XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2956
Onorevoli Colleghi! - Il testo che presentiamo è
radicalmente innovativo, per due ordini di ragioni: per la
modalità con cui è stato redatto e per le soluzioni che
prospetta ai molti problemi della cinematografia italiana.
E' una legge "per" il cinema italiano, che, con orgoglio,
riteniamo possa essere considerata una legge "del" cinema
italiano, da esso espressa, da esso voluta, da esso
sostenuta.
Una legge attesa da almeno trent'anni.
Una legge destinata sostituire la legge n. 1213 del 1965,
ed il suo parziale aggiornamento, introdotto con il
decreto-legge n. 26 del 1994, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 153 del 1994: una legge destinata a riordinare,
sebbene per princìpi generali, l'intervento della Repubblica
nella cinematografia, anche alla luce del nuovo assetto
federalista del Paese (in effetti, regioni, province e comuni
sono attivamente coinvolti nei meccanismi decisionali previsti
nella presente proposta di legge).
Questo testo non è un testo di Alleanza Nazionale o di
Forza Italia o della Casa delle Libertà, o di una o più parti
politiche (sintonie ed unioni di intenti che, già in sé, sono
apprezzabili, dato il policentrismo di posizioni che sempre
emergono in materia di politiche culturali, anche all'interno
di maggioranze ed opposizioni, data la delicatezza della
materia) ma, semplicemente, un testo "per" e "del" cinema
italiano.
Un testo che ha l'ambizione di aver interpretato le
aspettative del cinema italiano tutto, dei suoi cervelli e
delle sue manovalanze, dei suoi creativi e dei suoi tecnici.
Finanche, le aspettative dei suoi spettatori.
E' una legge di tutto il cinema italiano, senza
distinzioni estetiche o ideologiche, professionali o
politiche.
Se ci si consente l'aggettivo, si pone quasi come legge
"ecumenica".
La proposta di legge è basata su alcuni criteri-cardine:
modernizzare, liberalizzare, deburocratizzare. E' una legge di
impianto federalista ed anti-assistenziale. E' una legge
ispirata ad efficienza, efficacia, flessibilità,
trasparenza.
E' una legge che innova, ma senza distruggere
completamente l'architettura pre-esistente, per evitare - come
suol dirsi con efficace metafora - che, per gettare l'acqua
sporca, si getti anche il bambino.
Si tratta di una proposta di legge ispirata a princìpi di
libertà d'espressione e di libertà d'impresa, sulla quale ci
auguriamo non potrà non registrarsi un'ampia convergenza,
anche da parte delle opposizioni, che siamo sicuri vorranno
rinunciare - almeno in questo caso - a dinamiche
aprioristiche, e sapranno accogliere la bontà degli intenti e,
riteniamo, l'efficacia dei risultati. Anche perché, lo
riconosciamo, alcune convergenze sono oggettive,
nell'interesse della collettività e della comunità degli
operatori: per esempio, sulla necessità di deburocratizzare,
di effettuare verifiche di efficacia, di ridurre la
discrezionalità dei processi selettivi, di rendere trasparenti
le procedure, eccetera. E' una proposta di legge frutto di un
lungo lavoro di studio (anche dei migliori modelli stranieri),
di preparazione e di scrittura, caratterizzato da una continua
analisi critica (e autocritica), e di correzione del testo che
si andava via via delineando: una gestazione durata molti
mesi, rivista e corretta a seguito di decine di incontri di
lavoro con le molte anime della cinematografia (autori,
produttori, tecnici, eccetera).
Ragione principale di questo lungo impegno è stata la
volontà, sempre presente fin dal primo momento, di cercare di
capire a fondo i problemi, le necessità e le istanze di tutte
le categorie operanti nel settore cinematografico, senza
preconcetti e senza pregiudizi, allo scopo di dare loro una
risposta chiara e soddisfacente, attraverso la creazione di un
contesto normativo, libero e forte, favorevole ad un'attività
di impresa che unisca alle competenze artistico-creative
quelle organizzativo-manageriali.
Durante questi mesi abbiamo ascoltato e ci siamo
continuamente confrontati con rappresentanti degli
imprenditori, degli autori, dei tecnici e di tutti gli altri
operatori, cercando di mettere a punto, insieme a loro e per
loro, una sintesi tecnica e politica, che tenesse conto di
tutte le esigenze, e le armonizzasse stimolando sinergie e
liberando nuove risorse a favore del settore.
La caratteristica principale e vorremmo sostenere quasi il
"vanto" della proposta di legge è, infatti, a nostro avviso,
proprio la "collegialità".
E' un lavoro di "tanti" che hanno dato tutti un contributo
tale da fornire sostanza e consistenza alle idee portanti e
qualificanti di questo lavoro: un lavoro a tavolino, ma avendo
tra le carte gli appunti di molte, spesso faticose, riunioni
di lavoro sul campo.
Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno fornito
preziosi contributi, tecnici e di esperienza, a questo testo:
non pochi di essi non si riconoscono necessariamente nelle
parti politiche che hanno promosso l'iniziativa, ma sappiamo
che si riconoscono in questa legge. E' anche questa, crediamo,
la funzione più nobile della politica, ancora più nobile nella
delicata materia delle politiche culturali: superare le
visioni di partenza, e di parte, nell'interesse della comunità
degli operatori e, oltre, della collettività.
Questa è la proposta di legge di tutto il cinema italiano,
che nasce dal suo "cuore" e dalle sue esigenze, e che vuole
contribuire a farlo tornare grande come merita, ricompensando,
finalmente, la passione, il lavoro e la perseveranza di tutti
coloro che ne fanno parte.
L'impegno è stato grande, intenso, appassionato, così come
è stata grande la voglia di fare bene: speriamo di esserci
riusciti.
Vogliamo che quanto proponiamo rafforzi il nostro cinema
come industria creativa, ma un'industria che continui a
produrre i grandi film che l'hanno resa famosa nel mondo
nel corso del tempo, dando cultura e commozione, coscienza
civile e visione critica della realtà, ma anche
intrattenimento e gioia a centinaia di milioni di persone.
Questo testo supera la contrapposizione tra cinema
"d'arte" e cinema "commerciale", tra cinema "d'autore" e
cinema "di cassetta", con l'intento di abbattere gli steccati
ideologici ed estetici, di stimolare la contaminazione di
linguaggi, senza "lande protette" che corrono il rischio di
essere frequentate solo da un manipolo di autori, chiusi nelle
loro eburnee torri intellettualistiche ed elitarie. Crediamo
nel cinema come rapporto (buono o cattivo, che sia) con il
pubblico, non come operazione solipstistica autorefenziale.
Crediamo nel cinema per il pubblico, non nel cinema contro
il pubblico.
Le caratteristiche principali e qualificanti della
presente proposta di legge, che hanno come scopo quello di
migliorare ciò che c'era di buono nelle norme precedenti (non
tutto è infatti da cestinare, e certamente va mantenuto un
ruolo propulsivo della mano pubblica) e modificare ciò che era
sbagliato o superato (dall'incalzare dei tempi, dai fallimenti
del passato, dalla convergenza multimediale, dalla
globalizzazione dei mercati e delle culture) sono esposte di
seguito.
L'articolato appare lungo, ma la quantità di materie nelle
quali si interviene, pur con princìpi generali, è notevole (si
ricordi anche che la legge di riferimento, la n. 1213 del 1965
- che sostanzialmente la proposta di legge intende andare a
sostituire - contava oltre 60 articoli, il doppio di quelli
previsti in questa sede).
In estrema sintesi:
il capo I (articolo 1) pone una serie di princìpi
generali;
il capo II (articoli da 2 a 6) descrive funzioni,
struttura e funzionamento dell'Istituto per lo sviluppo del
cinema spa;
il capo III (articoli da 7 a 12) è dedicato alle
agevolazioni fiscali;
il capo IV (articoli da 13 a 18) descrive le modalità
del sostegno economico pubblico;
i capi V (articolo 19), VI (articolo 20), VII (articoli
da 21 a 24), VIII (articolo 25) sono dedicati,
rispettivamente, ai film per ragazzi, ai cortometraggi,
alla distribuzione ed all'esercizio, alle tecnologie
innovative;
il capo IX (articoli da 26 a 28) è dedicato ai rapporti
tra cinema e televisione;
il capo X (articolo 29) alla revisione dei film
cinematografici (la cosiddetta "censura");
il capo XI (articolo 30) detta norme per rafforzare la
lotta alla pirateria;
il capo XII (articolo 31) riguarda norme essenzialmente
applicative (regolamento di attuazione, norma transitoria,
entrata in vigore, delega al Governo).
Il testo si pone come legge moderna ed aperta, nel
rispetto delle nuove norme del titolo V della parte seconda
della Costituzione e rappresenta il primo tassello di
un'auspicabile riforma complessiva del settore dello
spettacolo. Alla luce anche di quanto sopra esposto abbiamo
dovuto affrontare due questioni nodali:
il nuovo rapporto tra Stato, regioni, province e comuni,
dato che appare legittimo, alla luce del nuovo titolo V della
parte seconda della Costituzione (ma anche - va riconosciuto -
alla luce della nuova maggioranza che governa il Paese ormai
da un anno), un loro ruolo attivo e compartecipe, con assoluta
parità di diritti (e di doveri) rispetto alle tradizioni
Stato-centriche, nella "regia" del sistema dello spettacolo e
finanche nella cinematografia: siamo i primi a credere che la
visione "romanocentrica" del cinema debba essere superata
(senza ovviamente depotenziare l'industria del cinema romano,
che resta una delle più importanti della Capitale e del
Paese), e crediamo che il seme lanciato dalle Film
Commission possa dare ormai buoni frutti, in una
prospettiva federalistica della cultura della Repubblica;
la pluridecennale polemica tra "assistenzialismo" e
"liberismo", che non è solo italiana, ma attraversa tutti gli
Stati membri dell'Unione europea, che tutti, sebbene con
modalità diverse, intervengono a sostegno della
cinematografia: abbiamo identificato uno strumento innovativo,
qual è l'associazione in partecipazione della Repubblica nelle
iniziative (soprattutto produttive) cinematografiche, sulla
base del principio che la mano pubblica interviene con un euro
laddove la mano privata rischia un euro. Questo principio non
appare in contrasto con le direttive europee in materia di
aiuti di Stato, perché si tratta di un meccanismo promozionale
e di stimolo, non assistenziale. La partecipazione della
Repubblica avviene con dinamiche differenziate, standardizzate
e selettive, in funzione della diversa opzione adottata dai
proponenti.
Premessa l'esigenza di garantire risorse certe al cinema,
viene previsto che la quota del Fondo unico per lo spettacolo
destinata al cinema non possa essere inferiore al 25 per cento
del totale del medesimo Fondo, cioè alla quota che
originariamente era stata prevista dalla legge n. 163 del
1985, via via ridotta, nel corso del tempo, per privilegiare -
ingiustamente - altri settori dello spettacolo.
Innanzitutto, abbiamo deciso di introdurre, alla luce
anche di esperienze di altri Paesi europei, un sano principio
di separazione della gestione e del controllo: il controllo
resta nelle competenze dirette della Repubblica, ma la
gestione viene affidata ad un organismo nuovo, l'Istituto per
lo sviluppo del cinema spa, una società per azioni (nel cui
capitale entra dapprima lo Stato, ma poi le regioni, le
province, i comuni, una sorta di "tavolo interistituzionale",
centrale - perché non può essere altrimenti, date le
caratteristiche strutturalmente non locali della
cinematografia - ma non statale), che gestisca, in modo
coerente ed organico, con le adeguate tecnicità, la parte più
"industriale" dell'intervento di sostegno pubblico.
L'obiettivo è anche quello di una complessiva
deburocratizzazione della macchina dell'intervento pubblico
nel settore cinematografico: per usare una efficace
espressione del compianto professor Biagi, "occorre rompere
con la tradizione e la cultura dei timbri e delle pratiche
burocratiche". Non solo nel mercato del lavoro, ma anche nella
cinematografia.
Alla Direzione generale per il cinema del Ministero per i
beni e le attività culturali resta una funzione di
supervisione complessiva del sistema, di elaborazione
strategica dell'intervento del Ministro, la gestione dei fondi
dedicati alle attività di promozione culturale (i
festival, in primis), ed ovviamente la
vigilanza sull'Istituto per lo sviluppo del cinema spa, nuovo
"cuore" e "polmone" del sistema, volàno di nuove risorse
economiche e finanziarie extra Fondo unico per lo
spettacolo.
La parte destinata al cinema del Fondo unico per lo
spettacolo verrà divisa in due parti:
il 90 per cento viene destinato all'Istituto per lo
sviluppo del cinema spa, iniziative di progettazione,
produzione, distribuzione, industrie tecniche, promozione,
esportazione;
il 10 per cento viene gestito direttamente dalla
Direzione generale per il cinema del Ministero: attività
promozionale culturale (a partire dai festival).
L'Istituto per lo sviluppo del cinema spa, tra l'altro,
dovrà svolgere le funzioni attualmente attribuite alle due
commissioni (cinema e credito cinematografico) previste dal
decreto-legge n. 545 del 1996, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 650 del 1996, e, elemento rilevante di novità,
accrediterà, direttamente presso la banca scelta dal
produttore, la partecipazione ai costi di produzione dei
film prevista dalla presente proposta di legge, nonché
incaricherà le società di revisione che controlleranno i
preventivi, la contabilità e i consuntivi relativi ai film
ammessi a partecipazione, svolgendo, nell'uno e nell'altro
caso, i compiti e le funzioni attualmente ancora svolti dalla
Banca nazionale del lavoro.
Per quanto riguarda il cosiddetto "fondo di garanzia" esso
continua, nella sostanza, ad esistere, ma quello della
Repubblica cessa di essere un'intervento di tipo
assistenziale, per diventare effettiva "partecipazione", al
fine di stimolare e di valorizzare le capacità gestionali ed
imprenditoriali del produttore, oltre che a metterlo di fronte
alle proprie responsabilità rispetto agli impegni
sottoscritti. L'Istituto parteciperà ai costi di produzione
tenendo conto, nel vaglio dei progetti, non solo del valore
artistico e culturale ma anche dell'aspetto spettacolare e
commerciale, della diversificazione dei generi, e riservando
una quota di almeno il 10 per cento alle opere prime.
Il produttore, inoltre, non potrà più avere contributi
tali da coprire, nei fatti, il costo totale del film ma
solo una percentuale del 45 per cento (con un importo massimo
di 5 milioni di euro), e avrà l'onere di reperire sul mercato
la restante quota del 55 per cento. Nel caso di opere
coprodotte, o di opere destinate all'infanzia, la quota della
Repubblica potrà arrivare fino al 50 per cento, tetto massimo
insuperabile.
Il principio è quello già esposto: un euro di mano
pubblica, laddove il privato rischia un euro. Questo semplice
meccanismo, inderogabile, impedirà la realizzazione di opere
"clientelari" da parte di produttori e di autori "amici degli
amici", di "bande" di qualsivoglia colore, in quanto solo i
progetti validi in termini culturali ma anche commerciali
potranno trovare dei finanziatori privati, sui mercati
nazionali ed internazionali.
Il produttore dovrà, entro un anno dall'ottenimento della
partecipazione al suo progetto, reperire i capitali necessari
per coprire la sua quota.
Tali capitali sono naturalmente rappresentati dalle
coproduzioni, dalla prevendita dei diritti di antenna-tv,
dalla defiscalizzazione, dall'apporto di capitale proprio,
eccetera, e possono essere trovati solo se si ha in mano un
progetto convincente, con prospettive di remunerazione
dell'investimento effettuato.
Quei produttori avventurieri, dotati solo delle amicizie
"giuste" che creavano società ad hoc (presto messe in
liquidazione, spesso con fallimenti pilotati) per realizzare
un solo film (spesso invisibile, se non addirittura
invedibile), sono destinati a scomparire: rimarranno sul
mercato solo i veri produttori, la parte sana del sistema, non
quella parassitaria.
Saranno privilegiate e ulteriormente favorite le
coproduzioni con altri Paesi membri dell'Unione europea, le
quali rappresentano il futuro della produzione
cinematografica, elevando la quota di partecipazione
dell'Istituto per lo sviluppo del cinema spa fino al tetto
massimo del 50 per cento dei costi di produzione (con un
importo massimo di 6,5 milioni di euro). Stesso tetto del 50
per cento potrà essere raggiunto nel caso dei film per
ragazzi, considerati un utile strumento culturale e sociale di
formazione e crescita dei giovani.
I cortometraggi, considerati un importante strumento per
la crescita di nuove professionalità nel settore
cinematografico, verranno invece "finanziati" con un importo
che non potrà in nessun caso superare i 100 mila euro.
Altri elementi qualificanti sono l'introduzione della
"producer fee", nella misura dei 10 per cento, che viene
interpretato come giusto guadagno del produttore, e diviene
parte integrante dei costi di produzione, e l'anticipo da
parte dell'Istituto per lo sviluppo del cinema spa per le
spese di preparazione del film, del 10 per cento della
sua quota di partecipazione, come pure l'erogazione da parte
dell'Istituto del 20 per cento della sua quota di
partecipazione all'inizio delle riprese del film.
L'Istituto parteciperà inoltre, sempre nella misura del 45 per
cento, ai costi di edizione, distribuzione e promozione, sia
in Italia che all'estero, dei film di cui avrà
partecipato ai costi di produzione. La Repubblica potrà
intervenire attraverso due sistemi in qualche modo alternativi
tra loro ed i produttori dovranno scegliere tra le due
opzioni: attraverso criteri standardizzati (basati soprattutto
sulla solidità economica del progetto e del proponente) ed
attraverso criteri selettivi (basati su pareri sulle
potenzialità espressive del progetto). In entrambi i casi,
verranno introdotti una serie di "paletti", che stimolino, al
tempo stesso, la serietà delle iniziative imprenditoriali e la
qualità dei progetti, ed ostacolino iniziative sganciate da un
sano rapporto con il mercato. Per esempio: andrà preso in
considerazione l'esito, sia commerciale (incassi) sia
culturale (premi ai festival) dei film prodotti in
passato; per gli autori alla prima opera di lungometraggio,
sarà opportuno visionare i cortometraggi di esordio.
Meccanismi semplici - come si osserva - ma che consentiranno
una radicale modificazione di prospettiva.
Le opere prime potranno essere prodotte sia utilizzando il
primo criterio (standard) sia il secondo (selettivo), ma
è comunque previsto che vengano realizzate - attraverso i
criteri selettivi - almeno dieci lungometraggi opere prime
l'anno.
L'introduzione di consistenti agevolazioni fiscali fornirà
un ulteriore sostegno al settore cinematografico, in quanto
riguarderà sia i produttori e i distributori indipendenti
(detassazione degli utili reinvestiti) sia le persone
giuridiche operanti in settori diversi da quello
cinematografico (una concreta applicazione di quel "tax
shelter" che viene invocato dal settore ormai da almeno un
paio di decenni). Viene previsto che non costituiscono reddito
imponibile, ai fini delle imposte dirette, nel limite dell'80
per cento per le imprese del settore e del 30 per cento per le
imprese extrasettoriali, gli utili dichiarati che vengano
impiegati nella produzione o nella distribuzione di film
prodotti o distribuiti da produttori e da distributori
indipendenti.
Le agevolazioni previste per i produttori e distributori
indipendenti sono estese anche agli esercenti che hanno
programmato nell'esercizio fiscale di riferimento almeno il 40
per cento di film nazionali ed europei.
Particolarmente importante e certamente innovativo è anche
il criterio di ripartizione dei proventi fra l'Istituto e il
produttore o il distributore. Infatti, è previsto che tutti i
proventi derivanti dallo sfruttamento commerciale del film
vadano anzitutto a coprire il 51 per cento dei costi a
carico del produttore o del distributore, mentre i successivi
proventi vengono così ripartiti: 70 per cento all'Istituto e
30 per cento al produttore o al distributore sino a recupero
totale da parte dell'Istituto, 30 per cento all'Istituto e 70
per cento al produttore o al distributore da quel momento in
poi.
Sia nel caso della produzione sia in quello della
distribuzione ci troviamo di fronte, nei fatti, ad una
innovativa figura giuridica che richiama "l'associazione in
partecipazione", dove il produttore o il distributore assume
la figura dell'associante, e l'Istituto quella dell'associato,
per la realizzazione di un prodotto cinematografico.
La proposta di legge affronta anche lo spinoso problema
dei rapporti tra cinema e televisione, in particolare per
quanto concerne la definizione e la regolamentazione delle
quote di investimento delle emittenti televisive soggette alla
giurisdizione italiana, stabilendo, tra l'altro, che la quota
di investimento fissata dal comma 5 dell'articolo 2 della
legge 30 aprile 1998, n. 122, per la concessionaria del
servizio pubblico radiotelevisivo deve ricomprendere i
film- italiani ed europei - in misura non inferiore al
40 per cento della quota medesima. E' importante sottolineare
che sono computabili ai fini delle quote solo gli investimenti
effettuati attraverso produttori indipendenti, che non siano,
cioè, soggetti controllati dalle emittenti televisive
stesse.
Vengono, al riguardo, definiti un meccanismo di verifica
più efficace rispetto a quello attuale e vengono soprattutto
definite le sanzioni da comminare in caso di mancato rispetto
delle quote citate, suddivise in una quota fissa ed in una
variabile, e determinate in percentuale degli introiti netti
annui delle emittenti televisive derivanti da pubblicità o da
canone.
Inoltre, ed anche questa norma ha carattere innovativo,
viene stabilito che la pubblicità dei film (di cui
all'articolo 28 della legge n. 1213 del 1965, le cui norme
sono ora contenute, aggiornandole, negli articoli 13 e
seguenti della presente proposta di legge), non concorra alle
percentuali di affollamento pubblicitario in materia di
diffusione radiotelevisiva previste dalla legge vigente.
A difesa del diritto morale di coloro che hanno
partecipato alla realizzazione di un'opera cinematografica di
vedere i loro nomi sui titoli di testa e di coda, viene fatto
obbligo alle emittenti televisive di mandarli in onda per
tutta la loro durata prevedendo delle sanzioni in caso di
inosservanza. Anche questa è una norma piccola e semplice, ma
simbolica e comunque importante. Particolare attenzione è
stata, inoltre, dedicata a tutti gli aspetti relativi alla
scuola ed alla formazione, decidendo, tra l'altro, di favorire
l'introduzione dello studio dell'arte cinematografica nei
piani dell'offerta didattica e creando un network di
scuole europee di cinematografia, che raccolga studenti ed
insegnanti provenienti da tutti gli Stati membri dell'Unione
europea e favorisca la nascita di un nuovo linguaggio
cinematografico che possa dirsi autenticamente "europeo".
La Scuola avrà un centro di formazione per il doppiaggio,
e dovrà essere dotata di un centro tecnologico al più alto
livello.
E qui veniamo ad un altro punto importante della proposta
di legge: quello relativo all'utilizzo delle tecnologie
innovative (come il cinema digitale, distribuzione via
satellite, via cavo, via INTERNET, post-produzione ed
effetti speciali, montaggio e doppiaggio elettronico,
eccetera), che vengono considerate strategiche per lo sviluppo
del settore cinematografico italiano e per la sua
competitività a livello internazionale. Per i cortometraggi,
palestra di creatività per troppo tempo trascurata, il
"finanziamento" massimo potrà essere di 300.000 euro.
Particolarmente importanti anche gli interventi per
rendere la censura amministrativa un sistema meno complesso e
burocratico rispetto a quello attuale, adottando meccanismi di
autoregolamentazione bilanciata, sul modello statunitense
corretto alla luce della cultura del nostro Paese. Da
segnalare che vengono imposti anche precisi obblighi rispetto
alla teletrasmissione dei film, a tutela dell'infanzia,
della gioventù, della famiglia. I film vietati ai minori
di 13 anni, per esempio, non potranno essere trasmessi prima
delle ore 22:30; quelli "minori accompagnati", non prima delle
ore 23:30; quelli vietati ai minori di 17 anni potranno essere
trasmessi solo dalle pay-tv.
Infine, viene prevista una delega al Governo per
rafforzare la lotta alla pirateria, anche attraverso un
inasprimento delle norme penali, e viene introdotta anche una
campagna informativa anti-pirateria, alimentata con una quota
dell'1 per cento dei proventi del Fondo unico per lo
spettacolo.
Dal punto di vista della copertura finanziaria, la
presente proposta di legge non richiede fondi aggiuntivi
rispetto a quelli esiste.
La proposta di legge se diverrà legge - come auspichiamo -
consentirà una vera rinascita del cinema italiano, un
rinascimento culturale ed industriale, rafforzandone il
tessuto produttivo ed il tessuto espressivo, contribuendo al
pluralismo culturale ed alla pluralità d'impresa, alla libertà
artistica ed alla libertà economica, stimolando finalmente
autentiche sinergie tra l'intervento pubblico e le dinamiche
di mercato. Per un cinema italiano libero e forte. Libero, in
quanto forte. Forte, in quanto libero.