XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2597
Onorevoli Deputati! - La presente proposta di legge
scaturisce dall'esigenza acclarata di dare una soluzione
concreta e realistica a problemi strettamente connessi ed
ampiamente conosciuti ma, fino ad oggi, non affrontati dal
legislatore: l'emersione dei lavoratori stranieri impiegati in
molteplici attività (nell'industria, nell'agricoltura, nei
servizi, presso le famiglie) non in regola con le norme sul
soggiorno e sull'impiego, la messa in regola degli
imprenditori e delle famiglie che hanno in essere, di fatto,
rapporti di lavoro dipendente con lavoratori non comunitari,
la concessione di un permesso di soggiorno per lavoro a quanti
prestano la loro opera nei diversi ambiti.
Tale situazione, com'è noto, si è generata, nel nostro
come in altri Paesi a maggiore sviluppo economico, in
conseguenza delle molteplici cause che danno origine al
complesso fenomeno delle migrazioni (guerra, sottosviluppo,
oppressioni politiche e religiose, ricerca di un futuro
migliore, eccetera). Nonostante le leggi opportunamente varate
in Italia ed in altri Paesi per governare questo fenomeno,
nonostante i severi controlli posti in essere in forme diverse
dalle varie nazioni per impedire l'ingresso clandestino, è
opinione comune che una quota variabile di ingressi e di
soggiorni di immigrati non comunitari, extra flussi
controllati, sia fisiologica e ciclica.
Infatti, anche in Italia, pur in presenza di precise e
rigorose norme stabilite dal testo unico di cui al decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si stima che alcune decine
di migliaia di persone vivano e lavorino senza che la loro
presenza sia stata adeguatamente regolarizzata.
La dinamica è nota. Una volta giunti nel territorio
nazionale, buona parte degli immigrati sprovvisti di permesso
di soggiorno accedono, comunque, ad un rapporto con datori di
lavoro che abbisognano di manodopera, specialmente in settori
nei quali è più scarsa, se non nulla, l'offerta da parte di
lavoratori italiani. In molti casi s'instaura un rapporto di
fiducia tra datori di lavoro e lavoratori tale da dare luogo
ad un rapporto di lavoro non formalizzato, ma duraturo e con
reciproci benefìci, su cui grava, tuttavia, la permanente
condizione di illegalità per entrambe le parti. Questa
situazione, peraltro, si riproduce successivamente anche nel
rapporto tra il lavoratore clandestino ed il proprietario che
accetta di affittare locali.
Vi è, però, anche una seconda dinamica, consistente in
termini quantitativi ed assai meno nota. Si tratta di quei
lavoratori stranieri che pur disponendo inizialmente di un
regolare permesso di soggiorno, in un secondo momento ed a
causa specialmente dell'interruzione del primo rapporto di
lavoro oppure delle tante difficoltà burocratiche frapposte al
rinnovo del permesso di soggiorno, si ritrovano nella non
voluta condizione di irregolarità.
Occorre poi rilevare che nella quasi generalità dei casi i
lavoratori immigrati non comunitari, ancorché non regolari,
che riescono ad avere un rapporto di lavoro ed a percepire un
adeguato salario non danno luogo ad eventi criminosi, giacché
hanno raggiunto, intanto e seppure in forme tali da non
fornire mai una necessaria tranquillità, lo scopo principale
della loro migrazione, vale a dire un lavoro per garantire a
se stessi ed ai propri congiunti un futuro migliore.
Si ritiene che la risposta più adeguata a tale situazione
sia quella di farla emergere per ricondurla a regolarità
attraverso la legge.
La messa in regola della posizione di svariati individui
permetterebbe, da un lato, ai datori di lavoro di avvalersi in
modo trasparente di manodopera indispensabile alle loro
attività, senza ingigantire fenomeni di scorretta concorrenza
- favorendo quegli imprenditori che intendono instaurare un
rapporto corretto, giusto e legale - dall'altro, ai
lavoratori, di uscire da una sofferta condizione di
"invisibilità" che si ripercuote su tutti momenti della loro
vita.
Inoltre, l'emersione dalla clandestinità è la condizione
essenziale per il perseguimento di validi livelli
d'integrazione tra cittadini italiani e stranieri, obiettivo
sancito dal citato testo unico in materia di immigrazione, di
cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e
restringerebbe al massimo fenomeni di micro-delinquenza,
permettendo alle Forze dell'ordine di perseguirli più
efficacemente. In conclusione, offrirebbe condizioni di
maggiore serenità e sicurezza tanto all'opinione pubblica
nazionale quanto ai cittadini immigrati.
Si ritiene comunque, e per contro, che sia urgente
intervenire nel senso di allontanare dal nostro Paese, con
forme più incisive di espulsione, gli stranieri che si siano
resi responsabili di delitti puniti con la pena della
reclusione, anche attraverso l'immediata revoca del permesso
di soggiorno rilasciato loro.
Da queste motivazioni è scaturita la proposta di legge che
si compone di sei articoli volti a introdurre modifiche al
testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di
cui al citato decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.