XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2933




        Onorevoli Colleghi! - Non è affatto da escludere che, complice l'attuale momento di congiuntura internazionale, il 2003 ci riservi un calo della domanda interna con ripercussioni piuttosto forti nel settore dei beni durevoli, in particolare le produzioni dei mobilifici, asse portante per le economie del Triveneto, della Brianza e delle Marche, e che negli anni dal dopoguerra ad oggi ha sperimentato formule imprenditoriali che hanno dato ossigeno al sistema economico nel suo complesso.
        La preoccupazione maggiore riguarda, in modo particolare, il comparto delle cucine che, a differenza di camere, soggiorni e salotti, beneficia minimamente delle esportazioni per motivi tecnici e d'arredamento.
        In primo luogo, la cucina è un prodotto su misura che richiede una precisa e puntuale collaborazione tra azienda produttrice e rivenditore, perché tanti sono i dettagli tecnici e progettuali. Infatti, mentre la progettazione di una camera o di un salotto è fine a se stessa e si esaurisce in un solo tempo, quella della cucina è più complessa e personalizzata e si completa solo quando il consumatore finale ha risolto il proprio problema.
        Ne consegue, dunque, un approccio diverso con la clientela finale, più vicino e improntato secondo un rapporto di collaborazione che si svolge in più stadi.
        In secondo luogo, il design della cucina italiana difficilmente incrocia i gusti dei consumatori stranieri per motivi culturali e per abitudini di vita diverse; ciò significa che le nostre aziende specializzate nella produzione di cucine dovrebbero creare delle linee specifiche per i mercati esteri, ma, date le loro dimensioni medio-piccole, è del tutto fuori luogo l'avvio di politiche a largo raggio di vendita.
        E' dunque una situazione che riguarda maggiormente chi è impreditore di cucine che chi è imprenditore di camere e salotti.
        Diventa, dunque, quanto mai urgente e doveroso prendere consapevolezza di questo stato di cose cercando delle soluzioni adeguate e mirate a rilanciare la domanda interna, perché è su questa che la maggioranza delle nostre aziende produttrici di cucine può contare.
        Il suggerimento, finalizzato a recuperare la domanda interna, fornirebbe concrete risposte al problema della sicurezza fisica e ambientale.
        Se ci riferiamo alla produzione di cucine di dieci e più anni fa, scopriamo che esse provocano seri danni alla persona sia in termini di sicurezza (fughe di gas, scoppi, eccetera) che di salute (emissione di gas nocivi dagli elettrodomestici, materiali ad alta emissione di formaldeide ed utilizzo di vernici tossiche).
        Più in dettaglio si evidenzia che:

            i vecchi frigoriferi sono costruiti secondo un sistema che emette gas nocivi tali da distruggere l'ozono atmosferico;

            i vecchi forni sono senza il "sicuragas" e non a norma IMQ;

            i piani di cottura sono non valvolati, senza il "sicuragas" e non a norma IMQ;

            le vernici utilizzate sono tossiche perché contengono certe sostanze nocive, quali glicolo, cromato di piombo, isocianati, ammine aromatiche.

        Le cucine attualmente prodotte sono costituite da elettrodomestici, tutti a norma IMQ (frigoriferi ecologici, forni con sicuragas, piani cottura valvolati, eccetera) e ottima qualità dei materiali, che tengono conto di norme locali anche, e soprattutto, in termini di ecologia e rispetto dell'ambiente: ciò si traduce nell'impiego di materiali con bassa emissione di formaldeide (nobilitati ecologici) e nell'utilizzo di vernici atossiche che non inquinano l'ambiente (per esempio sostanze come i glicoli, i cromati di piombo, e le ammine aromatiche sono state totalmente eliminate, gli isocianati hanno monomeri liberi sotto lo 0,5 per cento e il processo di verniciatura non avviene più, come in passato secondo un ciclo a solventi, bensi secondo cicli acquosi).
        Questo settore ha insomma voluto e saputo correggere le proprie inefficienze e ciò deve essere opportunamente riconosciuto e premiato.
        Il suggerimento, cui sopra si faceva riferimento, consisterebbe nell'applicare un sistema di incentivazione a favore del consumatore in modo tale da indurlo a sostituire la vecchia cucina con una nuova, ottenendo conseguentemente effetti benefici sulla salute e sull'ambiente.
        Concretamente si tratterebbe di agire in questa direzione:

            a chi è in possesso di una cucina vecchia, non avente le caratteristiche suddette, è data la possibilità di acquistare una nuova cucina, completa di elettrodomestici tutti a norma IMQ, costruita con materiali atossici, usufruendo di un contributo statale pari al 10 per cento del prezzo lordo della cucina, se il prezzo non supera i 15 milioni, e del 7 per cento negli altri casi, se l'azienda venditrice concede uno sconto di pari importo;

            ritiro gratuito della vecchia cucina da rottamare da parte dell'azienda produttrice.

        In tal modo, ad un positivo incremento delle vendite nel settore, si sommerebbe un maggior gettito fiscale da parte delle aziende venditrici.




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