XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2908
Onorevoli Colleghi! - Il divario territoriale nelle
condizioni del credito, tra il nord e il sud Italia, è molto
marcato: secondo i dati diffusi dal Bollettino statistico
della Banca d'Italia di settembre 2001, nelle regioni del
nord i tassi attivi variano da un minimo del 6,27 per cento ad
un massimo dell'11,98 per cento. Nelle regioni meridionali
variano da un minimo del 7,54 per cento ad un massimo del
13,22 per cento, con una differenza in media del 2 per
cento.
Il costo del denaro al sud risulta, quindi, superiore in
media di 2 punti percentuali rispetto al nord e a questo si
aggiunge una minore remunerazione dei depositi di almeno un
punto e mezzo.
Gran parte delle famiglie e delle imprese che risiedono
nelle aree geografiche del Mezzogiorno e che operano in alcuni
settori di attività sono quindi considerate, a tutti gli
effetti, un "pozzo". Un termine che, nel gergo bancario, sta
ad indicare un luogo dove si acquista denaro a poco prezzo e
lo si rivende a tassi più elevati della media.
Dal punto di vista economico, il differenziale tra i tassi
d'interesse al nord e al sud del Paese viene giustificato
sulla base dell'assunto che la remunerazione dei depositi
bancari nel Mezzogiorno sarebbe minore perché maggiore sarebbe
la propensione al risparmio, o ancora, perché minori
sarebbero, per i risparmiatori, le possibilità alternative
all'investimento.
In sostanza, i risparmiatori meridionali sono remunerati
con tassi inferiori perché garantiscono un'abbondante offerta
di risparmio (e quindi non è necessario incentivarli a
risparmiare di più offrendo loro remunerazioni più elevate);
nello stesso tempo, l'insufficienza della rete di intermediari
finanziari nel Mezzogiorno limita la concorrenza tra banche;
quelle presenti nei territori meridionali possono quindi
"dettare legge sul mercato" nella remunerazione dei depositi e
nel costo del denaro preso a prestito. Entrambe queste
argomentazioni sono opinabili: è chiaro che l'offerta di
risparmio si restringerebbe in modo "virtuoso" se trovasse
convenienti occasioni di investimento; nello stesso tempo, lo
sviluppo della rete di intermediazione finanziaria nel
Mezzogiorno - e l'apertura dei mercati ad operatori esteri
metterebbe fine alla posizione di oligopolio delle poche
banche oggi presenti nei territori meridionali e, soprattutto,
con un più elevato rischio complessivo di insolvenza dei
creditori nel Mezzogiorno. Le sofferenze delle banche che
operano nel Mezzogiorno sono, senza dubbio, più elevate che
nel resto d'Italia.
E' anche vero, però, che al sud le aziende di credito
hanno concesso fidi bancari a fronte di garanzie reali di
valore superiore ad 80.000 miliardi di lire; una percentuale
enorme (il 90 per cento) del volume di credito complessivo.
Nelle regioni del centro-nord gli operatori economici
riscuotono maggiore "fiducia": le garanzie coprono soltanto il
55 per cento del totale del credito accordato. Al sud, dunque
la redditività, la competitività, le prospettive di un'impresa
sono pressochè ininfluenti: perché le banche pretendono
interessi così elevati, se poi si tutelano dal rischio di
insolvenza con garanzie reali così consistenti?
E' evidente che proprio l'auspicata apertura dei mercati
finanziari del Mezzogiorno al benefico vento della concorrenza
degli operatori esteri metterebbe fuori gioco proprio gli
operatori meno efficienti: quanto alle asserite più elevate
rischiosità degli impieghi vi è da notare che eminenti
studiosi della materia hanno osservato che, per le banche del
Mezzogiorno, a parità di rischio corrisponde un più elevato
rendimento degli impieghi. Senza dire che un elevato costo del
denaro contrasta con l'esigenza di consentire agli
imprenditori meridionali creditori - che già fanno fatica a
restituire il denaro preso a prestito - di onorare l'impegno e
di ripagare, in tempi brevi, il capitale ricevuto.
Paradossalmente, proprio le agevolazioni creditizie
concesse ad alcuni tipi di investimento nel Mezzogiorno (che
fruiscono dei benefìci dell'intervento straordinario o di
altra legislazione speciale) contribuiscono a mantenere
elevati i tassi di interesse, a parità di profitto per la
banca.
Se questa, praticando tassi elevati a tutti gli
imprenditori meridionali, restringe il volume di credito, può
ampiamente rivalersi finanziando investimenti assistiti
dall'agevolazione dello Stato, che copre la differenza tra il
tasso applicato e quello pagato dall'imprenditore.
Il governatore della Banca d'Italia ha sottolineato come
nel Mezzogiorno gli investimenti siano carenti rispetto alle
necessità di piena occupazione delle forze lavoro, con
risparmi privati che eccedono, ampiamente, gli
investimenti.
Significativo è il dato che le banche impiegano nel sud
solo il 60 per cento dei depositi raccolti, contro una
proporzione dell'80 per cento nelle altre regioni. Se è vero
che la qualità del credito risente dell'ambiente economico nel
quale si opera, è necessario moltiplicare l'impegno e
perfezionare le regole per migliorare l'amministrazione e
l'organizzazione della maggioranza delle banche attive nel
Mezzogiorno.
Scopo della presente proposta di legge è quello di tendere
a riequilibrare la remunerazione del risparmio raccolto dalle
banche e di ridurre il costo del denaro erogato agli operatori
economici del Mezzogiorno d'Italia. Un passaggio fondamentale
per contribuire allo sviluppo degli impieghi delle aree
depresse del territorio nazionale, ponendo fine, o riducendo
drasticamente, il trasferimento di capitali dal sud al nord
del Paese; un movimento spontaneo in base alla legge del
mercato che attira i capitali là dove trovano più conveniente
allocazione, ma che contrasta con l'esigenza di favorire il
riequilibrio territoriale tra le due aree del Paese.
La presente proposta di legge intende recuperare,
inserendola opportunamente nel testo unico delle leggi in
materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1^
settembre 1993, n. 385, entrato in vigore il 1^ gennaio 1994,
la finalità sostanziale dell'articolo 8 della legge n. 64 del
1986; una disposizione ora abrogata ma che, per resistenza del
mondo bancario, è rimasta, di fatto, inapplicata. E' opportuno
ora ripristinare tale norma con modifiche ed aggiornamenti,
nella convinzione che, nella mutata fase congiunturale e con
la ricostituita solidità patrimoniale del sistema finanziario,
essa possa contribuire a stimolare concorrenzialità ed
efficienza negli intermediari finanziari e creditizi del
Mezzogiorno, favorendo per questa via il rilancio economico e
l'occupazione nelle aree depresse del Paese.
L'articolo 1 dispone che, ferma restando l'autonoma
determinazione di impresa circa il posizionamento da assumere
nel mercato, ciascuno dei soggetti ai quali si applicano le
disposizioni del citato testo unico in materia di trasparenza
delle condizioni contrattuali - vale a dire le banche e gli
intermediari finanziari - deve tendere a praticare sull'intero
territorio nazionale le medesime condizioni per le operazioni
ed i servizi prestati a parità di condizioni soggettive dei
clienti, senza che la località di insediamento di questi
ultimi e la loro specifica operatività territoriale possano
rappresentare, di per sé, elemento discriminatorio.
Sono demandate alla Banca d'Italia l'emanazione delle
disposizioni attuative, nonché - ai sensi dell'articolo 2 -
l'iniziativa per l'irrogazione delle sanzioni per le relative
violazioni.
Tali sanzioni, riprese per analogia dal testo unico,
consistono in pene pecuniarie a carico degli amministratori,
dei dirigenti e degli operatori inadempienti, nonché, nel caso
di ripetute violazioni, nella sospensione di attività anche di
singole sedi secondarie del soggetto interessato.
L'articolo 3 impegna il Ministro dell'economia e delle
finanze a riferire annualmente sullo stato di attuazione della
legge, sulle violazioni riscontrate e sulle conseguenti
sanzioni irrorate.