XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2970
Onorevoli Colleghi! - Il dibattito provocato dai
drammatici fatti di Napoli e di Genova dello scorso anno per i
quali la magistratura ha avviato un'indagine giudiziaria non
deve far dimenticare una delle questioni centrali sollevate
nell'immediatezza dei fatti ed anche all'epoca delle audizioni
della commissione di indagine. Il rischio, infatti, è che la
questione della formazione delle Forze di polizia, e della
Polizia di Stato in particolare, sia oscurata dallo scontro
politico sull'equilibrio tra alcuni dei poteri istituzionali,
rimandando, sine die, quell'intervento legislativo che
potrebbe, in concreto, migliorare un settore strategico per la
vita democratica dello Stato.
La legge n. 121 del 1981, con la quale si è voluto creare
un corpo di polizia civile all'altezza degli attuali compiti
di tutela della sicurezza e dei diritti dei cittadini, ma che
ha anche dettato importanti princìpi di coordinamento tra
tutte le Forze dell'ordine, ha previsto, all'articolo 60, le
regole generali per la formazione e l'aggiornamento del
personale della Polizia di Stato.
Ebbene, oggi tale articolo - non solo alla luce dei fatti
di Napoli e di Genova che rappresentano solo una minima parte
del quotidiano e delicato lavoro svolto dalle Forze
dell'ordine - appare largamente insufficiente ad assicurare
agli operatori della Polizia di Stato la preparazione
necessaria a fronteggiare i problemi derivanti
dall'accresciuta complessità del tessuto sociale.
E' dunque assolutamente indispensabile fornire alla
Polizia di Stato gli strumenti per adeguare la propria azione
ai nuovi bisogni di sicurezza provenienti dalla società,
bisogni che oggi comportano una partecipazione attiva degli
stessi cittadini
all'elaborazione delle strategie più efficaci per la loro
tutela. La presente proposta di legge si prefigge dunque di
modificare l'impianto e i contenuti del citato articolo 60
della legge n. 121 del 1981.
In primo luogo, come si fa al comma 1 del novellato
articolo 60, si tratta di ribadire i princìpi e i valori guida
espressi dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea, dalle convenzioni
internazionali sui diritti umani e dal codice deontologico
emanato dalle Nazioni Unite, ai quali deve essere ispirata
l'azione della Polizia di Stato.
Da ciò deriva l'esigenza, ripresa al comma 2, che
l'insegnamento e l'aggiornamento professionale forniscano a
tutti gli operatori della Polizia di Stato le conoscenze
culturali, tecniche ed operative per lo svolgimento dei
compiti di tutela e di promozione dei diritti individuali e
collettivi, di sostegno delle vittime di reato e di tutela
della legalità.
La Polizia di Stato assume a pieno titolo le
responsabilità di garante, certo non il solo, dei diritti di
cittadinanza e di agente di coesione sociale in concorso con
gli altri enti pubblici e privati che si muovono in ambiti
affini (comma 3).
Uno degli strumenti prescelti per adeguare la formazione
del personale della Polizia di Stato ai delicati compiti
descritti è quello della interdisciplinarietà delle materie
oggetto di insegnamento e di aggiornamento. Si tratta, in
sostanza (comma 4), di affiancare alla preparazione giuridica
anche una preparazione che coinvolga conoscenze, non
generiche, di sociologia, psicologia ed economia al fine di
allargare le competenze dell'operatore di polizia in ordine ai
processi sociali che lo vedono, spesso, quale attore
primario.
E' necessario cioè, rompere quel criterio di
autoreferenzialità che, molto spesso, guida l'azione della
pubblica amministrazione rendendo, al contempo, pienamente
operativo il concetto di formazione permanente (comma 7).
Troppo spesso gli operatori della Polizia di Stato,
soprattutto nei loro livelli gerarchici più bassi, dopo il
corso di formazione iniziale vengono letteralmente abbandonati
a se stessi, mentre l'aggiornamento è affidato all'iniziativa
ed alle risorse personali.
Questo è assolutamente insostenibile per una moderna Forza
di polizia. E' in gioco non soltanto l'aggiornamento
professionale, elemento di per sé determinante per la qualità
del servizio reso, ma la stessa motivazione personale
dell'operatore che, grazie ad un'attenta e puntuale opera di
formazione permanente, può sentirsi oggetto di reale
attenzione da parte della propria amministrazione.
Dei corsi di formazione e di aggiornamento deve essere
reso conto in un apposito libretto che contribuisce a formare
il curriculum vitae dell'operatore. Tale documento,
insieme al fascicolo personale, diventa elemento di
valutazione per l'affidamento di incarichi adeguati alla sua
preparazione e alle aspirazioni di ciascuno (comma 7).
La formazione e la preparazione devono inoltre prevedere
periodi di applicazione pratica presso enti interni ed esterni
(commi 5 e 6).
Questa sorta di tirocinio cerca di affrontare due ordini
di problemi. Da un lato l'operatore della polizia ha, spesso,
una scarsa conoscenza dei soggetti che, sul territorio,
operano in ambiti coinvolti nelle tematiche della sicurezza,
siano essi soggetti pubblici o privati; si pensi, per esempio,
a coloro che si occupano di marginalità sociale, di recupero
delle tossicodipendenze o che sono impegnati sul fronte
dell'educazione alla legalità delle fasce sociali più giovani.
Sono quindi previsti nella presente proposta di legge
specifici periodi di applicazione presso tali strutture allo
scopo di apprenderne le regole di funzionamento e di conoscere
da vicino i ruoli esercitati da coloro che ne sono
protagonisti.
Dall'altro lato, la semplice permanenza dell'operatore di
polizia presso una delle scuole di formazione previste dalla
legge n. 121 del 1981, da sola non basta a fornire gli
elementi necessari per l'effettivo ingresso nel mondo del
lavoro.
Il passaggio dalla teoria alla pratica va accompagnato con
maggiore attenzione. Ecco perché la proposta di legge prevede,
già durante i corsi di formazione, periodi di applicazione
presso le strutture operative della Polizia di Stato; è
prevista, inoltre, presso tutti i reparti, centrali e
periferici, l'istituzione di specifiche figure di tutor
interni che accompagnano il nuovo arrivato nel delicato
periodo di acclimatamento al nuovo ufficio anche allo scopo di
trasmettergli le regole di funzionamento generali nonché
istruirlo sul ruolo globale esercitato nella comunità nella
quale esso è inserito (comma 8).
Quanto ai contenuti ed ai programmi di insegnamento,
questi devono essere aperti al contributo della società civile
e dei soggetti che ne fanno parte. Una specifica commissione
mista presieduta dal Capo della Polizia di Stato (comma 9) e
formata da autorevoli personalità scelte nel campo dei diritti
umani, delle materie giuridiche e sociologiche e delle scienze
della formazione, è incaricata di redigere i programmi di
insegnamento, nonché di individuare gli ambiti esterni
all'Amministrazione della pubblica sicurezza nei quali
svolgere i periodi di applicazione.
Alla commissione spetta anche il compito di indicare i
criteri generali di valutazione di tali periodi per il loro
inserimento nel libretto personale della formazione e
dell'aggiornamento. Per quanto riguarda i soggetti chiamati a
fare formazione (comma 10), costituiscono ambiti privilegiati
di reclutamento le università e le associazioni che si
occupano di tutela dei diritti e di integrazione sociale.
Al Ministro dell'interno spetta il compito di riferire
annualmente al Parlamento (comma 11). Sono, infine, mantenute
inalterate le strutture della Polizia di Stato deputate alla
formazione e all'aggiornamento dei suoi operatori (comma
12).
La presente proposta di legge scaturisce dalle esperienze
e dalle riflessioni di diversi soggetti impegnati da diversi
anni sui temi in oggetto e in particolare dell'associazione
"Antigone".