XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3026




        Onorevoli Colleghi! - La costa di Amalfi o "costiera amalfitana", com'è universalmente conosciuta, costituisce senz'altro uno dei principali tesori storico-artistici, paesaggistici ed ambientali del nostro Paese, protagonista della storia medievale, quando grazie alle sue navi Amalfi divenne la maggiore potenza commerciale e militare del Tirreno, divenne nel XIX secolo tappa obbligata per i viaggiatori, soprattutto inglesi e tedeschi, che seguendo le rotte del Grand Tour romantico raggiungevano le località più suggestive e ricche di testimonianze storiche ed artistiche dell'Italia, di quella meridionale in particolare. Il grande passato, la notorietà turistica dell'ottocento e la straordinaria bellezza che ancora oggi la costiera conserva, nonostante le profonde ferite provocate dall'abusivismo edilizio e da un uso del territorio completamente asservito all'effimero beneficio del turismo di massa, contrastano con la realtà dell'oggi fatta di abbandono dell'agricoltura di montagna, della conseguente fragilità del suolo, della crisi delle attività turistiche e della pesca e di una rete infrastrutturale non adeguata alla rinascita economica e sociale del territorio.
        Per riassumere lo stato dell'agricoltura in costiera basta pensare che oggi circa il 50 per cento dei terrazzamenti è abbandonato. Limoneti incolti, vitigni ormai improduttivi, grandi distese di piante infestanti sono il paesaggio che si presenta a chi salendo dal mare si trovi ad attraversare le impervie zone agricole della "costa diva", per non parlare dell'abbandono dell'opera costante ed essenziale di restauro e di conservazione delle "macerine", i tradizionali muretti a secco che delimitano le terrazze contribuendo anche a svolgere la funzione di indispensabile argine al lento sgretolamento dei costoni. Quanto al turismo, in otto anni si è avuto un decremento del numero degli addetti nei pubblici esercizi e nelle attività alberghiere di circa l'8 per cento per un numero di lavoratori complessivo dell'intero settore che raggiunge a malapena il 5 per cento della popolazione attiva. Le risorse significative stanziate nell'ultimo periodo per il turismo, a causa di una carente programmazione degli interventi, si sono dirette probabilmente verso chi ne avrebbe avuto meno bisogno e non sono riuscite a incidere sul principale problema del turismo in costiera, quello della banalizzazione turistica e della stagionalità marcata delle presenze, quando ci sarebbero tutte le premesse per lo sviluppo di un turismo di qualità e destagionalizzato.
        Della fragilità del territorio si è già detto ma vale la pena riprendere l'argomento: le continue frane che interessano la zona, oltre ad essere un autentico pericolo per l'incolumità delle persone, si pensi ai recenti episodi che hanno interessato il comune di Positano, provocano sovente l'interruzione dell'unica via di comunicazione fra i comuni della riviera e l'esterno, la strada statale n. 163. La Campania, com'è noto, è una delle regioni più interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico e gli stanziamenti regionali e statali destinati al risanamento bastano a malapena per gli interventi d'emergenza.
        La natura della costiera, la selvaggia bellezza di un tempo, che unita alle tante ricchezze artistiche ha recentemente convinto l'UNESCO a dichiarare l'intera area patrimonio dell'umanità, è oggi messa seriamente in pericolo sia dal ricordato abbandono delle zone rurali, che dal gran numero di incendi (provocati anche dalla mancata pulizia delle terrazze) che annualmente interessano le zone più vulnerabili, ma soprattutto da una situazione della depurazione delle acque e della gestione dei rifiuti che definire deficitaria è sicuramente troppo generoso.
        La mobilità interna e dall'esterno costituisce ormai una costante emergenza locale: raggiungere il golfo di Amalfi via terra è difficile, se non addirittura impossibile quando i frequenti smottamenti dei costoni riversano sull'asfalto grandi quantità di massi e detriti. Certo realizzare altre strade in un ambiente come quello è improponibile, ma probabilmente la razionalizzazione del sistema potrebbe migliorare la situazione: la realizzazione di poche aree di sosta per i veicoli, compatibile con il contesto ambientale, la predisposizione di un efficiente servizio di navette, il ricorso a modalità di trasporto alternative quali quelle via mare, sono solo alcuni dei possibili interventi migliorativi. Altro grave problema è quello dell'approvvigionamento energetico: da oltre vent'anni si lavora per la rete di distribuzione del metano che ha letteralmente divorato enormi risorse economiche e non ha ancora erogato un metro cubo del prezioso gas.
        Si potrebbe continuare all'infinito: mancano i presìdi sanitari di base, la pesca ha raggiunto i minimi storici, le produzioni artigianali tradizionali e i prodotti enogastronomici tipici e di qualità andrebbero sostenuti e veicolati efficacemente sul mercato nazionale ed estero, la domanda non manca, e in un'area afflitta da gravi problemi occupazionali e sociali tali risorse potrebbero creare tante opportunità di lavoro per i giovani.
        Lo strumento che con la presente proposta di legge si suggerisce, per rispondere all'esigenza di un reale e duraturo rilancio economico e sociale, è quello della programmazione e razionalizzazione degli interventi, oltre ad un consistente intervento finanziario dello Stato, che il nuovo articolo 119 della Costituzione sicuramente consente in contesti tanto preziosi ma al tempo stesso problematici del nostro Paese. L'accentramento delle decisioni nella Commissione prevista all'articolo 2, nell'ambito di uno strumento di coordinamento e pianificazione generale degli interventi valido in tutta l'area (articolo 3), si crede possa essere la giusta risposta alla necessità di spendere, ma soprattutto di spendere bene. Negli ultimi anni, infatti, più che la mancanza di risorse hanno pesato la discontinuità degli interventi determinata dall'incalzare dell'emergenza, la mancanza di un coordinamento degli stessi, la scarsa attitudine a considerare nella programmazione l'unicità della costiera come ambiente omogeneo. Lo schema che si propone, mutuato dall'intervento per Roma capitale, potrà essere considerato sproporzionato da alcuni, forse persino provocatorio, ma è arrivato il momento di porre con forza il problema della rinascita della "costiera amalfitana", del suo sviluppo compatibile, fonte di benessere per le popolazioni locali e di prestigio per l'intero Paese.




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