XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2694




        Onorevoli Colleghi! - La questione del trasferimento in Italia della contribuzione versata dai lavoratori che hanno svolto la propria attività in Svizzera è ormai da molti anni aperta e attende soluzioni adeguate.
        L'entrata in vigore degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'Unione europea (prevista per il prossimo luglio 2002) comporterà, infatti, la sospensione delle convenzioni bilaterali preesistenti in materia di sicurezza sociale, tra cui anche quella vigente tra la Svizzera e l'Italia, che, tra l'altro, consente il trasferimento dei contributi per la maturazione del diritto alla pensione italiana. L'articolo 1 dell'Accordo aggiuntivo alla Convenzione italo-svizzera di sicurezza sociale del 1962, in vigore dal 1973, stabilisce, infatti, che i lavoratori italiani possano ottenere il trasferimento alle assicurazioni italiane dei contributi versati in Svizzera, così da realizzare un'unica prestazione di vecchiaia o di anzianità, qualora rientrino definitivamente in Italia e non godano, al tempo stesso, di alcun beneficio di natura pensionistica in Svizzera.
        La nuova disciplina in questa materia sarà ispirata ai princìpi della totalizzazione e della parità di trattamento che rappresentano i cardini dei sistemi di sicurezza sociale dell'Unione europea.
        In questo momento, però, la decadenza automatica delle convenzioni e l'estensione tout court dei regolamenti dell'Unione europea in materia di sicurezza sociale alla Svizzera rischia di danneggiare migliaia di cittadini italiani emigrati in questo Paese. Sarebbero vanificati diritti acquisiti di lavoratori appartenenti alla fascia d'età più debole (tra i cinquantatre e i sessantacinque anni), soggetti facilmente al licenziamento e di difficoltoso reinserimento nel mondo produttivo.
        I rappresentanti del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE) e dei sindacati italiani ed elvetici hanno da tempo sollevato il problema, fornendo i dati statistici di quanti sarebbero i lavoratori coinvolti da questo mutamento. Ora la platea potenzialmente interessata al trasferimento è quantificabile in circa 25 mila cittadini, rispetto al totale di 315 mila residenti in Svizzera (senza coloro che hanno la doppia cittadinanza); alla cifra si devono evidentemente aggiungere gli italiani ex emigrati e i frontalieri. Il numero dei trasferimenti eseguiti - sempre secondo la CGIE - ha toccato il picco massimo nel 1999 (16 mila unità), riducendosi poi drasticamente nel 2000 (12 mila unità). La tendenza che, secondo i dati attualmente disponibili, sarà confermata anche nei prossimi anni, si spiegherebbe con la diminuita propensione degli italiani ad abbandonare la Svizzera e a rientrare in Italia, ma anche con l'incremento delle domande di trasferimento che si era verificato in vista della paventata entrata in vigore della riforma Dini e successivamente degli accordi bilaterali Svizzera-Unione europea. Inoltre, la normativa attuale, come è noto, obbliga ad avere una contribuzione in Italia di ben dieci anni: un requisito questo che, di fatto, negli ultimi anni ha reso impossibile l'accesso alla pensione minima italiana, spingendo ulteriormente molti emigrati al trasferimento dei contributi. Partendo da queste valutazioni, per risolvere il problema del trasferimento si dovrà considerare che la maggiorazione di spesa derivante per lo Stato sarà ridimensionata proporzionalmente.
        I proponenti ritengono che, in attesa di una risistemazione complessiva dell'intera materia ormai ineludibile, sia necessario provvedere tempestivamente.
        La presente proposta di legge prevede un periodo transitorio di sei anni durante il quale la pensione dei cittadini italiani rientrati definitivamente in Italia in stato di disoccupazione, sarebbe calcolata sull'intera retribuzione pensionabile comprensiva dell'anzianità svizzera, fino al compimento, da parte dell'interessato, dell'età pensionabile prevista dall'ordinamento elvetico. Esistono ampie convergenze favorevoli alla soluzione del problema, da parte di tutte le forze politiche: si auspica perciò che in Parlamento si possa trovare un consenso vasto per garantire un iter spedito a questa iniziativa legislativa.




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