XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2979
Onorevoli Colleghi! - L'obiettivo della proposta di
legge è quello di consentire al cittadino di ottenere dal
magistrato il risarcimento dei danni che questi gli ha
eventualmente causato attraverso un comportamento doloso o
gravemente colposo, o in caso di diniego di giustizia.
Da questo punto di vista, occorre ricordare che già nel
1987 si tenne un referendum (il cosiddetto
"referendum Tortora") che mirava a far sì che il
giudice che avesse arrecato - con dolo o colpa grave - un
danno al cittadino, fosse tenuto a risponderne sul piano
civile: si trattava, in sostanza, di abrogare gli articoli 55,
56 e 74 del codice di procedura civile, che impedivano al
magistrato di rispondere in sede civile dei suoi errori, come
invece accadeva (e accade) per qualunque altro funzionario
dello Stato. Oltre l'80 per cento dei cittadini votò "sì",
indicando chiaramente la volontà di chiamare a rispondere, ad
esempio, i giudici che emanavano mandati di cattura
clamorosamente sbagliati a causa di omonimie non controllate,
o che ordinavano una carcerazione preventiva con leggerezza, o
che, in base a vaghi sospetti, mettevano a repentaglio i più
elementari diritti dei cittadini.
Subito dopo, però, il Parlamento (guidato dal terzetto
DC-PCI-PSI) "rapinò" il risultato del referendum votando
la cosiddetta "legge Vassalli" (legge n. 117 del 1988) che
travolse il principio stesso della responsabilità personale
del magistrato, per affermare quello, opposto, della
responsabilità dello Stato. La "legge Vassalli", infatti,
prevede che il cittadino che abbia subìto un danno ingiusto a
causa di un atto doloso o gravemente colposo da parte di un
magistrato non possa fargli direttamente causa, ma debba
invece chiamare in giudizio lo Stato e chiedere ad esso il
risarcimento del danno. Se poi il giudizio sarà positivo per
il cittadino, allora sarà lo Stato a chiamare a sua volta in
giudizio il magistrato, che, a quel punto, potrà rispondere in
prima persona, ma solo - si badi - entro il limite di un terzo
di annualità di stipendio. La "legge Vassalli" ha così
raggiunto il suo scopo: ridurre al minimo le domande di
risarcimento e ristabilire un regime di irresponsabilità per i
magistrati.
Attraverso l'approvazione della proposta di legge, invece,
si avrà la possibilità di chiamare in causa direttamente il
magistrato che ha errato dolosamente o per colpa grave.
La proposta di legge fa parte del gruppo di venticinque
proposte di legge di iniziativa popolare predisposto da:
"Radicali italiani", per ciascuna delle quali sono state
raccolte le firme di decine di migliaia di cittadini elettori,
malgrado sia stato negato il diritto di conoscerle, come
riconosciuto da 196 parlamentari di ogni schieramento politico
che si sono impegnati a depositarle - pur non condividendole
tutte nel merito - dopo ventotto giorni di sciopero della fame
attuato da Daniele Capezzone, segretario dei "Radicali
italiani".