XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2646
Onorevoli Colleghi! - Nel settembre del 1943 i tedeschi
deportarono, nei territori del Terzo Reich, come "preda
bellica", circa 700 mila militari italiani fedeli al proprio
esercito, al fine di disarmare le Forze armate italiane, fino
all'8 settembre alleate della Germania a tutti gli effetti,
nonché per impedirne un loro presumibile reimpiego contro il
Terzo Reich e poter procedere con maggiore sicurezza
all'occupazione militare del territorio italiano e dei
territori europei già occupati dagli italiani, imponendovi
l'autorità germanica.
Dopo il trasferimento forzato, Hitler non li riconobbe
come prigionieri di guerra (KGF), ma li volle classificare
come internati militari italiani (IMI), classificazione
impropria in questo contesto perché secondo il diritto
internazionale è infatti da considerare internato il militare
di una potenza belligerante che entra nel territorio di una
potenza non belligerante. In questo modo si è voluto sottrarre
questi internati al controllo e all'assistenza del Comitato
internazionale della Croce rossa e privarli delle garanzie
previste dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di
guerra del 1929. Alla brutale deportazione fecero seguito
venti mesi di inaudite violenze fisiche e morali. I
prigionieri subirono la fame, le malattie, i lavori forzati,
dissimulati dall'ipocrita etichetta del "lavoro civile
volontario-obbligato". Il regime hitleriano, aggirando
completamente l'osservanza delle norme dei trattati
internazionali, privò i militari dello status di
prigionieri di guerra, e li rese, nei fatti, suoi "schiavi".
Adesso la nuova Germania, a distanza di più di cinquant'anni,
con una legge dell'agosto del 2000, ha istituito una
Fondazione, "Memoria, responsabilità e futuro", che predispone
un programma di indennizzi a favore dei cittadini di quei
Paesi che, durante il regime nazista, sono stati deportati nei
lager posti sul territorio tedesco od occupato da Forze
armate germaniche. Con tale legge la Repubblica federale di
Germania intende saldare il debito contratto dalla Germania
nazista, nei confronti di tutti coloro che aveva espropriato
dei propri diritti.
La legge in questione, istitutiva di una forma di
indennizzo, esclude però dal godimento del beneficio i
prigionieri di guerra, in quanto la citata Convenzione di
Ginevra a cui sono soggetti riconosce alla potenza detentrice
la facoltà di far lavorare i prigionieri, salvo che in
attività connesse alla produzione bellica. Con un'operazione
che si può abbastanza facilmente definire "funambolica", la
Germania dà e allo stesso tempo toglie: Hitler aveva infatti
privato i prigionieri di guerra della loro dignità di
militari, non classificandoli come prigionieri di guerra ma
come IMI, ed ora la Germania, con un lodo di parte, li
considera prigionieri di guerra privandoli, nei fatti della
possibilità di usufruire del beneficio istituito come
riconoscimento dell'ingiustizia subita.
Con la presente proposta di legge si intende dunque,
finalmente, fare in modo di offrire un vero riconoscimento al
sacrificio dei cittadini italiani, militari e civili,
deportati ed internati e costretti al lavoro forzato nei
lager nazisti e nei territori del Terzo Reich. Il
provvedimento, tra le altre cose, prevede la concessione di un
indennizzo simbolico (articolo 1, comma 3) e l'istituzione di
un Fondo presso il Ministero della difesa (articolo 2).