XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2734
Onorevoli Colleghi! - L'esigenza di disporre di
adeguate strutture per l'assistenza all'infanzia è in forte
crescita, a causa del nuovo contesto sociale in cui crescono
oggi i bambini, caratterizzato da entrambi i genitori occupati
e dalla mancanza dei nonni disponibili ad accudirli.
Sono ancora le donne che in prevalenza si occupano della
casa e dei bambini, ma con grave difficoltà, a causa dei loro
impegni di lavoro. Per questo motivo chiedono con insistenza
maggiori servizi integrativi per l'infanzia.
Considerato il grave fenomeno della denatalità, che
caratterizza il nostro Paese, generato anche dalla grande
percentuale delle donne che decidono di rinunciarvi, a causa
delle problematiche connesse all'assistenza dei minori, una
concreta ed efficiente politica a sostegno della famiglia deve
adottare strumenti di supporto alle famiglie per l'assistenza
dei bambini in età pre-scolastica, sia in termini di maggiori
servizi, sia in termini di supporto finanziario.
L'attuale Governo si è impegnato in una politica di
ampliamento delle strutture adibite agli infanti ma,
nonostante questo, la disponibilità dei posti negli asili nido
e nelle scuole materne, sia comunali che statali, risulterà
per alcuni anni ancora insufficiente a coprire le richieste,
in particolare nelle grandi città, dove in alcuni casi i posti
disponibili sono, oggi, inferiori anche del 50 per cento
rispetto alle richieste.
Oltre alla carenza di posti, per l'accesso agli asili nido
e alle scuole materne pubbliche, esiste l'ulteriore limite
introdotto dal cosiddetto "redditometro", che consente solo ai
genitori con redditi quasi alla soglia di povertà di usufruire
del servizio anche a titolo gratuito. In genere si tratta di
immigrati con permesso di soggiorno oppure di "furbi" che
ricorrono alle separazioni fittizie per avere un punteggio
maggiore!
La conseguenza è che i genitori titolari di redditi medi
non hanno la possibilità di utilizzare queste strutture
pubbliche per i propri figli, pur volendo pagare la retta
richiesta.
Le alternative per i genitori sono le seguenti:
a) la madre rinuncia al lavoro oppure s'avvale
delle aspettative;
b) si ricorre agli asili privati;
c) si ricorre alle baby-sitter.
La prima soluzione è senza dubbio una scelta che
potrebbero permettersi solo le famiglie in cui l'altro coniuge
percepisce un reddito più alto. Comunque la donna, se desidera
lavorare, è giusto che sia messa in condizioni di poter
continuare la vita lavorativa anche ai fini di costruirsi una
situazione previdenziale per la vecchiaia.
La seconda soluzione sarebbe il ricorso agli asili nido o
alle scuole materne private, ma sarebbe anch'essa una scelta
molto onerosa, che mette in seria difficoltà i genitori
titolari di redditi medi. Inoltre, pur essendo disposti a
sopportare il sacrificio finanziario, spesso anche le
strutture private non hanno posti sufficienti.
In tal caso, si ricorre all'altra soluzione e cioè
all'assistenza a domicilio prestata dalle baby-sitter,
il cui costo è certamente superiore alle rette di inserimento
nelle idonee strutture.
Il costo di una baby-sitter a lungo orario è
elevato, soprattutto se si regolarizza il rapporto di
lavoro.
Fino a quando le strutture pubbliche per l'assistenza
all'infanzia non saranno adeguate alle richieste, è necessario
adottare provvedimenti che alleggeriscano l'onere delle
famiglie costrette a ricorrere all'assistenza privata sia
presso asili, sia a domicilio. Altrimenti, continueranno a
rimanere svantaggiate nei confronti di quelle più fortunate
che usufruiscono dei servizi comunali e statali.
Con la presente proposta di legge, si introduce una
agevolazione fiscale per i contribuenti che ricorrono ai
servizi privati di assistenza all'infanzia, consistente nella
possibilità di dedurre dal reddito complessivo una parte dei
costi documentati eccedenti il costo medio delle rette delle
strutture pubbliche e fino ad un massimo di euro 4.200 annui
per ogni figlio.
La normativa vigente, che prevede la deducibilità dei soli
oneri contributivi versati agli addetti ai servizi domestici e
all'assistenza domiciliare per un importo massimo di euro
1.550 all'anno, non ha risolto affatto il problema, in quanto
l'onere totale che rimarrebbe a carico delle famiglie per
un'assistenza a tempo pieno di un infante sarebbe comunque
elevato.
Invece, l'agevolazione proposta in questa sede deve
consentire alle famiglie di sopportare al massimo l'onere
mensile della retta media richiesta dalle strutture pubbliche
per un lungo orario, che corrisponderebbe a circa euro 380
mensili.