XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2978
Onorevoli Colleghi! - L'obiettivo della presente
proposta di legge consiste nell'introduzione del voto
maggioritario uninominale a turno unico dei membri togati del
Consiglio superiore della magistratura (CSM), per ottenere il
risultato di "sganciare" l'elezione del candidato
dall'appartenenza ad una corrente ed alla relativa lista, e di
"legarla", invece, alle preferenze raccolte immediatamente e
direttamente sul suo nome, in base al suo prestigio e alle sue
capacità personali: in sostanza, si tratta di un primo e
decisivo passo per sottrarre i rappresentanti dei magistrati
alla lottizzazione correntocratica e per difendere la loro
effettiva indipendenza e libertà di giudizio.
Da questo punto di vista, occorre ricordare che, secondo
la Costituzione, il CSM è l'organo che deve garantire
l'indipendenza della magistratura dai condizionamenti politici
e partitici per tutto ciò che attiene alla sua organizzazione
interna (carriere, trasferimenti, provvedimenti disciplinari,
eccetera), e deve anche assicurare la professionalità del
corpo togato.
I due terzi dei suoi membri vengono eletti direttamente
dai magistrati (membri togati), mentre il restante terzo viene
eletto direttamente dal Parlamento (membri laici).
A decorrere dagli anni '60, però, in seno all'associazione
dei magistrati, nacquero correnti di diversa impostazione
ideologica, che cominciarono a dotarsi di propri organi
dirigenti, di uffici stampa, proprio come dei veri "partiti
dei magistrati". Da quando, poi, nel 1975, il sistema
elettorale dei membri togati del CSM (inizialmente uninominale
maggioritario) fu trasformato in proporzionale, questi non
sono più stati eletti perché stimati e rispettati dai colleghi
per il loro prestigio, la loro professionalità e la loro
preparazione, ma esclusivamente in quanto rappresentanti di
questa o quella corrente, di questo o quel "partito dei
magistrati": Magistratura democratica, Unità per la
Costituzione, Magistratura indipendente, e così via. Ed il
CSM, in pratica, è diventato un vero e proprio "parlamentino"
dei magistrati, con i diversi gruppi a confrontarsi, i
capigruppo, le loro riunioni in separata sede: un organismo
fortemente politicizzato, rispondente ad una ferrea logica
corporativa, che si contrappone al Parlamento disputandogli la
legittimità delle decisioni in materia di politica criminale,
e straripando, con la politicizzazione del proprio ruolo, ben
al di là del dettato costituzionale.
La proposta di legge, se approvata, consentirebbe di
sottrarre i magistrati alla lottizzazione delle correnti,
consentirebbe l'elezione dei migliori e più preparati tra i
candidati come membri del CSM, piuttosto che dei
rappresentanti di questa o quella corrente e, in ultima
analisi, consentirebbe di rompere il nesso perverso,
incostituzionale e a volte non trasparente, fra politica e
magistratura, restituendo ad entrambe la necessaria
autonomia.
La proposta di legge fa parte del gruppo di 25 proposte di
legge di iniziativa popolare predisposto dai "Radicali
italiani", per ciascuna delle quali sono state raccolte le
firme di decine di migliaia di cittadini elettori, malgrado
sia stato negato agli italiani il diritto di conoscerle, come
riconosciuto da 196 parlamentari di ogni schieramento politico
che si sono impegnati a depositarle - pur non condividendole
tutte nel merito - dopo 28 giorni di sciopero della fame
attuato da Daniele Capezzone, segretario dei "Radicali
italiani".