XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2940
Onorevoli Colleghi! - Con il decreto-legge 25 settembre
2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23
novembre 2001, n. 410, si è avviata la fase di
cartolarizzazione degli immobili di proprietà degli enti
previdenziali pubblici. Il citato decreto-legge prevede che
l'Agenzia del demanio individui gli immobili, che dopo la
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del relativo
elenco attraverso apposito decreto dirigenziale, saranno
trasferiti a società a responsabilità limitata appositamente
costituite, le quali dovranno rivenderli ai conduttori a
prezzo di mercato ridotto del 30 per cento. Con questa norma i
comuni, in particolare quelli ad alta tensione abitativa,
vengono privati della possibilità di utilizzare gli alloggi
degli enti previdenziali pubblici per affrontare, almeno in
parte, l'emergenza abitativa derivante dagli sfratti
esecutivi.
Il citato decreto-legge n. 351 del 2001 prevede, altresì,
che gli immobili occupati ma non optati dal conduttore e le
unità immobiliari libere siano venduti all'asta, e al comma 17
dell'articolo 3 sancisce che ai soggetti pubblici, in
particolare ai comuni, è fatto divieto di partecipare alle
aste e quindi di poter acquistare le unità immobiliari, siano
esse sfitte ovvero occupate da soggetti sociali
impossibilitati all'acquisto.
Con il meccanismo previsto dal decreto-legge, da una parte
si mandano in precarietà abitativa i soggetti deboli abitanti
negli alloggi degli enti previdenziali pubblici che,
probabilmente, saranno soggetti a sfratto alla fine della
locazione, proprio in considerazione del fatto che sono
famiglie con redditi medio-bassi, e dall'altra gli alloggi
vuoti, che potrebbero rappresentare una risposta concreta di
disponibilità di alloggi per i comuni al fine di affrontare
l'emergenza sfratti, andranno in mano ai privati, alimentando
così la speculazione o perlomeno costituendo un sostegno della
rendita immobiliare. Si arriva all'assurdo, che al maggio del
2002, ad esempio, a Roma, vi siano, da anni, 2.300 alloggi
sfitti degli enti previdenziali, che il comune non può
acquistare e per i quali non può neanche partecipare all'asta
in virtù di quanto disposto dal citato decreto-legge; al
contempo, però, il comune di Roma, che ha disponibili oltre 25
milioni di euro, ha emanato un bando per acquistare da
privati, anche piccoli proprietari, alloggi da destinare
all'emergenza.
Francamente ciò appare sconcertante e non accettabile,
anche tenendo conto che i comuni o altri soggetti pubblici
potrebbero trovare conveniente, garantendo il pagamento dello
stesso prezzo fissato per gli inquilini, acquistare immobili
già edificati piuttosto che programmare la costruzione di
immobili con i relativi oneri non solo edificatori ma anche
relativi all'acquisto di aree e ai servizi ad essi
collegati.
Siamo, quindi, con la presente proposta di legge, a
richiedere una modifica parziale ma importantissima, che
permetta ai comuni, ma anche alle regioni e agli istituti
autonomi per le case popolari di poter acquistare gli alloggi
degli enti previdenziali pubblici non optati e liberi.
Ci auguriamo, vista la rilevanza della questione
affrontata con la presente proposta di legge, che questa veda
un iter di discussione e di approvazione il più rapido
possibile.