XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2975
Onorevoli Colleghi! - La proposta di legge affronta uno
dei nodi più spinosi del mercato del lavoro: la disciplina dei
licenziamenti individuali. Attualmente in Italia per i
lavoratori dipendenti delle aziende private sono in vigore due
differenti discipline, a seconda che il lavoratore sia assunto
in un'azienda con più o meno di quindici dipendenti. In ogni
caso il licenziamento individuale deve essere motivato da
"giusta causa" o "giustificato motivo". Qualora il magistrato
stabilisca che non sussiste nessuna di queste due motivazioni,
nel caso di licenziamento operato in un'azienda con più di
quindici dipendenti, viene decretato automaticamente il
reintegro del lavoratore nel posto di lavoro, con condanna del
datore di lavoro al pagamento di tutte le retribuzioni e di
tutti i contributi relativi al periodo dal licenziamento alla
sentenza, che spesso giunge dopo numerosi anni. Tale
meccanismo di automaticità del reintegro è riscontrabile solo
in Italia. Il licenziamento senza giusta causa operato da un
datore di lavoro con meno di quindici dipendenti viene invece
sanzionato dal giudice con la corresponsione al lavoratore
licenziato di un indennizzo monetario, non essendo in questo
caso applicabile l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori
(legge n. 300 del 1970). L'attuale disciplina, quindi, crea
un'ingiustificabile disparità di trattamento nell'ambito del
lavoro dipendente privato. Ma soprattutto determina una
situazione di estrema rigidità del mercato del lavoro che è
una delle principali cause dell'elevato tasso di
disoccupazione in Italia (in particolare tra i giovani), di un
ricorso, fin troppo massiccio ormai, ai contratti atipici
nonché dell'elevatissima percentuale di disoccupati di lungo
periodo. Sul fronte delle imprese più grandi, il citato
articolo 18 funziona come potente deterrente a nuove
assunzioni con "normali" contratti a tempo indeterminato; per
le aziende più piccole, invece, l'articolo 18 costituisce un
disincentivo alla crescita degli addetti oltre le quindici
unità.
La proposta di legge punta all'introduzione di un unico
regime sanzionatorio dei licenziamenti senza giusta causa, con
l'introduzione di un forte indennizzo monetario graduato in
base all'età e alla professionalità del lavoratore. In questo
modo si avvicina la disciplina italiana dei licenziamenti
individuali a quella vigente nel resto d'Europa, offrendo ai
lavoratori una tutela che non finisca per costituire un
fattore di scarsa competitività delle imprese ed un
disincentivo alla creazione di nuovi posti di lavoro. La
disposizione del reintegro nel posto di lavoro, naturalmente,
resta immutata per i licenziamenti discriminatori o per
rappresaglia (nel caso, ad esempio, di attività politica o
sindacale).
Infine, la proposta di legge introduce un sistema
generalizzato di sostegno al reddito di tutti i disoccupati
secondo i criteri più avanzati sperimentati nei vari Paesi
europei. In particolare si prevede un sussidio di durata
limitata (48 mesi) e vincolato alla ricerca - e
all'accettazione - di una nuova occupazione nonché
all'accettazione di percorsi formativi. Si colma così una
grave lacuna nelle politiche sociali italiane: il sostegno al
reddito dei disoccupati - se si escludono strumenti parziali e
discutibilissimi quali la cassa integrazione guadagni - è
stato, fino ad oggi, sostanzialmente nullo.
La proposta di legge fa parte del gruppo di venticinque
proposte di legge di iniziativa popolare predisposto dai
"Radicali italiani", per ciascuna delle quali sono state
raccolte le firme di decine di migliaia di cittadini elettori,
malgrado sia stato negato agli italiani il diritto di
conoscerle, come riconosciuto da 196 parlamentari di ogni
schieramento politico che si sono impegnati a depositarle -
pur non condividendole tutte nel merito - dopo ventotto giorni
di sciopero della fame attuato da Daniele Capezzone,
segretario dei "Radicali italiani".