XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2977
Onorevoli Colleghi! - L'obiettivo che la presente
proposta di legge si pone è quello di ridurre drasticamente i
tempi di custodia cautelare in carcere per i cittadini in
attesa del processo.
L'articolo 13, quinto comma, della Costituzione riserva
alla legge il compito di stabilire i limiti massimi della
carcerazione preventiva; l'articolo 27, secondo comma, della
stessa Costituzione considera l'imputato "non colpevole" fino
alla condanna definitiva; per giunta, lo stesso principio
della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva -
insieme al diritto ad un giusto e rapido processo - è ribadito
da una serie di altre norme internazionali pattizie (articolo
6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo
e delle libertà fondamentali, resa esecutiva dalla legge n.
848 del 1955, e articolo 14, paragrafo 2, del Patto
internazionale relativo ai diritti civili e politici, reso
esecutivo dalla legge n. 881 del 1977) vincolanti per
l'Italia.
Ne discende inevitabilmente che "la legge" a cui il citato
articolo 13, quinto comma, della Costituzione fa rinvio, nello
stabilire i limiti massimi di custodia cautelare preventiva
(prima cioè di qualsiasi condanna definitiva e ad accertamento
giudiziario in corso), dovrebbe essere improntata ai princìpi
appena richiamati, che impongono - innanzitutto al legislatore
ordinario - delle precise regole di condotta, attraverso
scelte normative conformi da un lato alla presunzione
d'innocenza e dall'altro al diritto ad un giusto e rapido
processo.
A fronte di questa situazione, il codice di procedura
penale prevede invece la possibilità di dilatare i termini di
custodia cautelare, per i reati più gravi, ma pur sempre in
una situazione di presunta innocenza di un individuo, fino a
nove anni, cioè fino a 108 mesi, fino a 3.285 giorni, in
attesa di una sentenza definitiva!
Si tratta di una scelta non in linea con le premesse di
principio sancite dalla Costituzione. Si giunge infatti a
mantenere il regime di detenzione carceraria fino a nove anni
senza che sia intervenuto un accertamento di colpevolezza
scaturito da una sentenza irrevocabile.
Non a caso, infatti, il 45,11 per cento della popolazione
carceraria in Italia è in attesa di giudizio: un popolo di
presunti innocenti, in custodia cautelare.
La proposta di legge mira a porre rimedio a questa
situazione imponendo dei termini massimi di un anno per i
reati più gravi, dilatabili, in virtù di sospensioni di
diversa natura, fino a due anni.
Sono previste inoltre modifiche all'articolo 54 della
legge 26 luglio 1975, n. 354, recente norme sull'ordinamento
penitenziario e sulla esecuzione delle misure preventive e
limitative della libertà, per migliorare le condizioni di vita
e di sicurezza nelle carceri. Ogni anno i tribunali di
sorveglianza riescono a evadere solo poche migliaia di
pratiche riguardanti la liberazione anticipata dei detenuti,
con altissimi costi in termini di risorse finanziarie ed
economiche necessarie per assicurare la loro presenza fisica
alle udienze, mentre decine di migliaia di istanze restano
senza risposta. Se si considera la situazione di crescente
sovraffollamento delle carceri italiane con i conseguenti
problemi relativi alla vivibilità e al rispetto dei diritti
umani dei detenuti, e il fatto che nel 1998 su 31.487 domande
di liberazione anticipata, ne sono state accolte ben 23.827,
si comprendono l'importanza e l'utilità di rendere automatica
la concessione del beneficio, ricorrendo al tribunale di
sorveglianza solo nel caso in cui la direzione dell'istituto
di pena segnali con relazione motivata la condotta negativa
del detenuto.
Si propone inoltre di aumentare da 45 a 60 i giorni di
sconto di pena per ogni semestre, per rafforzare il "patto" di
convivenza civile nelle prigioni, incentivare la buona e
regolare condotta e l'adesione a tutte le opportunità
risocializzanti che l'espiazione della pena offre, prendendosi
al contempo cura della sicurezza delle decine di migliaia di
operatori penitenziari che vivono quotidianamente a contatto
con i detenuti, a rischio della propria incolumità.
La proposta di legge fa parte del gruppo di 25 proposte di
legge di iniziativa popolare predisposto dai "Radicali
italiani", per ciascuna delle quali sono state raccolte le
firme di decine di migliaia di cittadini elettori, malgrado
sia stato negato agli italiani il diritto di conoscerle, come
riconosciuto da 196 parlamentari di ogni schieramento politico
che si sono impegnati a depositarle - pur non condividendole
tutte nel merito - dopo 28 giorni di sciopero della fame
attuato da Daniele Capezzone, segretario dei "Radicali
italiani".