XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2688
Onorevoli Colleghi! - Dopo decenni di reticenze e di
silenzi cominciano ad emergere notizie, riscontri e
rivelazioni sui tristi fatti che insanguinarono specialmente
l'Emilia-Romagna ed in genere il nord d'Italia nel periodo
dell'immediato dopoguerra. Si tratta però, al momento, di
rivelazioni e di scoperte parziali, episodiche e viziate da
polemiche: né manca il sospetto che le luci parziali che si
vanno accendendo possano servire a creare ombre più
profonde.
L'aprirsi di qualche spiraglio, tuttavia, ha contribuito a
ridestare nella società un desiderio di conoscenza e di
verità: desiderio che molti conservavano in cuore ma che, fino
a qualche tempo fa, sembrava impossibile realizzare. Non a
caso l'attuale momento politico del Paese è caratterizzato da
una revisione storica del passato, tesa a riconciliare la
comunità nazionale su fatti che l'hanno profondamente divisa
soprattutto nel dopoguerra. La vicenda delle "foibe" ed il
modo civile con cui è stata affrontata sono emblematici di un
mutato clima sociale e politico del nostro Paese.
E' innegabile che fra il 1944 ed il 1948 ci fu, in molte
realtà del nord-Italia e dell'Emilia-Romagna in particolare,
un terrore di massa che, in nome della Resistenza, ma, in
realtà, in un'ottica marxista, colpì vari innocenti fra cui
cattolici e laici, colpevoli soltanto di credere ai valori
della libertà e del solidarismo.
Di tutto questo non è mai stato fatto cenno nelle
iniziative promosse e finanziate dai vari governi nazionali
succedutisi in questi anni e dagli enti locali, preferendosi
spesso enfatizzare la vicenda della Resistenza senza tentare,
ad esempio, una seria analisi storica della sua reale
dimensione e del consenso effettivo riscontrato presso
l'opinione pubblica. Si sono sempre ricordati giustamente i
massacri ad opera dei nazifascisti, ma nulla è stato detto
sulle pagine oscure della Resistenza e sulle motivazioni di
quei partigiani che combatterono una dittatura non certo per
ripristinare la libertà, ma per instaurarne una di segno
opposto ed altrettanto, se non di più, brutale come quella
comunista.
In questo senso si è preferito collegare la nascita della
Repubblica all'antifascismo, mentre sarebbe stato opportuno e
doveroso fare riferimento all'antitolitarismo e ad ogni forma
di dittatura.
Il richiamo all'antifascismo ed alla Resistenza, in sé
giusto se riferito ad ogni forma di totalitarismo, è servito,
in questi anni, a certe forze della sinistra per mascherare la
loro natura antidemocratica e legittimarle di fronte
all'opinione pubblica, nonché per attenuare la pesante
responsabilità che esse ebbero nel creare, in molte zone
d'Italia e soprattutto in Emilia-Romagna, un clima da guerra
civile e nel contrastare violentemente le scelte sulle quali
oggi si riconosce l'intero popolo italiano.
Si tratta ora di cogliere questa tensione della società;
di governarla e di soddisfarla evitando strumentalizzazioni,
polemiche faziose, accuse indiscriminate ed assoluzioni
altrettanto indiscriminate.
Spente le passioni di quel periodo, placatasi forse
l'acerbità dei lutti, maturate le condizioni per una indagine
seria ed obiettiva sul piano storico e politico, sembra
doveroso promuovere una ricerca ad ampio raggio su questi
temi.
Non si intendono rialzare vecchi steccati, né risvegliare
divisioni o dolori. Si mira invece a comporre tutto alla luce
della verità: perché solo nella verità sarà possibile chiudere
definitivamente le pendenze che per cinquant'anni sono rimaste
aperte.
Da diverso tempo e da molte parti pervengono richieste per
un'iniziativa al riguardo. La chiedono la famiglie colpite da
fatti di sangue. La chiedono le associazioni della
Resistenza.
La chiedono le nuove generazioni, che rifiutano tanto le
mitizzazioni che le demonizzazioni. La chiedono, infine, le
nostre coscienze.
Per questo si propone il presente progetto di legge che,
fuori e contro ogni strumentalizzazione per ogni partito
preso, tende a ricercare ed a scoprire - per quanto ancora
possibile - la verità sui fatti del dopoguerra e, sulla base
della verità, riabilitare gli uccisi incolpevoli, riconoscere
dignità a tutti i morti, consentire a tutti gli stessi
colpevoli - ormai esenti da rischi di punizione - di
riacquistare la libertà interiore e la pace che derivano dal
riconoscimento delle proprie responsabilità; ed insieme tende
a ricostruire ed a documentare, sempre con intenti di verità
storica, la situazione, la lotta politica e le tensioni
sociali degli anni dell'immediato dopoguerra.
La proposta di legge verte sulla promozione e sul sostegno
di un programma di studi, da affidare ad una commissione di
studio qualificata, capace di coinvolgere tutte le componenti
sociali e culturali interessate alla questione.
L'articolo 1 istituisce una commissione di studio avente
il compito di effettuare un programma di studi e di ricerche
del quale sono elencate le finalità, in conformità alle
ragioni profonde esposte.
L'articolo 2 disciplina la composizione, l'elezione ed il
funzionamento della commissione di studio.
L'articolo 3, indica senza pretese di esaustività, e
quindi senza limitare l'autonomia e l'iniziativa della
commissione di studio, alcune possibili linee di azione e di
ricerca.
L'articolo 4 regola le procedure di esame, di approvazione
e di verifica, da parte della Presidenza del Consiglio dei
ministri, del programma e dei progetti di ricerca elaborati
dalla commissione di studio.
L'articolo 5 disciplina gli aspetti finanziari derivanti
dall'attuazione della legge.