XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2777




        Onorevoli Colleghi! - L'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) è stato in questi decenni una grave causa di stress per milioni di lavoratori. Questo ente è uno dei principali responsabili (non l'unico; infatti non intendiamo certo dare all'INAIL un ruolo da capro espiatorio!) del gravissimo disconoscimento delle cause professionali delle malattie che i lavoratori hanno subìto. Nel 1996 le malattie professionali denunciate all'INAIL sono state 28.329 nell'industria e 905 nell'agricoltura, mentre quelle riconosciute e indennizzate sono state complessivamente 5.952. Se poi prendiamo in considerazione i tumori, la situazione è ancora peggiore: di fronte agli 8.000 tumori professionali attesi, secondo gli epidemiologi, ne è riconosciuto un numero al di sotto dei duecento (1995: 168). Si consideri ad esempio che i tumori notificati alla magistratura di Torino dopo il sollecito del pretore dottor Raffaele Guariniello limitatamente a mesoteliomi, tumori del naso, tumori della vescica, angiosarcomi epatici e tumori cutanei (scroto) sono stati 4.816 in tre anni.
        Ci si deve rendere ragione delle cause del mancato riconoscimento della gran parte delle malattie professionali da parte dell'INAIL. Non sono certo i lavoratori che denunciano la loro condizione di malati a causa del lavoro in modo immotivato e scorretto, piuttosto è l'INAIL che si comporta da quello che è, cioè da semplice ente assicurativo, operando come tutte le assicurazioni, e quindi cercando di porre più ostacoli possibili al fine di non corrispondere l'indennità dovuta.
        Il problema non è dunque quello di eliminare l'INAIL, come avrebbero voluto i radicali, con il quesito referendario da loro proposto e platealmente bocciato dalla Corte costituzionale, ma di ridurne i compiti. In particolare di togliere a esso le funzioni di riconoscimento degli infortuni e delle malattie professionali. Questo compito, eminentemente tecnico, non può essere legato a considerazioni di ordine economico. Non si può negare il riconoscimento delle malattie professionali per la semplice ragione che queste costano troppo. Si pensi che il costo degli infortuni e delle malattie professionali ammonta a circa 55.000 miliardi di lire annue (pari ad oltre 28 milioni di euro) in tutto il territorio nazionale, ma si pensi anche che la gran parte di questo costo viene pagato non da chi li provoca, ma dalla collettività, addirittura si potrebbe dire da chi li subisce.
        Se, come propone la presente proposta di legge, il riconoscimento venisse affidato alle aziende sanitarie locali (ASL), che già svolgono la simile funzione di riconoscimento dell'invalidità, e questo provocasse un'impennata dei riconoscimenti, come molti temono, significherebbe quello che sappiamo con certezza, cioè che oggi le malattie professionali vengono riconosciute solo in parte, magari dopo la via crucis, per i lavoratori interessati, dei tempi e delle maglie della magistratura.
        Inoltre tutto questo significherebbe che i premi assicurativi dovrebbero essere pesantemente alzati. E questo diventerebbe uno dei modi, forse il più adeguato, per ridurre gli infortuni e le malattie professionali: non come avviene ora nel momento in cui i denari risparmiati dai mancati riconoscimenti vengono riversati, sotto forma di incentivi, alle aziende che (bontà loro!) investono per mettersi a posto con le leggi sulla sicurezza.
        In questa proposta di legge affrontiamo anche il problema del riconoscimento dei benefìci previdenziali degli esposti per oltre dieci anni all'amianto, ambito in cui si sta consumando uno dei maggiori scandali relativo all'INAIL. Gli ultimi dati in nostro possesso ci dicono che l'INAIL, tramite il suo organismo tecnico, la Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (CONTARP), di fronte a circa 90.000 domande, ha dato risposta positiva solo a 16.000 lavoratori esposti in passato all'amianto. Per fare un semplice esempio, fra i tanti che abbiamo raccolto, segnaliamo la storia di Alessandro, un operaio che ha lavorato per tredici anni esposto all'amianto nella fabbrica simbolo dell'amianto: la Eternit di Casale Monferrato, dove si sono contati i morti da amianto a centinaia e dove, ancora oggi, muoiono cittadini contaminati dall'amianto solo per avere abitato nel territorio di Casale, pur non avendo mai avuto nulla a che fare con la fabbrica. L'INAIL ha dato a questo lavoratore risposta negativa dicendo che era addetto al magazzino (dove si caricavano e scaricavano amianto ed Eternit) e affermando che, quindi, non poteva essere stato esposto a una misura superiore a 100 fibre litro di amianto, e pertanto non aveva il diritto ad alcun indennizzo. Ignoranza o mala fede? L'INAlL respinge anche le domande di lavoratori di aziende in cui la presenza di amianto è stata certificata da interventi dei servizi di prevenzione delle ASL, come nel caso dei lavoratori della ditta Vetroarredo di Firenze oggetto di un'interrogazione parlamentare. Per la verità chi respinge la domanda è l'ente previdenziale, cioè l'Istituto nazionale della previdenza sociale che si affida ciecamente al responso dell'organismo tecnico dell'INAlL. E l'INAIL si ostina a sostenere quanto viene negato dal mondo scientifico, cioè che esiste una soglia limite per un cancerogeno come l'amianto, per cui se viene stabilito - per deduzione, perché, nella quasi totalità dei casi, mai sono state fatte rilevazioni - che le fibre di amianto per esposizioni di otto ore siano state inferiori a 100, è come se i lavoratori non siano mai stati esposti.
        La presente proposta di legge tende a fare cessare questi comportamenti scorretti oltre che sul piano scientifico anche su quello etico, proponendo una misura legislativa che sana alla radice la situazione.
        Certamente occorre precisare che i servizi di prevenzione e di sicurezza sul lavoro, che sono sottodimensionati rispetto ai compiti che già hanno, devono essere ulteriormente qualificati e rafforzati per assumere questa nuova funzione che, peraltro, è del tutto pertinente alla loro connotazione istituzionale.
        L'INAIL continuerebbe a svolgere la funzione economica di ente erogatore di indennizzi e di rendite liberandosi del pesante fardello della certificazione dei riconoscimenti.




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