme internazionali poste a
protezione dei diritti fondamentali della persona. Esistono
altresì norme a livello regionale europeo e a livello
universale in materia di trattamento delle persone fermate,
arrestate o detenute.
Risalgono al 1979 le norme presenti nella risoluzione
34/169 adottata il 17 dicembre del 1979 dall'Assemblea
generale delle Nazioni Unite dirette all'istituzione di un
codice etico di condotta per le Forze dell'ordine impegnate
nel far rispettare la legge.
Norme poi arricchite dalle "guidelines for the
effective implementation of the Code of conduct for Law
Enforcement Officials" del 1989 (Ris. n. 61) e dai
"Basic Principles on the Use of Force and Firearms by Law
Enforcement Officials" e relativo allegato.
Nella presente proposta di legge ne vengono riprodotti i
contenuti.
Tali norme costituiscono un vero e proprio codice di
condotta per gli appartenenti alle Forze dell'ordine. Poche
norme, chiare, sui comportamenti ammessi e quelli vietati, sul
fine che deve ispirare l'azione di polizia, sul ruolo
importante che le Forze dell'ordine possono e devono svolgere
a protezione dei diritti umani. Un ruolo che le obbliga
esplicitamente a non violare mai quei diritti che loro stessi
per mandato istituzionale devono proteggere. Il codice etico
voluto dall'ONU è una sorta di "codice di Ippocrate" delle
Forze dell'ordine, che con la presente proposta di legge si
intende rendere operativo anche nel nostro Paese. Così come i
giornalisti e i medici, anche coloro che hanno il compito di
far rispettare la legge devono avere un proprio codice etico
di condotta a cui ispirarsi.
In tal modo gli organi di polizia verrebbero sempre più a
configurarsi come garanti della sicurezza dei diritti dei
cittadini e non invece come semplici tutori della sicurezza
pubblica. In tal modo verrebbe recuperato un rapporto
fiduciario fra cittadini e istituzioni.
Nessuno deve sentirsi sopra la legge, anzi tutti devono
avere norme comuni e condivise a cui ispirarsi nel proprio
lavoro di polizia.