XIV LEGISLATURA
RELAZIONE - N. 2922 - 2923-A
RELAZIONE
SUI DISEGNI DI LEGGE N. 2922 E N. 2923
Onorevoli Colleghi! - L'esame dei disegni di legge
recanti, rispettivamente, il rendiconto dello Stato per l'anno
2001 e l'assestamento per l'anno 2002, offre l'occasione per
effettuare una verifica puntuale dei risultati registrati
nell'esercizio precedente e degli andamenti relativi
all'esercizio in corso, che integra e specifica le risultanze
più generali riferite al complesso della finanza pubblica.
A questo proposito, va segnalato che, mentre per il 2001
l'indebitamento netto del conto delle pubbliche
amministrazioni (già quantificato nella misura dell'1,6 per
cento) è stato rivisto al 2,2 per cento, a seguito della
decisione di Eurostat sulla contabilizzazione delle operazioni
di cartolarizzazione, per il 2002 il Documento di
programmazione economico-finanziaria, presentato dal Governo
nei primi giorni di luglio, prevede che il saldo possa ridursi
all'1,1 per cento.
Anche dall'evoluzione delle entrate e delle spese del
bilancio dello Stato emerge come il 2001 e, in parte anche il
2002, siano stati caratterizzati da notevoli e imprevedibili
difficoltà, riconducibili, in primo luogo, all'evoluzione
negativa registrata a livello internazionale. In particolare,
si è verificata una significativa contrazione dei tassi di
crescita dell'economia che non poteva non riflettersi
sull'andamento dei saldi di finanza pubblica.
Occorre, quindi, dare atto al Governo e alla maggioranza
dell'impegno profuso, in presenza di condizioni obiettivamente
difficili, per mantenere i conti pubblici e il bilancio dello
Stato in linea con il rispetto dei vincoli derivanti dal Patto
di stabilità e di crescita, senza porre in essere manovre di
tipo tradizionale che avrebbero prodotto l'inevitabile
risultato di indebolire ulteriormente la domanda e di
pregiudicare le prospettive di ripresa.
Il Governo ha, infatti, cercato di creare e preservare
condizioni generali nelle quali fosse possibile avviare un
complesso di interventi di ampia portata in grado, da un lato,
di accrescere stabilmente il reddito disponibile e la domanda,
principalmente attraverso la riforma del sistema fiscale, e,
dall'altro lato, di incidere su caratteri strutturali del
sistema economico e produttivo nazionale, in modo da elevarne
in via permanente le potenzialità di crescita. I contenuti di
queste riforme sono divenuti, con il Patto per l'Italia,
oggetto di un'intesa di grande rilievo con le parti sociali e
hanno trovato una puntuale illustrazione nel DPEF 2003-2006,
alla luce del quale devono essere considerati gli elementi
informativi che emergono da rendiconto e assestamento.
Sotto un profilo di carattere più istituzionale, i due
disegni di legge al nostro esame rappresentano un utile
stimolo all'approfondimento di alcune problematiche
relativamente alle quali la Commissione è già impegnata e che
in parte si sono tradotte in specifiche iniziative. Mi
riferisco, in particolare, alla risoluzione in materia di
riforma degli strumenti di bilancio, approvata il 4 giugno
scorso. La risoluzione ha prospettato, infatti, una
complessiva revisione della disciplina vigente, in primo luogo
in rapporto alla novità costituita dall'entrata in vigore
della riforma del titolo V della Costituzione e all'esigenza
di pervenire ad una disciplina efficace del Patto di stabilità
interno, che consenta di stabilire la misura in cui i diversi
livelli di governo devono concorrere al conseguimento dei
saldi di finanza pubblica.
Allo stesso tempo, la risoluzione ha sottolineato
l'opportunità di rendere più facilmente leggibili i dati
contenuti nel bilancio dello Stato e di assicurare una
maggiore completezza informativa, al fine di consentire al
Parlamento un'effettiva valutazione dei programmi di spesa e
del relativo stato di attuazione. Si prospettava, inoltre,
l'affinamento dei meccanismi di individuazione dei centri di
responsabilità e delle unità previsionali in modo da renderne
più agevole la verifica.
La risoluzione ipotizza, quindi, un disegno riformatore di
ampio respiro, che inciderà su diversi aspetti della
disciplina vigente.
Alla luce dell'impegnativo programma di lavoro che ci
attende, in vista dell'avvio della prossima sessione di
bilancio, è opportuno cogliere l'occasione costituita
dall'esame dei disegni di legge di rendiconto e di
assestamento per mettere a fuoco alcune questioni di
rilievo.
Si tratta, in altri termini, di svolgere un esame dei
documenti all'ordine del giorno più analitico e approfondito
di quanto già avvenuto anche nel recente passato.
Il bilancio dello Stato, così come l'assestamento e il
rendiconto, offrono infatti, ad una lettura accurata, numerosi
spunti per una attenta valutazione del livello qualitativo
dell'attività svolta dalle amministrazioni statali e della
capacità delle amministrazioni stesse di realizzare
concretamente gli obiettivi prefissati. In sostanza, una
analisi puntuale del bilancio, così come dell'assestamento e
del rendiconto, può fornire al Governo e al Parlamento gli
strumenti conoscitivi necessari per valutare quali iniziative
legislative debbano essere assunte per incidere sulle
procedure e le modalità gestionali della spesa, così come
sulle modalità di accertamento e di riscossione delle
entrate.
Nel caso in cui da tali analisi dovessero emergere
specifici elementi di criticità, si dovrà, evidentemente,
procedere ad alcuni correttivi. E' infatti evidente che il
raggiungimento di più elevati standard di efficienza da
parte delle amministrazioni statali, sia sul versante della
spesa che sul versante delle entrate, si tradurrà in evidenti
vantaggi per tutta la comunità nazionale. Allo stesso tempo,
l'eventuale emersione di stanziamenti sovradimensionati
rispetto alle effettive capacità di spesa delle
amministrazioni competenti potrebbe offrire al Governo ed al
Parlamento margini aggiuntivi per una riqualificazione della
stessa spesa ovvero per un suo parziale ridimensionamento, in
tal modo liberando risorse che potrebbero essere destinate ad
altre e più meritorie finalità.
Ciò implica una verifica sull'attività delle diverse
amministrazioni e sulla pregressa legislazione di spesa, in
relazione alla quale elementi significativi possono emergere
da un approfondito esame parlamentare del rendiconto e
dell'assestamento, anche grazie alla piena collaborazione del
Governo nel fornire alcune informazioni aggiuntive.
Venendo, più in particolare, al contenuto del disegno di
legge di rendiconto per il 2001, occorre ricordare qualche
dato.
Per quanto concerne i saldi più rilevanti in materia di
finanza pubblica, nel 2001 il saldo netto da finanziare si è
attestato a 63.400 miliardi di lire; l'avanzo corrente ha
evidenziato un risultato positivo di 26.300 miliardi di lire;
il saldo primario si è attestato ad un valore positivo di
88.000 miliardi di lire, mentre il ricorso al mercato è stato
di 424.100 miliardi di lire.
In linea generale, tutti i saldi cui ho fatto riferimento
segnano un peggioramento rispetto all'anno precedente. E'
appena il caso di ricordare, come accennato in precedenza, che
tale peggioramento deve ricondursi essenzialmente
all'andamento negativo della congiuntura economica
registratosi proprio nel corso del 2001 e accentuatosi
nell'ultimo trimestre.
Allo stesso tempo, tuttavia, i dati di consuntivo
evidenziano un netto miglioramento rispetto alle previsioni
definitive effettuate in sede di assestamento. Risulta, in
particolare, che i dati a consuntivo sono molto più prossimi a
quelli previsionali iniziali rispetto a quelli definiti in
sede di assestamento.
Questi dati mostrano che, nella seconda parte dell'anno,
il Governo ha effettivamente posto in essere alcuni interventi
dimostratisi efficaci ai fini della correzione di andamenti
fuori linea, soprattutto per quanto riguarda la gestione di
cassa. Al tempo stesso, tuttavia, il divario che emerge tra
previsioni e risultati sollecita una specifica riflessione.
Per quanto riguarda, in particolare, la gestione di
competenza, le entrate correnti segnano un aumento del 4,1 per
cento rispetto al 2000, quelle tributarie registrano un
aumento del 5,6 per cento. Per ambedue i titoli di entrata si
registra che i risultati sono stati superiori alle previsioni
definitive, rispettivamente, di circa 22.000 e di 33.000
miliardi di lire; rispetto alle previsioni iniziali la
differenza è risultata, nel primo caso, di circa 14.000
miliardi di lire e, nel secondo, di circa 37.000.
In particolare, per quanto riguarda le entrate
extratributarie, lo scarto che si evidenzia, tanto nel 2000
che nel 2001, si può quantificare nell'ordine dell'85 per
cento. Le dimensioni obiettivamente rilevanti della differenza
fra previsioni iniziali e risultato definitivo inducono a
manifestare forti dubbi sulla capacità delle strutture
amministrative di valutare le potenzialità di gettito dei
cespiti loro affidati. Il rappresentante del Governo ha
fornito al riguardo nel corso dell'esame in Commissione,
alcune indicazioni, riferite, in particolare, a recenti
modifiche della normativa che riguardano, tra l'altro, il
pagamento dei corrispettivi minimi garantiti dovuti dalle
agenzie concessionarie della gestione delle scommesse. Tali
indicazioni, tuttavia, non sembrano offrire una piena
esplicazione del fenomeno evidenziato, per quanto meriti
senz'altro di essere condivisa la considerazione che la
riforma del comparto dei giochi, impostata dal Governo con la
legge n. 383 del 2001 e con il decreto-legge n. 138 del 2002,
potrà, tra l'altro, contribuire in misura significativa ad un
più attendibile controllo dei flussi di entrata.
Quanto alle spese, merita apprezzamento l'incremento
registrato di quelle di parte capitale, quantificato nella
misura del 20,6 per cento rispetto al 2000; si tratta di un
segnale importante dell'impegno del Governo a destinare una
quota consistente delle risorse impegnate a favore di spese di
investimento. Le spese correnti registrano invece un andamento
più contenuto, con un aumento nell'ordine del 6,7 per
cento.
Alcune considerazioni devono essere effettuate in ordine
all'andamento dei residui. In linea generale, il rendiconto
2001 evidenzia una crescita dei residui complessivi, rispetto
al dato dell'anno precedente; ciò vale sia per i residui
attivi che per quelli passivi.
In particolare, i primi passerebbero, a distanza di un
anno, da 218.533 miliardi di lire a 245.370 miliardi di lire.
I residui passivi passerebbero, invece, da 256.485 a 261.744
miliardi di lire. In termini percentuali, l'aumento dei
residui attivi si può quantificare nel 12,3 per cento, mentre
per i residui passivi l'aumento è contenuto nella misura del 3
per cento.
La crescita dei residui attivi richiede, quindi, una
specifica attenzione, anche alla luce dell'aumento del
rapporto fra residui di nuova formazione e accertamenti delle
entrate, passato, tra il 2000 e il 2001, dal 6,2 per cento
all'8,1 per cento. Anche in questo caso, è opportuno che il
Governo verifichi se non si debbano adottare ulteriori
interventi per rafforzare la capacità di riscossione delle
amministrazioni, in modo da evitare che consistenti flussi di
entrata vengano meno per le difficoltà di una loro
acquisizione all'erario. In proposito, merita segnalare che
con il decreto-legge n. 138 del 2002 sono state introdotte
alcune misure di incentivazione dei concessionari della
riscossione finalizzate a promuovere il conseguimento di
risultati più consistenti, per quanto concerne gli importi
effettivamente acquisiti; si tratta di una linea di tendenza
su cui altri e più avanzati risultati potranno essere
ottenuti.
Qualche considerazione va poi dedicata ai residui passivi;
ad una più attenta analisi, infatti, risulta che nel corso del
2001 sono stati drasticamente ridotti quelli derivanti da
esercizi precedenti; ciò induce a credere che vi sia stato un
chiaro intento del Governo di accelerare i tempi con i quali
le diverse amministrazioni concludono le procedure di
spesa.
A fronte di tale tendenza, va tuttavia segnalato il
formarsi di nuovi residui passivi in una misura che, seppure
inferiore a quella registrata nel 2000, continua a risultare
eccessiva, ammontando ad oltre 131.000 miliardi di lire.
Suscita particolare preoccupazione la consistenza di
residui per trasferimenti agli enti territoriali. Si tratta,
in particolare, di oltre 15.000 miliardi da destinare alle
regioni; di 6.680 miliardi da destinare al fondo sanitario
nazionale; di 2.736 miliardi per il fondo per il federalismo
fiscale e di 1.800 miliardi di entrate erariali spettanti alle
regioni a statuto speciale. A questi si aggiungono 8.744
miliardi di residui per trasferimenti alle province e
comuni.
Per quanto concerne i residui relativi al fondo sanitario
nazionale, il rappresentante del Governo ha opportunamente
ricordato, nel corso dell'esame in Commissione, che essi
devono essere posti in relazione ai termini dell'accordo
raggiunto tra Stato e regioni l'8 agosto 2001, in base al
quale l'incremento delle risorse statali per il finanziamento
della spesa sanitaria sarà erogato alle regioni in esito alla
verifica del rispetto dei parametri di contenimento di tale
spesa, fissati dal Patto di stabilità interno.
La consistenza dei residui rimane comunque una questione
di rilievo, in relazione sia ai riflessi sulla situazione
finanziaria e contabile dello Stato, che alle problematiche di
buon funzionamento delle amministrazioni ad essa connesse. Con
specifico riferimento ai residui relativi ai trasferimenti
alle autonomie territoriali, è inoltre evidente che
l'adozione, mediante il Patto di stabilità interno, di regole
efficaci di coordinamento della finanza pubblica presuppone la
definizione di un quadro chiaro e tendenzialmente certo delle
risorse spettanti ai singoli enti ed effettivamente
disponibili. In altri termini, occorre evitare di porre gli
enti locali e le regioni in condizioni di precarietà e di
incertezza, che potrebbero tradursi in un differimento dei
tempi di approvazione dei rispettivi bilanci consuntivi.
Appare del resto evidente che le misure premiali e quelle
sanzionatorie previste dal Patto di stabilità interno saranno
tanto più efficaci quanto più se ne garantirà l'attuazione
entro un periodo ragionevole. Una eccessiva dilatazione dei
tempi entro i quali si provvede alla verifica dei risultati
ottenuti dai diversi enti territoriali può pregiudicare
l'efficacia delle regole adottate, a causa del sovrapporsi di
situazioni critiche che non permettono di rilevare con
regolarità l'effettiva situazione finanziaria dei diversi enti
coinvolti.
In considerazione delle dimensioni complessive del
fenomeno dei residui, va quindi valutato positivamente
l'avvio, previsto a decorrere dal 1^ gennaio 2003, di una
procedura informatizzata che consentirà di disporre, con
cadenza mensile (e non più soltanto a fine anno), di un
monitoraggio puntuale sull'andamento delle spese e di
conoscere tempestivamente eventuali carenze di
disponibilità.
Anche per la gestione di cassa valgono le considerazioni
di carattere generale svolte con riferimento alla gestione di
competenza. In questo caso, peraltro, a fronte di un aumento
delle entrate tributarie del 4,4 per cento, le entrate
extratributarie segnano, tra il 2000 e il 2001, una drastica
riduzione, passando da 62.782 miliardi a 42.628 miliardi. Tale
dato rafforza l'esigenza dei chiarimenti sollecitati in
precedenza.
Quanto alle spese, anche nella gestione di cassa si
registra una crescita nettamente superiore, in termini
percentuali, di quelle di parte capitale rispetto a quelle di
parte corrente. Le prime sono infatti aumentate, rispetto al
2000, di circa il 35 per cento, mentre le seconde registrano
un incremento inferiore al 9 per cento. L'impegno che, con
tutta evidenza, il Governo ha profuso nell'accelerazione dei
pagamenti relativi alle spese di parte capitale va valutato
positivamente; occorre quindi che tale impegno prosegua in
futuro, in modo da ridurre drasticamente il prodursi di nuovi
residui.
Analizzando l'evoluzione della spesa per funzioni
obiettivo, va segnalata la tendenza, riscontrabile negli
ultimi quattro anni, all'aumento delle spese relative alla
difesa, che passerebbero, tra il 1998 e il 2001, dal 3,4 per
cento al 3,9 per cento del totale delle spese e l'aumento, dal
10,1 per cento al 13,4 per cento, delle spese riconducibili
agli affari economici.
Sotto il profilo dell'analisi economica, la ripartizione
della spesa per categorie evidenzia una riduzione degli oneri
connessi ai consumi intermedi e alle retribuzioni corrisposte
al personale dipendente. Quanto al primo aspetto, i risparmi
conseguiti sembrano doversi attribuire agli interventi
adottati per favorire il ricorso a modalità più avanzate per
le procedure di acquisto di beni e servizi, in particolare
mediante l'adozione di convenzioni centralizzate e procedure
informatiche che fanno capo alla CONSIP; ulteriori progressi
potranno essere conseguiti con le misure prospettate nel DPEF,
attualmente all'esame dell'Assemblea. Riguardo agli oneri
relativi al personale, il DPEF 2003-2006 preannuncia
l'intenzione del Governo di ricorrere con maggiore intensità a
forme più flessibili di impiego.
Per quanto concerne il conto generale del patrimonio, i
dati evidenziano una riduzione delle attività finanziarie,
rispetto alla consistenza risultante alla fine dell'esercizio
2000, nell'ordine di 6.788 miliardi, cui si aggiunge una
riduzione relativa alla voce crediti e partecipazioni di circa
9.900 miliardi. Segna invece un aumento per 8.768 miliardi
l'entità dei beni patrimoniali; in relazione a tale
incremento, sarebbe opportuna un'indicazione dei cespiti ai
quali deve attribuirsi.
Quanto alle passività, si evidenzia un aumento di 52.328
miliardi di quelle finanziare e di 34.872 miliardi per quelle
patrimoniali.
Merita peraltro osservare come, in generale, il conto del
patrimonio non sia in grado di offrire un'esposizione fedele
della situazione patrimoniale dello Stato, in particolare sul
versante delle attività, che non sono registrate in modo
completo e alle quali viene attribuito un valore lontano
dall'effettivo prezzo di mercato. Anche dall'esame del
rendiconto emerge pertanto l'opportunità delle misure adottate
con il decreto-legge n. 63 del 2002, con il quale è stata
istituita la società Patrimonio Spa, con il compito principale
di valorizzare i beni di cui è costituito il patrimonio dello
Stato.
Per quanto concerne il disegno di legge di assestamento,
occorre segnalare che il provvedimento prospetta alcune
variazioni degli stanziamenti relativi a unità previsionali di
base del bilancio dello Stato, che si aggiungono a quelle già
effettuate nei primi cinque mesi dell'anno per atto
amministrativo, di cui in sede di assestamento viene offerto
al Parlamento a fini conoscitivi un quadro completo.
A seguito delle variazioni proposte con il disegno di
legge e di quelle operate con atto amministrativo, il saldo
netto da finanziarie passerebbe da 32.763 milioni di euro a
36.155 milioni. Il risparmio pubblico subirebbe una riduzione,
rispetto alle previsioni iniziali, di circa 1.450 miliardi,
attestandosi complessivamente a 8.194 miliardi; l'avanzo
primario diminuirebbe di circa 3.400 miliardi, risultando pari
a 40.314 miliardi e il ricorso al mercato aumenterebbe di
circa 53.000 miliardi, collocandosi complessivamente a 260.583
miliardi.
Si determinerebbe, per quanto riguarda il saldo netto da
finanziare, il superamento del limite massimo previsto dalla
legge finanziaria per il 2002, il che peraltro è già avvenuto
altre volte in anni recenti. In ogni caso, occorre ricordare,
alla luce delle considerazioni svolte in precedenza, che il
dato di consuntivo potrebbe risultare più basso rispetto a
quello preventivato in sede di assestamento.
Per quanto concerne le variazioni di competenza che
vengono proposte nel disegno di legge, si tratta di importi
sostanzialmente contenuti, con l'unica eccezione del rimborso
di prestiti, che subirebbe un aumento pari 49.165 milioni di
euro, collocandosi complessivamente a 224.428 milioni di euro.
Analoghe osservazioni possono essere avanzate con riferimento
alla gestione di cassa; oltre alle variazioni relative al
rimborso prestiti, va in questo caso segnalata la correzione
della previsione relativa alle spese correnti che
aumenterebbero, considerando le variazioni intervenute per
atto amministrativo, di circa 2.150 miliardi.
Nel corso dell'esame da parte della Commissione, al
disegno di legge sono state introdotte alcune limitate
modifiche, a seguito dell'approvazione di due emendamenti, i
quali, comunque, per il loro carattere compensativo, non
modificano i valori dei saldi.
Il primo emendamento, proposto dalla IX Commissione
Trasporti, poste e telecomunicazioni, incrementa la dotazione
per il funzionamento del Gabinetto e degli uffici di diretta
collaborazione del Ministro, a valere principalmente sullo
stanziamento dei fondi di riserva. Con il secondo emendamento,
di iniziativa governativa, è stata finanziata (anche in questo
caso a valere sui fondi di riserva) la unità previsionale di
base relativa ai contratti di programma stipulati con le
imprese pubbliche. Come è stato chiarito nel corso dell'esame
in Commissione, la dotazione appostata con l'emendamento
permetterà, tra l'altro, di verificare la congruità delle
risorse destinate alla remunerazione del servizio postale
universale, procedendo, qualora ne sussistano le condizioni,
alle necessarie integrazioni.
L'esame del disegno di legge di assestamento non può,
comunque, prescindere da una riflessione generale
sull'idoneità di questo strumento ad offrire un quadro
aggiornato degli andamenti di bilancio in corso d'anno, con
particolare riferimento all'evoluzione delle entrate. Come
opportunamente riconosce lo stesso Governo nella relazione
illustrativa, i dati recati nel disegno di legge di
assestamento non sono aggiornati quanto all'entità dei
versamenti dell'imposta in relazione all'autotassazione. Il
mancato aggiornamento discende dal differimento del termine di
presentazione delle dichiarazioni e di versamento delle
imposte e dei contributi che, disposto negli ultimi anni con
provvedimenti di rango amministrativo, ha trovato una
definitiva codificazione con il recente decreto-legge n. 63
del 2002. Attualmente, quindi, i versamenti possono essere
effettuati entro la data del 20 luglio, con la sola
maggiorazione dello 0,40 per cento.
Alla luce di tale novità, che incide strutturalmente sulla
data a decorrere dalla quale sono disponibili - in primo luogo
per l'amministrazione finanziaria e, in secondo luogo, per il
Parlamento - i dati sull'andamento delle entrate tributarie,
occorre domandarsi se non sia opportuno posticipare la data di
presentazione del disegno di legge di assestamento. Tale
valutazione potrà trovare una sede opportuna nell'ambito della
generale riflessione sulla modifica della legislazione in
materia di strumenti di bilancio, su cui Parlamento e Governo
si sono impegnati.
In conclusione, nel ribadire l'importanza che assume un
accurato esame parlamentare dei provvedimenti all'ordine del
giorno, auspico che esso possa offrire l'occasione, come già è
avvenuto nel lavoro di Commissione, per ulteriori integrazioni
informative che permettano di approfondire alcune delle
problematiche cui ho accennato.
Preannuncio, in ogni caso, una valutazione ampiamente
favorevole sul contenuto dei disegni di legge che segnano,
come evidenziato in precedenza, i progressi compiuti per
quanto concerne il raggiungimento di più elevati livelli di
efficienza delle diverse amministrazioni statali sia in
relazione alle operazione di acquisizione delle entrate che a
quelle di erogazione delle spese, e, più in generale,
dimostrano l'impegno del Governo e delle maggioranza a
condurre politiche in grado di conciliare efficacemente le
ragioni della stabilità con quelle della crescita.
Marino ZORZATO, Relatore.
TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2923
(Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e
dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno
finanziario 2002)