XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2690




        Onorevoli Colleghi! - L'attenzione del Parlamento verso le tragiche conseguenze della incidentalità stradale si è fatta negli ultimi tempi sempre più viva, in parallelo alla migliore definizione scientifica e tecnica dei problemi e delle soluzioni possibili; ne danno innegabile conto la legge 22 marzo 2001, n. 85, che reca la delega al Governo per la revisione del nuovo codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992) e la sua recente e sia pure non completa attuazione con il decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9.
        Ciò malgrado il costo umano e sociale delle stragi stradali cresce di anno in anno: nel solo 2000 le compagnie assicuratrici della responsabilità civile hanno risarcito 800.000 incidenti con danni a persone (fonte ANIA), dato che colloca l'Italia ai primi posti della graduatoria europea, con un tasso di incidenti superiore di molto a quello di Germania e Spagna e pari al doppio del tasso di Francia e Regno Unito; e se 9.000 morti all'anno (fonte Istituto superiore di Sanità) non sono un prezzo sopportabile per un Paese demograficamente depresso quale è il nostro, i 40 mila miliardi di lire di costo socio-economico delle stragi stradali registrati nel 1998 dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro sono diventati nel 2000, a seconda delle fonti, 55 o 60 mila.
        C'è dunque ancora molto da fare e bisogna farlo in fretta; le modifiche al nuovo codice della strada, quelle attuate e quelle ancora da attuare, sono evidentemente insufficienti ad arginare una situazione di tale gravità; e per muoversi nella direzione giusta sono necessari, più che conoscenze tecniche ormai ampiamente raggiunte, buona volontà e coraggio.
        Il testo della presente proposta di legge, è stato elaborato dall'Associazione italiana familiari e vittime della strada, da una parte, dando per scontata la integrale attuazione della delega della legge n. 85 del 2001 nei termini prorogati e, dall'altra, con il precipuo obiettivo di fornire un panorama quanto più ampio possibile delle ulteriori disposizioni che, se assunte e attuate con decisione, tutte o almeno le più importanti, permetterebbero finalmente, con una drastica riduzione del numero degli incidenti e quindi dei feriti e dei morti, il rispetto da parte italiana delle ripetute indicazioni dell'Unione europea contro questa strage di massa.
        Molte delle proposte sono riprese da studi e progetti di organismi istituzionali di alto livello, in particolare dalla "Relazione al Parlamento sullo stato della sicurezza stradale" dell'allora Ministero dei lavori pubblici, dal testo del Consiglio nazionale delle ricerche "Un approccio integrato per il miglioramento della sicurezza stradale" e infine dal recentissimo lavoro "Otto proposte per il Piano nazionale" della Consulta nazionale sulla sicurezza stradale.
        Altre proposte, in genere relative a situazioni particolari, vengono dalla tragica esperienza personale degli aderenti alla citata Associazione.
        Alcune proposte, come quella rivolta all'effettiva attuazione del disposto dell'articolo 230 del nuovo codice della strada sull'obbligatorietà dell'educazione stradale nelle scuole di ogni ordine e grado, sono ripetute da più parti, erano già state avanzate in un precedente progetto di legge predisposto dalla Associazione, e impongono di fare ormai qualcosa più che continuare a discuterne.
        Altre ancora sono volte a precisare gli adempimenti previsti nella delega al Governo della legge n. 85 del 2001: è noto che i competenti Ministeri stanno studiando i migliori termini per l'attuazione della delega e l'augurio è anche che le disposizioni qui presentate servano a quel lavoro.
        Tra tutte le proposte vanno evidenziate quelle originali e proprie dell'Associazione italiana familiari e vittime della strada: le prime due, già portate alle due Camere nella passata legislatura, sono relative all'avvio di un'ampia e duratura campagna informativa e formativa sulle reti radiotelevisive concessionarie dallo Stato e alla imposizione a carico del responsabile di omicidio o di lesioni colpose stradali di una penale aggiuntiva non assicurabile da versare in un fondo per la sicurezza stradale, istituito presso il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, la terza, interamente nuova vuole imporre alle compagnie assicuratrici della responsabilità civile auto e nei confronti degli assicurati condannati in sede penale o civile per lesioni personali stradali, un aumento del premio assicurativo proporzionale alla gravità delle lesioni.
        Questa ultima proposta potrebbe in effetti, scaricando sugli assicurati "colpevoli" almeno parte del costo dei danni provocati, permettere nel tempo breve, senza traumi per gli assicurati invece "innocenti", quell'aumento dei risarcimenti che il citato lavoro della Consulta nazionale sulla sicurezza stradale, come già prima la proposta di legge atto Camera n. 1885, predisposta con la collaborazione della citata Associazione, e presentata il 30 ottobre scorso, ritengono indispensabile nei casi di morte o di gravi lesioni colpose; e imporrebbe poi certamente, attraverso un salutare meccanismo di deterrenza, una forse altrimenti irraggiungibile diminuzione della intera sinistrosità stradale.
        Non si tratta, d'altra parte, di condividere tutte o appieno le indicazioni della presente proposta di legge, ma di dare voce in questa sede al vasto mondo dei colpiti da quella sinistrosità e di coloro i quali, mentre lo discuteremo, saranno ancora colpiti.
        E' soprattutto di fronte a questi cittadini che noi per primi abbiamo il dovere, perché ne abbiamo il potere, di affrontare i problemi che il loro dolore solleva di fronte a tutto il Paese e di cercare e trovare per essi soluzioni rapide e decise.




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