XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2847
Onorevoli Colleghi! - Fin dai tempi immemorabili,
l'attività di ricerca dei tartufi ha presentato una tradizione
che, ancor oggi, è motivo di orgoglio e vanto per il nostro
Paese.
L'alone di mistero che, da sempre avvolge tale attività
accrescendone il fascino, ha consentito di annoverare tra le
fila dei tartufai anche personaggi illustri, quali i Reali di
Casa Savoia, e ha consentito a esperti tartufai dell'epoca di
farsi promotori della ricerca del tartufo presso la casa
regnante di Francia.
Anche la scienza deve molto all'attività dei tartufai. Il
professor Carlo Vittadini, padre della moderna idnologia e
autore nel 1831 della memorabile Monographia
Tuberacearum, fu egli stesso cercatore di tartufi,
percorrendo in lungo e in largo i territori dell'Oltrepo
Pavese, alla ricerca dalle varie specie di Tuber e di
altri funghi ipogei le cui descrizioni interpretative gli
valsero il riconoscimento in tutto il mondo botanico.
Ma se da tempo la ricerca dei tartufi ha consentito anche
di integrare un reddito spesso carente per diverse famiglie
italiane, oggi, tale attività ha assunto connotati del tutto
differenti.
Dei circa 200 mila tartufai operanti sul territorio
nazionale, solo una minima parte svolge la ricerca con
regolarità e costanza, quasi in modo professionale. Tra i
ricercatori di tartufi, solo una minima percentuale (5 per
cento circa) appartiene al mondo dell'agricoltura. Tutti gli
altri fanno parte di categorie sociali più disparate, in cui
gli aspetti cinofili e la cultura verso un impiego salutare
del tempo libero prevale su ogni considerazione. Solo
occasionalmente essi riescono ad effettuare ritrovamenti di
tartufi la cui vendita trova giustificazione. E, quando questo
accade, il ricavato va a coprire appena le spese sostenute per
dare sfogo a questa loro passione. Ma fermiamoci un attimo a
considerare la valenza che tale attività di ricerca riveste
nel campo sociale ed economico.
Il cercatore di tartufi è oggi "l'ultimo custode del
bosco" perché è rimasto uno fra i pochi a penetrare in zone
inaccessibili ai più e a mantenere un legame con i luoghi
ormai abbandonati da tutti; a tenere in vita sentieri che
sarebbero soffocati da rovi e sterpaglie; a mettere a dimora
nuove piante a vocazione tartufigena in sostituzione di alberi
che vanno oramai invecchiando; a segnalare pericoli e
necessità in zone impervie e nascoste. E' questa una "funzione
sociale" di notevole importanza, che bisogna oggi sostenere e
favorire con una nuova legge che tuteli l'attività di
ricerca.
E veniamo alla funzione economica che deriva da tale
attività: una volta trovato qualche tartufo, il cercatore dà
avvio ad un processo che ha una rilevanza economica non
indifferente. Basta pensare a tutto ciò che investe l'economia
legata al fenomeno tartufo, a quanto questo sia il motore per
tante realtà che grazie al nome "tartufo" riescono a decollare
e a far conoscere i loro prodotti; a quanto indotto il nome
"tartufo" riesce a spingere verso occupazione e posti di
lavoro (ristorazione, commercializzazione, operazioni
turistiche, percorsi naturalistici), a quante promozioni hanno
permesso di catturare l'attenzione verso luoghi che, al
contrario, non avrebbero avuto modo di emergere o di farsi
notare.
Occorre dunque rivedere la disciplina disposta dalla legge
n. 752 del 1985 in modo da tutelare ulteriormente questo dono
della natura e salvarlo dalla possibilità della sua scomparsa,
che porterebbe ad una grave perdita sociale ed economica.
Vi sono pertanto alcuni filoni che è necessario prevedere
per assicurare un futuro e una sopravvivenza al tartufo
italiano:
a) garantire la ricerca libera ai tartufai perché
possano contribuire al mantenimento del territorio;
b) assicurare coloro che vogliono sviluppare la
tartuficoltura con la possibilità di evitare truffe e raggiri
in materia di piante tartufigene;
c) prevedere un riordino in materia di tartufaie
con la distinzione fra tartufaie controllate e tartufaie
coltivate;
d) riconoscere la valenza economica che il
tartufaio contribuisce a creare nella sua attività
hobbistica;
e) tutelare il tartufo da ricerche esasperate che
tendono ad impoverirne la sopravvivenza;
f) garantire il consumatore circa il prodotto
fresco o conservato che acquista;
g) favorire un libero sviluppo dei mercati e delle
contrattazioni che porti il prodotto ad emergere completamente
e a rendere più consistente il gettito fiscale a favore dello
Stato.
Tutto ciò è contemplato nella presente proposta di legge
che sostituisce la legge n. 752 del 1985.