XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2874




        Onorevoli Colleghi! - Nell'attuale situazione, che vede l'intensificazione dei rapporti internazionali del nostro Paese, la promozione culturale costituisce parte integrante e fondamentale della politica estera italiana.
        La riaffermazione dell'identità nazionale, in un mondo che tende all'omogeneizzazione dei modelli culturali e sociali, è oggi più che mai essenziale, come attestano le ambiziose riforme ed i grandi progetti in questo settore predisposti non solo dalle nazioni che vantano una antica tradizione di promozione linguistica e culturale, come la Francia e la Gran Bretagna, ma anche da Paesi, come la Spagna, solo recentemente giunti a sviluppare una rete istituzionale di promozione culturale, che però hanno acquisito una chiara consapevolezza dell'importanza strategica di questo settore.
        La gestione del processo di globalizzazione rende strettamente interconnessi gli aspetti politici, economici, sociali e culturali, in modo tale che se da un lato è indispensabile una specializzazione delle competenze tecniche e manageriali degli operatori culturali ed una loro sostanziale autonomia, dall'altro occorre una cabina di regia che coordini i diversi aspetti della nostra politica estera.
        Gli elementi che fino ad oggi hanno frenato il pieno dispiegamento delle potenzialità della nostra rete di diffusione culturale, che pure vanta molti meriti e crediti, sono i seguenti:

            1) l'insufficienza delle risorse umane, finanziarie e infrastrutturali, impiegate nel sistema degli istituti italiani di cultura, di seguito denominati "istituti", specie se paragonate con quelle investite da altri governi europei;

            2) il mancato coordinamento tra l'amministrazione centrale, gli istituti, gli enti locali, come le regioni e i comuni, e le istituzioni culturali pubbliche e private;

            3) il progressivo abbandono della promozione linguistica a favore di iniziative genericamente culturali, spesso non rispondenti a criteri di qualità.

        La normativa vigente, costituita dalla legge 22 dicembre 1990, n. 401, recante "Riforma degli Istituti italiani di cultura e interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all'estero", a sua volta integrata dal regolamento recante "norme sull'organizzazione, il funzionamento e la gestione degli Istituti, di cui al decreto del Ministro degli affari esteri 27 aprile 1995, n. 392", pur avendo avuto il merito indubbio di fare ordine in una serie di provvedimenti succedutisi per accumulazione nel corso del tempo, ha bisogno, dopo dodici anni di applicazione, di una sostanziale revisione per correggerne le carenze ed adeguare ai tempi lo strumento normativo, tenendo particolarmente conto della sempre maggiore integrazione europea.


PRINCIPALI ELEMENTI INNOVATIVI

1. Riconoscimento della posizione istituzionale degli Istituti, definiti uffici dell'Amministrazione degli affari esteri "dotati di autonomia operativa e finanziaria nel quadro delle funzioni di indirizzo e vigilanza sulla gestione" espletate attraverso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari.

        Tale riconoscimento corrisponde all'esplicito riconoscimento della funzione da sempre svolta dagli Istituti e riafferma l'enunciato della legge n. 401 del 1990 che garantisce la piena autonomia decisionale dei direttori in materia operativa e finanziaria, fermi restando i normali controlli amministrativo-contabili e gestionali previsti per i pubblici uffici.
        Ciò al fine di tutelare le scelte dei direttori in materia di programmazione e di offrire loro un valido strumento che renda più agile ed incisiva la loro azione in realtà politiche e culturali estremamente variabili da Paese a Paese.


2. Rilancio della promozione linguistica e raccordo con le principali istituzioni che agiscono nel settore.

        La riforma vuole sottolineare l'importanza e la priorità della diffusione della lingua italiana come momento indispensabile e propedeutico per avvicinarsi alla nostra cultura. Occorre invertire la tendenza registratasi nel corso degli ultimi anni verso l'abbandono della promozione linguistica.
        Si è infatti riscontrato che, dove la gestione dei corsi di lingua italiana è stata delegata ad istituzioni private locali, si è dapprima verificato un decadimento del livello dell'insegnamento della nostra lingua e poi, di conseguenza, un allontanamento dei potenziali studenti stranieri dalle nostre istituzioni culturali.
        Occorre dunque rilanciare l'insegnamento della lingua presso gli Istituti e, al tempo stesso, rafforzare i legami tra gli Istituti e quelle istituzioni, come la Società Dante Alighieri all'estero e le università per stranieri in Italia, che svolgono un ruolo importante in questo settore. Inoltre, bisogna rafforzare, mediante gli Istituti, la diffusione delle certificazioni ufficiali dell'italiano come lingua straniera, analogamente a quanto avviene per le principali lingue europee, ed in sintonia con il progetto di certificazione delle lingue europee avviato dal Consiglio d'Europa.
        E' inoltre indispensabile superare le attuali frammentazioni degli interventi linguistico-culturali a favore degli italiani residenti all'estero, ed integrarli, nei Paesi dell'Unione europea, con le iniziative comunitarie a favore della diffusione linguistica.


3. Ampliamento dell'area di operatività degli Istituti, per consentire la realizzazione di attività culturali anche in Paesi limitrofi, privi di Istituti; nomina di "addetti per l'attività di promozione culturale e linguistica" presso rappresentanze diplomatiche e uffici consolari in Paesi in cui non operano Istituti e rafforzamento della promozione scientifica e tecnologica.

        La mancata istituzione di nuovi Istituti e, in alcuni casi, addirittura la deprecabile riduzione del loro numero, hanno evidenziato la necessità di creare la figura di un addetto culturale di carriera presso le ambasciate ed i consolati, in quelle sedi dove non vi è un Istituto. Tali addetti, infatti, dovranno coordinarsi, per aree geografiche, con gli Istituti di coordinamento, di cui amplificheranno il raggio d'azione, venendo a costituire un importante terminale della rete culturale.
        La rete degli addetti scientifici, che si integra con quella linguistica e culturale, sarà sostenuta dagli Istituti stessi i quali, in mancanza di un addetto scientifico saranno chiamati ad effettuare anche un'azione di promozione scientifica e tecnologica.


4. Ridefinizione della composizione e delle funzioni della Commissione nazionale per la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiane all'estero.

        Nel contesto dell'auspicato rilancio della promozione linguistica e scientifica rientra la revisione della composizione della attuale Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero, istituita dall'articolo 4 della legge n. 401 del 1990, che viene ridefinita quale "Commissione per la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiane all'estero", ed è destinata ad assumere un ruolo centrale e propulsivo nell'attività di promozione culturale. Ad essa spettano, nella proposta di legge, il ruolo di raccordo con le altre istanze istituzionali nazionali, pubbliche e private, ed il ruolo di cabina di regia della strategia generale di promozione culturale.


5. Istituzione degli "ambasciatori della cultura italiana" (già direttori per "chiara fama" ai sensi dell'articolo 14, comma 6, della legge n. 401 del 1990).

        La normativa vigente attribuisce al Ministro degli affari esteri la facoltà di conferire incarichi di direttore di Istituto a "persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale", fino ad un massimo di 10 unità.
        A tali personalità competono, di conseguenza, tutte le funzioni che vengono normalmente svolte da un direttore di ruolo, sia nell'ambito della promozione culturale che in materia organizzativo-manageriale ed amministrativo-contabile, ai sensi degli articoli 8 e 15 della legge n. 401 del 1990.
        Tale figura avrebbe dovuto, secondo lo spirito della legge in vigore, garantire maggiore visibilità e prestigio all'azione della nostra rete culturale, in specie in quelle sedi reputate di particolare importanza strategica per il nostro Paese.
        A tutt'oggi i risultati complessivi della gestione degli Istituti diretti dalle predette personalità non hanno sempre corrisposto alle aspettative delle stesse (comportando l'attività di direzione pesanti carichi gestionali ed amministrativi) né alle esigenze ed agli investimenti dell'Amministrazione degli affari esteri.
        L'istituzione degli ambasciatori della cultura italiana ha come obiettivo il rilancio del ruolo e della funzione dei cosiddetti direttori di "chiara fama", che verrebbero portati ad un numero massimo di venti. Essi, infatti, nella loro veste di ambasciatori della cultura, verrebbero liberati dalla gestione degli Istituti, rimessa ai direttori di carriera, per concentrarsi sulla realizzazioni di grandi programmi o su eventi culturali di altissimo impatto e prestigio, più specificamente legati alle loro competenze e per i quali verrebbero dotati di finanziamenti adeguati al fine di garantire loro la massima autonomia ed operatività.




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