XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2767




        Onorevoli Colleghi! - La moderna evoluzione tecnologica legata alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro ha determinato la rilevante crescita nel settore professionale di categorie cosiddette non regolamentate, ovvero di professionisti non inquadrabili nei tradizionali ordini e collegi. E' opportuno ricordare che attualmente nel nostro Paese le libere professioni si suddividono in due macro gruppi: le professioni regolamentate, ossia le professioni previste dall'articolo 2229 del codice civile per il cui esercizio è necessario oltre al possesso del titolo di studio l'ulteriore requisito dell'iscrizione obbligatoria in appositi albi tenuti da enti pubblici (ordini e collegi); tutte le altre nuove professioni non regolamentate che trovano comunque riscontro nell'ambito delle direttive del Consiglio nn. 89/48 e 92/51, recepite, rispettivamente, con il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115, e con il decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 319.
        Nelle scorse legislature, le associazioni dei professionisti non regolamentati, alcune delle quali possono vantare un'antica tradizione e una forte rappresentatività, hanno cercato di ottenere un riconoscimento da parte dello Stato mediante il tradizionale metodo della presentazione di proposte di legge finalizzate all'istituzione di nuovi ordini e collegi. La richiesta di riconoscimento rispondeva alla duplice esigenza di tutelare i consumatori da un lato e i professionisti seri e capaci dall'altro. Una svolta al problema nasce dall'"Indagine conoscitiva del settore degli ordini e dei collegi professionali" condotta dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato nella quale si evidenzia come "la regolamentazione adottata nel nostro Paese (...) è particolarmente restrittiva rispetto a quella dei principali Paesi europei e come tale soluzione rappresenti un freno all'espansione e un pericolo per i professionisti italiani, destinati a soccombere di fronte alla concorrenza dei loro colleghi europei. Nello stesso documento nel capitolo dedicato alle professioni non regolamentate si sottolinea come "in nessun caso si giustifica l'adozione di una regolamentazione che limiti sia la libertà d'iniziativa economica privata dei soggetti che attualmente operano in piena autonomia, sia la libertà di scelta del consumatore" e come, non essendosi prodotti, nel nostro Paese, sistemi alternativi a quello tradizionale degli ordini e collegi, di cui l'Autorità invita a limitare le esclusive ai soli casi legati alla tutela di interessi pubblici generali, si profili "l'esigenza di organizzare dei sistemi di certificazione che rappresentino un marchio di qualità per il consumatore". Questa esigenza, sempre secondo l'Autorità, non deve "essere necessariamente soddisfatta attraverso l'istituzione di Albi o Ordini professionali" non ravvisandosi "ragioni di rilevanza pubblica che giustificherebbero l'introduzione di sistemi selettivi e limitativi sulla scorta di quanto avviene per le professioni protette". Per le associazioni dei professionisti non regolamentati si è trattato quindi di un passaggio di non lieve entità, nel senso che dopo anni e anni di lista di attesa parlamentare, anch'esse hanno capito l'importanza di definire nuove regole di riconoscimento, senza il "sigillo" rappresentato dalla legge, ma con maggiori garanzie di credibilità e persino di propensione al rischio da parte dei soggetti rappresentativi dei lavori terziari. A questo proposito è opportuno anche ricordare l'importante lavoro svolto, in questi ultimi dieci anni, dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), con un'attenzione specifica alle professioni emergenti che ha poi portato alla costruzione della banca dati prima e della consulta delle nuove professioni in un secondo momento.
        Dalla consultazione della banca dati emergono dati che giustificano in modo inequivocabile il ricorso alla regolamentazione delle nuove professioni.
        Dal 1997 al 1999 il numero degli iscritti agli albi si è incrementato del 5,1 per cento passando da 1 milione e 476 mila unità circa, a 1 milione e 551 mila circa: per ciò che riguarda, invece, gli iscritti alle associazioni non regolamentate presenti negli archivi CNEL, il numero degli esercenti le relative attività sempre al 1999 era pari a circa 2 milioni e 700 mila persone.
        La presente proposta di legge si prefigge quindi lo scopo di avviare un adeguamento della normativa di settore agli orientamenti europei, salvaguardando le regole della libera concorrenza e del mercato, tutelando gli interessi degli utenti, favorendo lo sviluppo libero delle professioni non inquadrate in albi e collegi. Si vuole in altri termini evitare ogni sistema di riconoscimento che porti alla formazione di nicchie di privilegio, e al contrario si vogliono riconoscere sistemi che favoriscano l'adeguamento continuo delle professioni alle esigenze imposte dal progresso economico e scientifico anche mediante la creazione di nuove opportunità occupazionali e offrendo nel contempo un sistema di garanzie per un corretto esercizio di tali professioni nell'interesse dell'utenza.




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