XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2863
Onorevoli Colleghi! - Dal suo apparire, negli ormai
lontani anni ottanta, il virus HIV, causa della sindrome
da immunodeficenza acquisita (AIDS), ha avuto una diffusione
epidemiologica in costante aumento.
Inizialmente l'AIDS veniva relegata a malattia di
"categoria" a causa del fatto che solo una parte della
popolazione sembrava esserne colpita.
L'informazione e le campagne di prevenzione vennero
pertanto modellate su questa errata valutazione il cui
principale risultato fu da una parte di colpevolizzare ed
emarginare una fetta di popolazione e dall'altro di creare una
falsa aura di immunità nella rimanente parte.
Solo con la trasformazione da problema di "categoria" a
malattia legata ai comportamenti "a rischio" si sono
finalmente ottenuti risultati positivi nella riduzione del
numero di infezioni.
In Italia, a fronte della presa di coscienza che
l'epidemia si diffondeva al di fuori dei gruppi che
inizialmente presentavano la maggior parte dei casi di AIDS,
si era scelto non di fornire gli strumenti per limitare la
possibilità di contagio bensì, utopisticamente, di indicare
come unico mezzo di prevenzione l'eliminazione dei
comportamenti a rischio.
Solo in un secondo tempo, ad opera prima di organizzazioni
di volontariato e in seguito di enti locali particolarmente
"illuminati", sull'esempio di altre Nazioni, si fece strada la
filosofia della "riduzione del danno" secondo la quale,
parallelamente ad un opera di informazione e di educazione
sanitaria, venivano distribuite siringhe monouso e
profilattici.
I risultati furono immediatamente visibili, in particolare
tra gli appartenenti a quella fetta di popolazione più
sensibilizzata in quanto facente parte delle categorie
inizialmente tanto citate. Le statistiche segnarono un arresto
dell'aumento di casi di contagio, ridimensionando le
previsioni catastrofiche che in base ai dati precedenti
fornivano una prospettiva per la fine del secolo scorso di
milioni di sieropositivi nella sola Italia.
Parallelamente, contrariamente a quanto temevano gli
scettici, non fu rilevato alcun incremento nella frequenza dei
comportamenti a rischio bensì una maggiore consapevolezza e
prudenza.
Nel corso degli ultimi anni però si è assistito ad un
nuovo innalzamento nel numero dei contagi, statisticamente
accertato dall'osservatorio nazionale AIDS, con, però, un
mutamento relativamente al mezzo di trasmissione del
virus: se inizialmente, in Italia particolarmente, la
via preferenziale di trasmissione era rappresentata dallo
scambio delle siringhe utilizzate dai tossicodipendenti, ora
la trasmissione per via sessuale, e soprattutto eterosessuale,
è la principale causa di contagio. Contestualmente si assiste
anche ad un sensibile aumento nella diffusione di altre
malattie a trasmissione sessuale.
La fascia di popolazione maggiormente esposta è quella
composta dai giovani tra i quali, la naturale scoperta della
sessualità non è accompagnata praticamente da nessuna forma di
educazione sessuale né da parte della maggioranza delle
famiglia né da parte delle istituzioni.
Non è comunque da dimenticare anche la popolazione adulta
che, pur essendo maggiormente informata, e nonostante
l'evolversi dei costumi, ancora ha delle remore culturali
all'uso di quegli accorgimenti che evitano nella quasi
totalità dei casi il rischio di contagio.
Il principale problema riscontrato in diversi studi sulla
popolazione, sia giovane che adulta, per l'uso dei
profilattici è la relativa difficoltà di reperimento nonché il
loro alto costo.
Seppure negli ultimi anni si sia visto un aumento dei
punti vendita in cui è possibile acquistare profilattici,
oltre alle farmacie essi sono reperibili presso supermercati,
tabaccherie, autogrill, non sempre questi sono della
qualità adatta al fine della prevenzione dall'AIDS e da altre
malattie a trasmissione sessuale.
Il tragitto tra la produzione e la vendita al dettaglio fa
sì che da un costo di produzione di pochi centesimi si passi
ad un prezzo per l'utilizzatore anche di diversi euro al
pezzo.
La presente proposta di legge vuole essere una risposta
concreta a questa serie di problematiche, educare all'uso dei
profilattici facilitandone il reperimento e abbattendo le
barriere culturali che ancora lo fanno considerare una sorta
di tabù, calmierare, attraverso una distribuzione gratuita o a
costo contenuto, i prezzi di vendita al dettaglio, garantire
la qualità del prodotto e, non ultimo, fornire una adeguata
informazione sia sull'uso corretto che sulla effettiva utilità
nella prevenzione.
Non si tratta di volere indicare il profilattico come
unico mezzo di prevenzione ma di fornire una reale possibilità
di scelta consapevole.
Uno Stato laico che deve preoccuparsi dell'intera
popolazione, davanti a malattie come l'AIDS, di cui non si è
trovata ancora la cura definitiva né tanto meno il vaccino e
che ha come unico esito la morte della persona malata, non può
nascondersi dietro ad ipocriti precetti ma deve fornire tutti
i mezzi possibili per la salvaguardia della salute di tutti i
cittadini e in particolare delle fasce più deboli
economicamente o culturalmente.