XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2586
Onorevoli Colleghi! - Il 20 settembre del 1943 Adolf
Hitler non riconobbe come prigionieri di guerra 650.000
militari italiani catturati e deportati in territorio tedesco,
con il pretesto che il Regno d'Italia non era in guerra con il
Terzo Reich (lo stato di belligeranza fu dichiarato dal
governo italiano solo il 13 ottobre 1943), e con il fine di
poterli utilizzare nei campi di lavoro in condizioni di
schiavitù.
Dalla Germania nazista essi furono infatti classificati
internati militari italiani, categoria ignorata dalla
Convenzione di Ginevra del 1929 sui prigionieri di guerra.
Seguirono a ciò venti mesi di violenze fisiche e morali,
di fame, di malattie. Oltre 50.000 italiani persero la vita
nei lager. I sopravvissuti furono ipocritamente
etichettati dalla Germania nazista come "lavoratori civili
volontari/obbligati".
In seguito la Repubblica federale tedesca decise di
riconoscere un indennizzo agli "schiavi di Hitler", a coloro
cioè che nel corso della Seconda guerra mondiale si trovarono
esattamente nelle condizioni dei nostri connazionali internati
e costretti in schiavitù.
Secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le
migrazioni (OIM), che si occupa in ambito ONU del problema, in
Italia furono presentate 80.000 domande di indennizzo.
Nell'agosto 2001 la Repubblica federale tedesca cambiò
opinione e riconobbe a posteriori i militari italiani
internati (IMI) come "prigionieri di guerra", come cioè se
essi fossero stati nutriti ed assistiti dalla Croce Rossa,
curati e non obbligati a lavorare, così come prevede la
Convenzione di Ginevra.
Gli 80.000 italiani che presentarono domanda restano così
esclusi dal novero di coloro che ricevono l'indennizzo dallo
stato tedesco.
Non si può fare a meno di sottolineare che l'invito alla
presentazione della domanda di indennizzo a tutti coloro che
erano stati costretti al lavoro forzato ha suscitato in decine
di migliaia di italiani già innanzi con gli anni delle
aspettative. Aspettative strettamente legate non tanto alla
somma materiale che si sarebbe potuta ottenere, essendo
sensazione comune che si dovesse trattare di un riconoscimento
simbolico, quanto alla percezione che questo riconoscimento
avrebbe di fatto certificato la partecipazione ufficiale alla
loro sofferenza e l'assegnazione di un particolare significato
ad un momento particolarmente doloroso della loro vita.
La Repubblica italiana non può ignorare questi sentimenti
di attesa fiduciosa di tanti suoi anziani cittadini.
Per questo motivo la seguente proposta di legge ha
l'obiettivo di:
a) assegnare un riconoscimento morale ai militari
italiani internati ormai defunti con la consegna ai loro
familiari di una medaglia alla memoria;
b) riconoscere un indennizzo economico, seppur
simbolico, agli ex IMI viventi al 15 febbraio 1999, unitamente
ad un attestato che comprovi la loro appartenenza agli IMI;
c) istituire una giornata commemorativa,
identificata nel giorno del 20 settembre 2003, in occasione
del cinquantenario del giorno in cui Hitler non riconobbe ai
militari italiani lo status di prigionieri di guerra,
rendendoli pertanto schiavi del Terzo Reich.
La Repubblica italiana, con l'approvazione di questa
proposta di legge, renderebbe finalmente giustizia a quei suoi
figli che, in un momento tragico per tutta l'umanità, furono
vittime di ulteriori abusi e violenze, solamente perché
avevano un'unica "colpa": quella di servire la propria
Patria.