XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2700
Onorevoli Colleghi! - La II Commissione (Giustizia)
della Camera dei deputati, il 19 gennaio 2001, nel corso della
XIII legislatura, ha deliberato un'indagine conoscitiva
sull'archiviazione di 695 fascicoli, contenenti denunce di
crimini nazi-fascisti commessi nel corso della seconda guerra
mondiale riguardanti circa 15 mila vittime.
L'indagine è nata dall'esigenza di verificare le cause di
archiviazione di tali fascicoli (rinvenuti nel 1994) e che
risultano essere anomale in ragione sia del contenuto (il
materiale è composto da denunce e atti di indagine di organi
di polizia italiani e di commissioni di inchiesta
anglo-americane sui crimini di guerra) sia delle modalità
della loro conservazione (furono, infatti, ritrovati in un
armadio, con le porte sigillate, situato in uno stanzino,
chiuso da un cancello di ferro, a Palazzo Cesi, sede della
Procura generale militare, anziché nell'archivio degli atti
dei tribunali di guerra soppressi e del Tribunale speciale per
la difesa dello Stato).
In ciascuna delle pratiche è impressa la dicitura
"provvisoria archiviazione", facendo riferimento ad un
istituto giuridico che risulta inesistente, indicazione che
comunque è stata apposta su iniziativa della Procura generale
militare presso il Tribunale supremo militare, organo
giudiziario soppresso nel 1981, le cui funzioni sono passate
alla Procura generale militare presso la Corte di
cassazione.
Una tale procedura ha fatto pensare che i documenti siano
stati occultati, piuttosto che archiviati, e ha indotto il
Consiglio della magistratura militare a deliberare, in data 7
maggio 1996, un'indagine conoscitiva per stabilire "le
dimensioni, le cause e le modalità della provvisoria
archiviazione e del trattenimento nell'ambito della Procura
generale militare presso il Tribunale supremo militare di
procedimenti per crimini di guerra". L'indagine si è conclusa
con la deliberazione di una relazione conclusiva.
Nonostante l'obiettivo dell'indagine fosse strettamente
connesso ai compiti istituzionali del Consiglio della
magistratura militare, per cui si trattava in primo luogo di
verificare se vi fossero responsabilità di magistrati militari
ancora in vita nell'occultamento dei fascicoli in questione,
sono emersi dei fatti di estrema importanza per la
ricostruzione storica della vicenda.
I gravi sospetti che la relazione suscita circa una
presunta volontà politica diretta ad occultare i fascicoli
sulle stragi nazi-fasciste e la ricerca della verità da parte
delle associazioni dei partigiani, dei parenti delle vittime
di tali stragi, dei comuni che ne sono stati tragici teatri e
del Comitato per la verità e giustizia, hanno indotto quindi
la Commissione Giustizia della Camera dei deputati a
deliberare un'indagine conoscitiva su questa vicenda.
Nell'ambito dell'indagine conoscitiva è stato predisposto
un programma di audizioni che ha tenuto conto della indagine
svolta dal Consiglio della magistratura militare ed in
particolare dalla procura militare della Repubblica presso il
Tribunale militare di Roma (dalla cui richiesta dei documenti
necessari per il processo Priebke è scaturito il ritrovamento
dei fascicoli nascosti). La Commissione, avendo avuto poco
tempo a disposizione, non ha potuto ascoltare tutti coloro che
avrebbero potuto portare ulteriori dati di conoscenza per fare
piena luce sull'oscura questione della "ragion di Stato", in
nome della quale sarebbe stato di fatto interrotto il regolare
corso della giustizia.
Dalle audizioni effettuate e dal materiale raccolto nel
corso della indagine conoscitiva, in primo luogo, risulta
evidente la responsabilità della magistratura militare e, in
particolare, dei procuratori generali militari che si sono
succeduti dal 1945 al 1974.
L'illegalità ha avuto inizio dal primo dopoguerra, quando,
anziché trasmettere i fascicoli alle procure militari
competenti per territorio, si è preferito accentrarli presso
un organo, quale la Procura generale militare presso il
Tribunale supremo militare, che non aveva competenze al
riguardo, non avendo alcuna competenza e responsabilità di
indagine e di esercizio dell'azione penale.
In particolare, è emerso che nel periodo febbraio-giugno
1945 il Governo italiano aveva preventivato di effettuare
un'azione di ricerca dei colpevoli con il sostegno dei Paesi
alleati.
Solo nel 1945, comunque, si sono delineate le linee
politiche da seguire nei confronti dei criminali di guerra da
parte degli alleati: si decise che, per quanto riguardava i
gradi più alti (i generali tedeschi), fossero gli inglesi ad
occuparsi delle loro condanne in tribunale, ritenendo che
l'Italia non avesse le risorse tecniche necessarie né - ed è
questa la motivazione più interessante - l'energia per portare
avanti un simile processo.
L'idea era che gli inglesi, avendo acquisito prove
sufficienti riguardo ad atteggiamenti terroristici dei
tedeschi nei confronti della popolazione civile, avrebbero
dovuto "patrocinare" un processo unico contro i comandanti di
armata, di corpo e di divisione, una vera e propria
"Norimberga italiana". Gli italiani, invece, avrebbero dovuto
celebrare i processi per i responsabili dal grado di
colonnello in giù.
Da questa decisione di ricondurre i crimini sotto la
competenza degli alleati o sotto quella dell'Italia, a seconda
dell'importanza di grado dei responsabili, emerge una nuova
elaborazione concettuale circa la natura dei crimini commessi
durante la guerra, almeno di quelli commessi in territorio
italiano: gli alleati hanno giudicato alcuni reati
"localizzabili", e quindi di competenza delle giurisdizioni
nazionali, e altri, invece, "non localizzabili", di cui si
sarebbero dovuti prendere carico i tribunali
internazionali.
Questa particolare classificazione dei crimini di guerra e
la conseguente suddivisione dei compiti tra l'Italia e i Paesi
alleati nell'ambito dello svolgimento dei processi ribadiscono
la necessità di una dettagliata analisi in sede storica e
politica dell'intera vicenda, con una particolare attenzione
per le dinamiche relazionali intercorse tra gli Stati
protagonisti.
La politica dei "blocchi contrapposti", funzionale alla
strategia della guerra fredda, inaugurata nel marzo del 1947,
spiega perché gli alleati abbiano abbandonato l'idea di una
"Norimberga italiana". Si doveva preservare la Germania,
poiché, seppur diviso, lo Stato tedesco era diventato un
tassello decisivo nel mosaico internazionale, dovendo assumere
un ruolo difensivo antisovietico.
Agli Stati Uniti e all'Inghilterra non conveniva insistere
sul tema dei crimini di guerra tedeschi, perché era
indispensabile avere una Germania forte sul piano
internazionale, con un esercito efficiente da contrapporre al
blocco orientale. In quest'ottica devono essere valutate le
conversioni della pena di morte in ergastolo delle quali hanno
beneficiato molti generali tedeschi.
Nel 1994, con il ritrovamento del cosiddetto "armadio
della vergogna" si è provveduto a dissolvere l'archivio,
perché esso non doveva trovarsi in quel luogo e, in ogni caso,
avrebbe dovuto essere distribuito quarant'anni prima alle
procure militari.
I fascicoli sono stati poi distribuiti in varie procure,
secondo il criterio della competenza territoriale: sinora tale
trasmissione ha determinato tre condanne all'ergastolo per tre
stragi molto gravi (due sono del tribunale di Torino e una del
tribunale di Verona). Tutti e tre i condannati sono
considerati in contumacia (due sono in Germania e uno è in
Canada), per cui è stata richiesta, ma non ancora ottenuta,
l'estradizione. Un altro processo è ancora in fase istruttoria
ed è forse quello più rilevante: si tratta del processo
relativo alla strage di Sant'Anna di Stazzema, che ha visto
coinvolti più di cinquecento civili, oltre cento dei quali
bambini.
Ovviamente il tempo trascorso rende molto difficili le
verifiche, ma la magistratura militare ha svolto in modo
ineccepibile il suo lavoro dopo la scoperta dei fascicoli.
In realtà, da nessun documento risulta che vi sia stata
una volontà diretta e manifesta, da parte dei magistrati
militari, di insabbiare i fascicoli relativi ai crimini di
guerra. Tuttavia, la costante violazione della legge nella
forma della mancata trasmissione dei suddetti fascicoli alle
procure, perpetrata da tre diversi soggetti (i tre procuratori
generali militari), non può non fare pensare ad un disegno
unitario volto ad impedire l'allestimento dei processi sui
crimini di guerra.
E' probabile che i magistrati siano stati in realtà uno
strumento in mano ai politici e, in particolare, al Governo. A
tale proposito giova ricordare che sino alla riforma del 1981
la magistratura militare non godeva dell'indipendenza, della
terzietà e dell'imparzialità proprie della magistratura
ordinaria e delle magistrature speciali.
Purtroppo la prescrizione dei reati, nei casi in cui opera
la dispersione durante gli anni delle fonti di prova, il
decesso degli autori o l'impossibilità del loro riconoscimento
sono tutti fattori che rischiano di lasciare impunite stragi
naziste come, ad esempio, quelle di Cefalonia, di Fossali e di
Sant'Anna di Stazzema.
Vi è un debito morale di giustizia postuma, nei confronti
delle migliaia di vittime delle stragi di guerra, che oggi le
istituzioni devono pagare, assicurando loro giustizia e
tenendo vivo il ricordo di quanti si sono sacrificati per il
bene della Patria e delle inermi vittime delle raccapriccianti
e vigliacche rappresaglie condotte, con ferocia inaudita,
dalle forze naziste alleate della dittatura fascista.
Accanto alle stragi dei civili vi sono poi gli eccidi dei
soldati italiani e dei partigiani. Non si può non ricordare la
strage di Cefalonia, nella quale 6.500 soldati italiani sono
stati massacrati dalle truppe tedesche.
La presente proposta di legge muove, quindi, dall'indagine
conoscitiva svolta dalla Commissione Giustizia e reca, ai
sensi dell'articolo 82 della Costituzione, l'istituzione di
una Commissione parlamentare di inchiesta che dovrà
verificare: a) se vi sia stato un occultamento negli
anni dal 1944 al 1994 dei fascicoli rinvenuti a Palazzo Cesi;
b) se vi siano state responsabilità storiche, politiche
e giuridiche; c) se vi siano stati condizionamenti
nell'azione della magistratura militare; d) se le
procure militari competenti per i luoghi dove si svolsero i
fatti, avrebbero potuto individuare e perseguire i
responsabili dei crimini scoperti, qualora fossero stati loro
trasmessi per tempo i fascicoli.
Al termine dei lavori della Commissione, i materiali
raccolti e le conclusioni della Commissione stessa potranno
essere oggetto di una esauriente ricostruzione storica del
fenomeno. Sarà quindi indispensabile che agli storici italiani
e stranieri sia messa a disposizione la documentazione
custodita negli archivi italiani (della Presidenza della
Repubblica, dei Ministeri degli affari esteri, della difesa,
della giustizia, dell'Arma dei carabinieri, della Procura
generale militare), in quanto il lavoro di ricostruzione
storica di quel periodo è stato finora affidato alla
possibilità di consultare archivi stranieri (in particolare
inglesi e americani).