XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3035
Onorevoli Colleghi! - Il contratto di servizio
sottoscritto il 6 novembre 2000 dalla Rai spa e dal Ministero
delle comunicazioni, in attuazione della convenzione di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 1994,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 12 agosto
1994, per la concessione in esclusiva del servizio pubblico di
diffusione circolare di programmi sonori e televisivi
sull'intero territorio nazionale, all'articolo 11 indica quali
sono le iniziative che il concessionario deve attuare per la
valorizzazione delle culture locali. Con riferimento alla
legge 6 agosto 1990, n. 223, cosiddetta "legge Mammì" di
disciplina del sistema radiotelevisivo italiano pubblico e
privato, l'articolo 8 della stessa convenzione dispone che la
concessionaria pubblica trasmette programmi uguali su tutto il
territorio nazionale attraverso tre reti televisive, una delle
quali - tradizionalmente Rai Tre - idonea anche ad una
programmazione regionale o subregionale. Rai Tre, dunque, è
destinata a diventare rete federale con parte della
programmazione specifica per ogni regione. Il modello della
terza rete regionale, sensibile ad una programmazione
territoriale e rispettoso delle differenze, ha raccolto fin
dal suo esordio un elevato gradimento da parte del pubblico
che ha interpretato l'offerta della programmazione delle reti
regionali come la più aderente ad un modello "ideale" di
servizio pubblico. La risposta in termini di audience è
stata una significativa fidelizzazione, particolarmente per
quanto riguarda i programmi d'informazione locale.
Proprio a partire dai risultati ottenuti con il
decentramento di alcune aree di programmazione è andata
confermandosi nel tempo la convinzione che il servizio
pubblico abbia la sua vocazione nella specificità
dell'offerta, che può e deve realizzare i propri obiettivi
qualitativi al di fuori della diretta concorrenza con le
emittenti private, ma senza per questo perdere necessariamente
competitività assoluta in termini di mercato. Uno
standard qualitativo garantito ed una netta
differenziazione con i programmi irradiati dalle reti private
implica che il servizio pubblico, innanzitutto, si liberi
dalla etero-direzionalità e dal generalismo tipico del modello
pubblicitario commerciale e cerchi la propria missione in un
servizio sempre più autonomo dalle ideologie nazional-popolari
e sempre più pluralista, nel quadro della modifica in senso
federalista del titolo V della parte seconda della
Costituzione. La ritrovata vocazione federalista del servizio
pubblico è confermata dalla delibera del consiglio
d'amministrazione Rai del 16 aprile 2002 che rileva tra gli
obiettivi primari e immediati quello di un'autentica
televisione federalista. Vengono individuate tre linee
strategiche di intervento: l'informazione di prossimità
attraverso i telegiornali regionali in base all'esperienza di
Rai Tre; la valorizzazione dei centri di produzione e la
creazione di adeguati spazi quotidiani su Rai Tre e Rai Due,
trasmessi in differenti fasce orarie, dedicati alla
trasmissione di produzioni realizzate dai centri Rai di Milano
e Torino per il nord, Roma per il centro e Napoli per il sud e
le isole. Quindi, la riforma pensata per la sola Rai Tre deve
ora passare ad una fase più matura ed estendersi ad una
segmentazione strategica dell'intero palinsesto, attraverso
una programmazione su base macroregionale che coinvolga anche
Rai Due e la stessa Rai Uno. E' indifferibile l'adeguamento al
nuovo corso devolvendo e decentrando, oltre alla
programmazione, anche le sedi di produzione, che devono
ritrovare vitalità, capacità ideativa e realizzativa. Si deve
incentivare il passaggio di attività verso più centri di
produzione togliendo a Roma l'attuale monopolio culturale. La
citata delibera del consiglio di amministrazione Rai
sottolinea come "le trasmissioni dovranno avvenire in
contemporanea differenziandosi per le tre zone geografiche". A
tale proposito la presente proposta di legge modifica la
citata legge n. 223 che, all'articolo 3, comma 11, definendo
l'esercizio in ambito nazionale in termini di copertura
territoriale minima, di fatto, implica una programmazione
unitaria. Si vuole in tale modo offrire al servizio pubblico
radiotelevisivo la possibilità di procedere ad una
riorganizzazione dell'intera azienda dal punto di vista
culturale nel rispetto delle identità locali.