XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2771




        Onorevoli Colleghi! - La canapa è una pianta coltivata da secoli per i più svariati impieghi. Principalmente è stata coltivata sino a quaranta anni fa per produrre corde, tessuti, combustibile, alimenti, eccetera. In funzione della selezione adottata dall'uomo si possono indicare le varietà sativa (da fibra), indica (da droga), giganteum (coltivata per fibra), ruderalis (selvatica), eccetera.
        Il termine indica è impropriamente indicato in molte leggi italiane e si riferisce alle varietà selezionate per la produzione di droga con tetraidrocannabinolo (THC) elevato, ma in realtà si tratta della medesima specie Cannabis sativa varietà indica.
        I problemi sorgono perché anche la canapa da fibra (sativa) è costituita da una "popolazione" i cui componenti per una percentuale variabile tra il 5 e il 30 per cento circa, possono produrre livelli consistenti di THC (tra lo 0,5 ed il 3 per cento), specie se la popolazione deriva da materiale originario di zone meridionali e non è stata selezionata accuratamente per la produzione di elevato contenuto di fibra.
        Il THC, è il principio attivo che induce effetti psicotropi (cioè è la droga presente nella canapa). Le piante di canapa coltivata per fibra producono prevalentemente cannabidiolo (CBD) il quale non ha alcun effetto di tipo allucinogeno. Nelle piante da droga si trova prevalentemente THC. Se si incrocia una pianta da droga con una da fibra le piante ottenute dal seme ibrido producono sia CBD che THC in concentrazione circa dimezzata.
        Il contenuto di THC è determinato principalmente dal patrimonio genetico, infatti, esiste un gene per il THC ed uno per il CBD, altro cannabinoide non psicotropo presente in prevalenza nelle varietà da fibra, ed il livello di THC è influenzato dalle condizioni in cui la pianta si sviluppa. Ad esempio, il THC si alza se la temperatura aumenta, se la pianta subisce degli stress idrici, cioè carenze di acqua, se nel terreno ci sono livelli elevati di fosforo, eccetera.
        Con la selezione tradizionale sono state eliminate dalle varietà italiane la gran parte di piante che producono THC, però altre varietà europee e le stesse nostre varietà possono presentare al loro interno qualche individuo che produce THC, in quanto durante le fasi di riproduzione del seme può succedere che il polline di varietà da droga possa contaminare le varietà da fibra. Per questa ragione è indispensabile adottare un unico metodo di valutazione del THC nella canapa coltivata da fibra, quello europeo per esempio, che valuti un campione costituito da più piante in modo da escludere la possibilità di incappare in esemplari che producono THC.
        Ricordiamo che l'Italia deteneva il primato della produzione di fibra di miglior qualità per impieghi tessili nel mondo e attorno agli anni venti-trenta era il secondo produttore dopo la Russia. La superficie coltivata è arrivata oltre i 100.000 ettari e per decenni si è attestata attorno a 70-80.000 ettari. Le regioni più coinvolte nella produzione della canapa erano: Emilia-Romagna (2/3 circa delle superfici), la Campania (produceva la migliore qualità attorno a Caserta), il Piemonte (per il seme), il Veneto e varie altre regioni. In Italia le attività di ricerca sulla canapa sono ripartite nel 1995. La produzione di canapa da fibra è stata avviata nel 1998 e dal 1999 l'Istituto sperimentale per le colture industriali (ISCI) del Ministero delle politiche agricole e forestali, è stato incaricato di effettuare i campionamenti sui campi di coltivazione di canapa da fibra regolarmente dichiarati.
        Complessivamente, ogni anno sono state visitate più di 50 aziende che hanno coltivato canapa per una superficie complessiva di 180 e di 160 ettari rispettivamente nel 1999 e nel 2000.
        Per ora si può produrre canapa principalmente per fibra industriale (170 ettari per 155 tonnellate di fibra corta nel 2001). Possono incorrere invece in problemi legali i canapicoltori che vogliono produrre seme, essenze da impiegare nel campo alimentare, olio da semi per uso alimentare e tutto quello che non è sfruttamento della fibra di canapa.
        Quindi è solo la canapa da fibra quella ammessa per la coltivazione in Italia, ed è ammessa perché ha ottenuto una speciale deroga al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990. Per essere in regola l'agricoltore deve denunciare all'ispettorato dell'agricoltura competente per territorio la varietà coltivata, che deve essere compresa in una lista di varietà ammesse al contributo CEE, la localizzazione dei campi, un contratto con un trasformatore autorizzato ed il rispetto di alcune regole stabilite dall'Unione europea, quali la quantità minima di seme impiegato, la data entro la quale seminare, la disponibilità ad essere controllati da personale del Ministero delle politiche agricole e forestali incaricato di determinare il contenuto di THC nella coltivazione.
        Se l'agricoltore non è in regola con queste norme rischia come minimo il sequestro della coltivazione, e, nel caso le Forze dell'ordine - che non impiegano un metodo nazionale e neppure europeo - trovino un contenuto di THC superiore allo 0,3 per cento, possono procedere alla distruzione dell'intera coltivazione.
        In definitiva, se non si arriverà a fare chiarezza sul fatto che Cannabis sativa e indica sono indistinguibili, anzi non esistono due distinti generi ma è oramai riconosciuta solo la sativa e perciò non sono ammissibili le leggi basate su questa distinzione; se non si adotta un unico criterio e metodo di valutazione del contenuto di THC, e se non si accetta il fatto che nella canapa da fibra c'è la possibilità (anche se minima) di individuare delle piante con un contenuto di THC superiore allo 0,3 per cento, non sarà possibile per gli agricoltori italiani riavviare con tranquillità la coltivazione della canapa da fibra.
        Per potere discriminare una coltivazione di canapa da fibra da quella da droga è necessario appurare che un numero significativo di piante presenti un contenuto di THC il cui valore medio non sia superiore allo 0,2 per cento.
        In pratica, per operare una giusta classificazione del chemio-tipo di canapa è necessario, una volta che si ha il sospetto di essere in presenza di una coltivazione illecita, esaminare quantitativamente il contenuto di THC e di CBD in un campione rappresentativo della popolazione. La Comunità europea ha scelto il campione composto da cinquanta piante. Si ritiene che, per praticità operativa, si può limitare il campione a trenta o anche venti parti costituite dal terzo superiore delle piante femminili.
        Se la percentuale di THC è tendenzialmente superiore allo 0,3 per cento, un ulteriore criterio di giudizio che può togliere ogni dubbio è fornito dal rapporto tra il contenuto di CBD e il THC.
        Ogni numero su cui basare decisioni conclusive deve essere stato calcolato e ottenuto mediante una metodica riproducibile e adottabile da qualunque laboratorio. La metodica recentemente rivista e approvata dalla Unione europea (Regolamento (CE) n. 1177/2000 della Commissione, del 31 maggio 2000) è una buona base di partenza e se questo metodo, una volta rivisto in modo che anche le Forze di polizia possano soddisfare le loro specifiche esigenze, venisse accettato come metodo ufficiale nazionale per la valutazione del contenuto di cannabinoidi in Cannabis sativa, si potrebbe giungere ad una auspicata e necessaria armonizzazione delle procedure.
        Solo facendo chiarezza - ed è quello che si propone la presente proposta di legge - e operando con criteri indiscutibili si offrirebbe ai coltivatori italiani la possibilità di coltivare la canapa da fibra come la si coltivava sino a quaranta anni fa ed alle Forze di polizia ed ai magistrati coinvolti si risparmierebbe tanto lavoro inutile.
        L'approvazione della presente proposta di legge permetterebbe ad un agricoltore di coltivare la canapa quasi come una qualsiasi altra coltura; e gli consentirebbe di produrre ed utilizzare tutti i vari prodotti ottenibili dalla canapa a basso contenuto di THC (inferiore allo 0,2 per cento come chiede l'Unione europea).
        Vediamo quelle che sono le finalità e gli obiettivi che la proposta di legge si prefigge:

                a) mettere l'agricoltore italiano nelle stesse condizioni di un agricoltore francese, tedesco, finlandese o spagnolo;

                b) consentire a chi opera nel settore della produzione di sementi di canapa di lavorare senza particolari rischi, soprattutto quando le coltivazioni vanno realizzate da privati agricoltori;

                c) agevolare le attività di controllo delle Forze dell'ordine che al momento non dispongono di norme precise per la valutazione del contenuto di THC nella coltivazione agricola di canapa;

                d) impedire che molti processi vengano avviati nei confronti di normalissimi agricoltori; ciò eviterebbe l'aumento di arresti e le carcerazioni per persone che non sono coinvolte in traffico e spaccio di sostanze stupefacenti;

                e) fare chiarezza e consentire a numerose aziende agricole, agroturistiche, artigianali e a piccole industrie di avviare ed espandere le loro attività. Ora anche i prodotti non tessili derivati dalla canapa possono circolare, ma questi non possono essere prodotti in Italia. In quasi cento diversi negozi si possono trovare bevande, alimenti, dolciumi, essenze di canapa, ma tutti o quasi sono d'importazione. Non ci sono infatti le regole e le condizioni normative che stabiliscono come e cosa produrre con la canapa in Italia;

                f) permettere alle aziende farmaceutiche private di coltivare Cannabis sativa per la produzione di cannabinoidi (anche THC) per impieghi terapeutici. Attualmente la coltivazione di canapa per usi terapeutici è consentita solo ad università o ad enti di ricerca per studi ed applicazioni mediche;

                g) facilitare la diffusione di una pianta che potrebbe sostituire il petrolio ed il carbone per la produzione di energia (1 chilogrammo di canapa sviluppa l'energia di quasi 1/2 chilogrammo di petrolio). La pianta non richiede alcun trattamento chimico, non ha parassiti e ricopre il terreno in modo così efficace e completo da neutralizzare quasi tutte le erbe infestanti, rappresentando perciò il miglior mezzo diserbante, completamente biologico ed ecocompatibile adottabile nelle aziende biologiche.

        Ricordiamo inoltre che:

                a) la canapa rappresenta una fonte validissima di fibra altamente resistente completamente riciclabile che andrebbe a sostituire la lana di vetro, di roccia e le fibre sintetiche non riciclabili utilizzate nell'industria automobilistica ed in campo edile. Ricordiamo che il canapulo consente di produrre manufatti impiegabili in bio-edilizia che possono validamente e tecnicamente sostituire il sughero, con prezzi competitivi e salvaguardare lo sfruttamento delle limitate sugherete oramai completamente depauperate;

                b) la pianta di canapa potrebbe essere proficuamente utilizzata per il biorisanamento di zone altamente contaminate da nichel, cadmio, zinco e metalli pesanti perché vive anche in terreni fortemente inquinati e ne accumula consistenti quantità nelle radici. Le radici possono essere estirpate e di conseguenza essere sfruttabili senza inquinare altri luoghi perché impiegabili come fonte riciclabile di energia le cui ceneri potrebbero essere smaltite senza grossi problemi;

                c) il ritorno della canapa permetterebbe il recupero di una storia e cultura secolari, che lasciano ancora numerose tracce sparse per tutto il territorio nazionale, ma che se dovessero passare ancora diversi anni potrebbero essere irrimediabilmente perse;

                d) ultimo vantaggio, ma non il meno importante da un punto di vista ambientale, deriva dal fatto che la canapa è una delle poche piante che resiste anche agli attacchi dei cinghiali, perciò in quei territori collinari o boschivi dove i cinghiali rappresentano un rilevante problema per l'agricoltura, la pianta fornirebbe un reddito significativo e nello stesso tempo fornirebbe un riparo ed una fonte di nutrimento molto apprezzati per numerosi volatili e animali.




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